Sono stanca. Da queste parti s'affoga dall'afa. In ufficio, poi, ho un mucchio di cose da fare e stasera, tanto per cambiare, finirò ad un orario indecente. Perciò approfitto di questa pausa pranzo - del genere che preferisco, ovvero: "blog & beautiful" - per rilassarmi un attimo e ritornare, con la mia fantasia contaminata e recidiva, nel passato remoto per raccontare la storia che segue.
Negli anni Ottanta Guido Angeli promuoveva il Mobilificio Aiazzone. Impossibile non ricordarsi il suo provare... per credere!
E altrettanto difficile da dimenticare è la canzone dello spot del 1986 (che è si può scaricare da qui) cantata da Guido Angeli affiancato da un coro di bambini:
Vieni vieni vieni da Aiazzone
quanti mobili troverai
Vieni vieni vieni da Aiazzone
ed a casa tua li avrai
Vieni vieni vieni da Aiazzone
vieni e non ti pentirai, vieni in bici o in carrozzella ma vieni a Biella, ma vieni a Biella
vieni in auto o in torpedone perché Aiazzone ti piacerà, perché Aiazzone ti piacerà
Aiazzone è la scelta più Biella del mondo
Ma Aiazzone aveva un grande concorrente: SemeraroArredamenti le cui televendite erano presentate da Walter Carbone su Rete A.
Anche Semeraro aveva il suo spot a cartoni animati (scaricabile da qui) con la sua canzone cantata da una voce femminile:
Se Se Se Semararo cos'è
Se Se Se Semararo per te
È nel grande firmemento
Semeraro arredamento
Se Se Se Semararo cos'è
Se Se Se Semararo per te
Semeraro una gran festa
Semeraro punto e basta
Semeraro, l'arreda mondi.
Grazie a Spot80 dove ho trovato le informazioni che ho riportato. Attenzione: Spot80 può creare dipendenza. Assumere con cautela.
Modestamente credo di essere abbastanza esperta di iniziative "cazzone" su internet.
Per citare solo le prime che mi vengono in mente, così su due piedi, ricordo con orgoglio che sono una reverenda dell'Universal Life Church e perciò posso celebrare matrimoni veri in alcuni stati USA, con tanto di attestato bollato che lo prova.
Inoltre, in questo momento, il mio nome sta viaggiando nello spazio siderale alla volta di Plutone, perché ho aderito alla New Horizon Mission e anche in questo caso c'è un certificato ufficiale rilasciato da nientepopò di meno che dalla NASA in persona che lo prova.
Poi, tanto per non farmi mancare nulla, ho partecipato a miss blog, ma ho mollato quasi subito perché non reggevo la tensione della gara. E ancora ho esposto il mio frigorifero al mitico Frigidaire Contest, così come il contenuto della mia borsetta (però non riesco più a ritrovare il link).
Insomma tutta questa lunga premessa perché, con mio enorme rammarico, devo comunicare di essermi dimenticata del World Jump Day . Così rimarrò per sempre con il rimorso di non avervi preso parte, saltellando per due minuti, allo scopo di contribuire a spostare l'asse di rotazione terrestre, per non so quale motivo. E pensare che mi ero iscritta all'iniziativa mesi fa per non farmi cogliere impreparata e per poi poter dire: «io c'ero!»
Tristezza infinita, mitigata solo dal fatto che oggi, dopo tanto, ho potuto vedere Beautiful. Ed è già qualcosa...
Ho ricevuto un regalo insapettato e molto gradito: due cassette di musica.
Sto parlando di questi cosi col nastro magnetico che si usavano fino a qualche anno fa per sentire la musica (in caso qualche giovane passasse di qui, ndr).
Ho constatato, tutta soddisfatta, che in quest'epoca di mp3 scaricati e masterizzati o appoggiati sulla chiavetta usb che poi li metti dove ti pare, delle cassette di musica sono davvero un bel regalo.
Le ho ascoltate a casa, con il mio primo (e fino ad ora unico), impianto stereo degli anni Ottanta. Che belli tutti quei fruscii e il dover girare la cassetta ogni venti minuti...
Sul mio impianto stereo d'annata c'è una doppia piastra con cui, in epoche remote, ho registrato centinaia di mix in cassetta arricchiti con dei bellissimi fotomontaggi a collage come copertine. Quasi tutte le mie produzioni artistico/musicali le regalavo ad amici ed amori lontani e su tutte vergavo dediche ispirate e terrificanti.
Tuttavia ne conservo ancora qualcuna che non cessa mai di stupirmi: la mia preferita s'intitola Tonno e Fagioli e contiene pezzi dei Dire Straits e di Bruce Springsteen. La copertina è formata dalla foto ritagliata da una una rivista di un'insalata di tonno e fagioli, su cui ho incollato con bioccoli di coccoina alcune piccole foto del Boss e di Mark Knopfler che suonano le chitarre. Una roba di cui mi vergogno tantissimo ma, chissà perché, che non riesco a buttare via...
Insomma questo ritorno alla tecnologia della mia gioventù mi è piaciuto un monte, specialmente perché ho appena mandato una mail al mio "spacciatore ufficiale di mp3" chiedendogli di scaricarmi i pezzi che mi sono piaciuti di più, perché le cassette sono sì romantiche, ma anche di uno scomodo...
- dai, dimmi: una hohahola hon la hannuccia horta e holorata, dai"
- ...
- dai, dimmi: una hohahola hon la hannuccia horta e holorata, e dai! come lo dite 'voi toscani'...
- ... semmai 'noi fiorentini'... te lo dico solo se te prima mi dici: cazzo, culo, figa, pistola, con quella cadenza da pirla che avete 'voi di Milano'...
- ...
- allora?
- figa, ma stai scherzando?
- no, perché?
- non capisco mai quando scherzi, tu. Comunque sei sempre la solita terrona di merda...
<riflessione della pausa pranzo> In questo periodo della mia vita svolgo esclusivamente due attività: lavorare un monte e andare ad un casino di matrimoni. Ho un'urgente ed improcrastinabile necessità di spazi piacevoli e tutti miei. </riflessione della pausa pranzo>
Giada è una mia amica d'infanzia che vedo di rado, ma ogni tanto mi tocca perché i nostri genitori sono amici e si frequentano regolarmente. Giada è benestante e fascistella anche se vota a sinistra.
Giada è attentissima alle marche dei vestiti, per esempio. Fino a pochi anni fa, quando il lavoro m'imponeva di andare vestita un po' meglio di quanto non faccia adesso Giada era particolarmente invidiosa e guardava con astio scientifico i miei abiti e i miei accessori, attendendo il momento opportuno per fare una battuta acida, possibilmente di fronte a terzi e facendo delle straordinarie figure cacine che sono ancora ben presenti, sotto forma di tormentoni inossidabili, nella memoria collettiva degli amici comuni.
Quando la mia vita professionale è precipitata cambiata lei ha smesso di sentirsi in competizione si è sentita molto più mia amica (adesso mi guardo bene dal dirle che le cose nel mio lavoro stanno tornando a posto, non abbia a portar male, ndr).
Per farla breve: Giada si sta per sposare con un tizio di cui non è più innamorata da anni. Giada mi ha consegnato la partecipazione all'ultimo momento. Giada non ha invitato nessuno dei nostri amici comuni, solo me:
«Opperché Giadina t'hai invitato solo me?» le ho chiesto l'altra sera mentre, provate dal caldo, c'eravamo fermate in gelateria a refrigerarci nel miglior modo possibile...
«Sai», mi ha risposto acidula, «ho chiuso i rapporti con tutti gli altri, la vita va avanti, ognuno ha preso la su' strada...».
«Giust'appunto», le ho detto tra il serio e il faceto, «potevi fare a meno d'invitare anche me, un me la sarei mica presa a male.»
«Mah i tuoi e i miei sono amici e hanno insistito tanto...» ha ribattuto la Giada, per una volta sincera e per nulla offesa dalle mie parole.
Ecco. Mi toccherà di andare a questo matrimonio di cui non mi frega nulla, né a me né alla sposa, per via dei nostri genitori. Mi pare una violenza. A quest'età, poi.
Gabriele è uno studente che mi aveva contattata lo scorso settembre, dopo aver letto - se non sbaglio - questo post dove parlavo di Cronaca Vera. Stava, infatti, scrivendo la sua tesi di laurea proprio su Cronaca Vera ed era in cerca di informazioni. Rispose gentilmente ad alcune domande che non potei fare a meno di porgli sull'argomento per me molto interessante, non c'è bisogno che lo dica... Poi gli mandai il pdf di Andy Warhol era un coatto, opera meravigliosa di Tommaso Labranca che un paio d'anni fa pubblicò suo sito, liberamente scaricabile da tutti (della serie: non solo Wu Ming).
Adesso Gabriele s'è laureato e "brandelli" della sua tesi di laurea: Estetica popolare e giornalismo: indagine sul pubblico e sulla storia di Cronaca Vera, sono pubblicati su Carmilla (con un'intervista a T-La) e sul sito di Giuseppe Genna (con un'intervista a GiuGenna stesso), rispettivamente il saggista e lo scrittore italiani contemporanei (e più o meno coetanei!) che in questo momento amo di più. Bello, vero?
Inoltre Gabriele mi ha mandato una copia della sua tesi che leggerò presto e volentieri. Congratulazioni e grazie mille, è stato un pensiero veramente carino e l'ho apprezzato un sacco.
Poi c'è Lia che è tornata in Egitto e il suo post del ritorno mi ha commossa. Non emozionata, no, proprio commossa. E come ha messo piede in terra egiziana è tornata subito in splendida forma (in senso "blogghistico"), come ai vecchi tempi!
Infine un grazie ad Antonio che ha scritto questo post molto bellino su di me, che mi ha ringalluzzita tutta e ora mi sento anche parecchio interessante.
Ieri sera, mentre pedalavo contenta verso casa, cercando di schivare i cocci di vetro e le pisciate post birra che ricoprivano in modo pressoché uniforme strade e marciapiedi, mi sono messa a ripensare alla finale del campionato mondiale di calcio dell'ottantadue, di cui conservo pochi ricordi, ma piuttosto precisi. Faceva molto caldo e mi trovavo in campagna, a casa dello zio, per vedere tutti insieme la partita. Mi ricordo che la mamma, la zia, la nonna più altre donne del vicinato erano alla tele della cucina, preferendo di gran lunga stemperare la solennità dell'evento con l'immancabile ciana libera. Gli uomini, invece, tutti in salotto davanti alla tele più grande davano luogo ad una fantasia di: canottiere, ciabatte di gomma, puzzo di piedi e di sudore, buzze alcoliche e bicchieri del servito buono colmi di vino, vinsanto e birra. Noi bambini si giocava nel giardino di casa, incuranti dell'evento sportivo in atto. Lo zio si affacciò alla finestra e ci chiese di annaffiare le piante. Una goduria giocare col tubo dell'acqua senza che gli adulti ce la menassero con storie terrorizzanti di congestioni e raffreddori letali, come quella su un fottìo di bambini morti tra atroci sofferenze solo perché erano volati un paio di gavettoni... insomma, cose così. Ogni tanto sentivamo urla provenire dalle finestre aperte delle case circostanti, ma ce ne fregava il giusto e si continuava a correre sul prato e a schizzarci con l'acqua. Ad un certo punto uscirono tutti da casa con le bandiere tricolore, urlacchiando contenti. Ci caricarono quasi di peso sulle macchine e via nella strada principale (e anche l'unica) del paese a strombazzare con i clacson. C'era un mucchio di gente in giro. Ci saranno state una decina di auto e un paio di centinaia di persone. Numeri grossi per gli standard del paesello. Si percorreva tutto il corso, poi un'inversione a "u" ardita e ci si rituffava ancora nei duecento metri scarsi di corso clacsonando a più non posso. Mi garbò un monte aver giocato quanto mi pareva e piaceva con la canna dell'acqua e poi aver sventolato la bandiera dell'Italia dal tettuccio aperto della cinquecento blu della zia. Bei ricordi.
C'ho un "pungolo" e son tre o quattro giorni, forse più, che non trovo pace. Appena ho un attimo accendo la tele e faccio uno zapping febbrile tra i canali dal 9 in là. Ma nulla. Svanito. Desaparecido. Comincio a sospettare di essermi immaginata tutto. Un po' è anche colpa di Giuseppe Genna che ne parla con trasporto e ammirazione nel Dies Irae e che ha risvegliato in me lontani ricordi... Per farla breve: l'altro giorno, lunedì mi pare, mentre stavo spengendo la tele per andare di corsa ad un appuntamento di lavoro, l'ho beccato per puro caso e sono rimasta di sasso, mentre un brivido di terrore/piacere mi scorreva lungo la schiena: Sergio Baracco è tornato in televisione, ecco. Pardon: Sevgio Bavacco è ritornato in video. Chi non sa di chi sto parlando clicchi qui e abbandoni questo bloggo immediatamente. Insomma l'altro giorno Sergio Baracco era in una tivvù locale e vendeva i fantastici gioielli di Valenza. Con soltanto un centinaio di euri proponeva una sgrappolata da mezzo chilo di catenelle dorate e un tot di pietre preziose tra cui l'ormai mitico rubino sangue di piccione: «Signovi: 'ubino sangve di piccione, valove commevciale 1500 euvo ma pe' voi solo 12 euvo. Incvredibile, signovi!» Cavolo, maremma santa erano anni che non lo vedevo in tivvù e pensavo che gli fosse toccata una sorte analoga a quella della Vanna Marchi o di Giorgio Mendella. Ecco anche adesso sono qui che cerco il canale giusto, sperando di ritrovarlo e che non sparisca nel nulla come tempo fa hanno fatto la Dott.ssa Lotto e Morgana*. Insomma, tutto qui.
Anzi no, c'è un'altra cosa degna di nota che mi riguarda (almeno nel mio piccolo universo claustrofobico e conformista, ndr): mi sono appassionata al calcio. I mondiali hanno colpito anche me che da vera snob pensavo di essere refrattaria e immune a tutta la faccenda. Ho sentito molto specialmente l'ultima partita, contro la Germania. I commenti stronzetti sugli italiani che ha fatto la stampa tedesca hanno contribuito in modo non indifferrente a pompare il mio campanilismo: e basta con questa pizza e mandolino, brutti monotoni Kartoffeln fresser (o comunque si scriva). In Italia ci sono tante altre cose da sfottere, tipo la bistecca alla fiorentina e il caciucco alla livornese, per esempio. Vabbè, ormai tutta questa faccenda è già storia e, come buona parte degli italiani, aspetto domenica sera. Mi sono talmente appassionata a questa cosa che posso addirittura citare quattro o cinque nomi di giocatori della nazionale a memoria, escluso Totti naturalmente, che non conta perché lo conoscevo già da prima in tutte le sue versioni:Totti-commercial: "laif is nao", Totti-leader: "che ce frega noi c'abbiamo totti go'", Totti-sport consulting: "glié fo er cucchiaio", Totti-pop vip: "a' ilari" e Totti-Cenerentola: "lo scarpino di totti". Così attendo la finalissima di domenica contro la Francia con trepidazione. Ho anche ribaltato la casa in cerca di una bandiera tricolore che ero sicura di avere da qualche parte, però mi sa che sia un altro oggetto del mio passato che devo aggiungere ad una certa lista... Comunque se non dovessi trovarla appenderò alla finestra la bandiera bianca col giglio rosso di Firenze, che fa la sua porca figura in ogni occasione. E pensare che prima della partita contro il Ghana non mi ero mai interessata al calcio. E invece ora mi trovo a tifare, urlante e spesso e volentieri alticcia, per Gattuso & c. Ganzissimo e liberatorio.