venerdì, 09 febbraio 2007
Senza far nomi, riflessioni del dopolavoro
Succede che una aspetti per anni di trovare il lavoro che desidera e, soprattutto, nell'ambiente e alle condizioni che merita. Succede che dopo mille tentativi, delusioni, vicissitudini e problemi, una si adatti a fare qualcos'altro che non le piace, che non c'entra nulla con quello che ha studiato e ancora meno con quello che sa fare. Succede a molti, fa parte della vita e non c'è nulla di cui stupirsi.Succede che una si convinca che la sua vita professionale è un po' di cacca però, in confronto alla disoccupazione che c'è in giro e che ha sperimentato per diverso tempo, è inutile lamentarsi ma andare avanti, ché siamo più o meno tutti sulla stessa barca e se son rose fioriranno, trallallero trallallà...
Succede che una vada davvero avanti: prenda un nuovo ritmo di vita, nuovi orari, nuovi compiti, nuove menate, ecc. e che si adatti alla meno peggio ad una vita professionale che non ha scelto, che non le piace ma che poteva essere molto peggio. Si chiama fare buon viso a cattivo gioco e, prima o poi, tocca a tutti.
Succede che all'improvviso il lavoro ad hoc, esattamente quello che la tipa in questione sa, desidera e vuole fare, si presenti come l'amore quello vero: quando meno ci s'aspetta e manco a dirlo nel momento meno opportuno.
Sì, proprio senza cercare nulla, senza scomodare nessuno, senza inviare una riga di curriculum. Bello, lusinghiero, gratificante, appagante, meritato e... pericolosissimo. Succede, infatti, che prima di lasciare il primo lavoro una, dopo così tanto tempo di disoccupazione, precariato e lavoretti frù frù, si faccia degli scrupoli e cerchi di portare avanti la doppia attività in attesa di chiarirsi perbene le idee, perché è sufficientemente scafata e cinica per capire che non è tutt'oro quel che luccica e che le cose ci mettono un attimo a cambiare e convertirsi in delusioni e nulla di fatto.
Succede che, dopo mesi e mesi di un doppio lavoro estenuante e totalizzante, una sia ancora con i piedi in due staffe su cui, nel frattempo, ha imparato a stare ben salda e disinvolta.
Succede che una non abbia nemmeno il tempo di andare dal dentista, perché è troppo impegnata a destreggiarsi tra le due attività. Succede che una si senta pure in colpa quando pensa a tutta la disoccupazione che c'è in giro.
Succede che una cominci a stancarsi di questo gioco-forza che le ruba energie che sarebbe molto meglio che impiegasse per altri scopi, uno tra tutti: ricostruirsi una vita sociale ché quella attuale è piuttosto disastrata e stantia.
Succede che una, lavoro o non lavoro, abbia voglia di mandare tutti affanculo e scappare il più lontano possibile. Un sano desiderio di fuga...
Di gattasorniona in punti di vista, situazioni alle: 18:58 | plink | commenti (9)
Commenti


My flick
My FeedBurner 
My Del.icio.us
My TumblrBlog
My Technorati
My FriendFeed
