lunedì, 20 febbraio 2006
Pigro diario del fine settimana: pettegolezzi, giardinaggio farmacologico e pessime letture...
Ieri pomeriggio sono stata a trovare una mia amica che si chiama Anna. Abita in un appartamento pieno di luce, all'ultimo piano di un bel palazzo in una zona tranquilla e ricca di verde di Firenze. Tutto il contrario di Novoli, il quartiere dove abito io.Mentre l'aiutavo a spostare le piante grasse per metterle nella zona della casa più illuminata dal sole, abbiamo, o meglio, l'Anna mi ha parlato del mio ex di cui era molto amica. Io non ne ero al corrente, ma un annetto fa hanno litigato: lei non lo sopportava più.
Così ho saputo alcune cose su di lui che avrei preferito non sapere. Non è bello quando gli amici ti dicono che sei stata insieme ad un coglione, perché sono convinta che ci sia un alto grado di osmosi nei rapporti di coppia (e nei rapporti umani in genere). Insomma, son cose che non fanno piacere e comunque mi è dispiaciuto molto del loro litigio, perché l'Anna era forse l'unica persona che poteva svelarmi perché l'ex fidanzato abbia smesso di salutarmi quando c'incontriamo*. Vabbè, a questo punto me ne farò una ragione.
Poi la conversazione è ritornata sulle piante grasse che la mia amica, spesso e volentieri, uccide affogandole nell'acqua. Ma non lo fa apposta. Infatti non sa dosare le innaffiature ed esagera sempre:
- Chissà perché è diventata marrone ed è morta...
- Annina, son piante grasse, bevono poco, poverine, lasciale in pace...
A quel punto, per ridare una botta di vita a quella flora involontariamente ma pesantemente molestata e pure provata dal freddo dei mesi invernali, mi è venuta un'idea diabolica che la mia amica ha subito accettato con entusiasmo.
Abbiamo preso sei aspirine, le abbiamo schiacciate, riducendole in polvere e ne abbiamo messo un pizzico nella terra di ogni vaso. Pare che l'aspirina faccia bene alle piante. Entrambe sapevamo questa cosa, ma ci è stato impossibile risalirne alla fonte. Son quelle leggende urbane che si perdono nella notte dei tempi e che contengono un fondo di verità. Almeno lo spero, per la salute di quelle povere piantine.
Poi, dopo la cura farmacologica, abbiamo passato un'oretta buona a studiare punti di luce, traiettoria del disco solare nell'arco della giornata e, infine, abbiamo disposto nell'appartamento una quindicina di vasi contenenti cactus di varia dimensione e tipologia.
Dopodiché, entrambe soddisfatte di aver trovato la disposizione ottimale per ogni vaso, ci siamo fatte un caffè e ci siamo messe sul divano giusto in tempo per vedere gli ultimi deboli raggi di sole della giornata che battevano proprio sulle piantine appena posizionate. Che bella la natura!
In questa situazione di calma e relax le ho raccontato che, ultimamente, sono più pigra del solito e non ho voglia né di fare sport né di leggere. Ecco. La faccenda dello sport non mi preoccupa più di tanto, di solito in questo periodo dell'anno è sempre così e mi limito ad andare in bicicletta, per poi ricominciare ad allenarmi da marzo quando la stagione migliora, anche se poi mi girano le scatole perché metto su altro peso e non va bene.
La non-voglia di leggere, invece, mi fa sentire in colpa, perché mi sto giocando gli ultimi neuroni rimasti, assumendo dosi massicce di televisione generalista* e basta.
Ne ho parlato con la mia amica che prontamente mi ha fatto un pistolotto sull'opportunità di "nutrire regolarmente la mente" o "trovare cibo per il cervello" (ho purtroppo dimenticato le parole che ha usato).
Ora, per la cronaca, l'Anna è la stessa persona che l'anno scorso mi regalò Mantienimi, il libro della Selvaggia Lucarelli*, per poi richiedermelo in prestito qualche giorno dopo e da allora non l'ho più visto e perciò ancora non l'ho letto tutto, ma tanto non ho fretta...
Insomma, per "nutrire il mio cervello" mi ha suggerito con entusiasmo:
- devi trovare un libro che ti prenda, di quelli che ti fanno rimanere folgorata e non vorresti mai che finissero. Anzi, ora che ci penso, te lo regalo io un "libro mitico". Ne ho due copie e una te la do volentieri.
- Davvero? Grazie! Cos'è?
E mi sono ritrovata nelle mani una copia sbertucciata e sabbiosa di Sex and the city di Bushnell Candace. Ora, premetto di non aver mai seguito il telefilm Sex and the city. Non per partito preso, ma semplicemente perché non mi è capitato. Perciò non ne so quasi nulla. Ma il libro da cui è stato tratto è terribile e pure illeggibile. E poi mi ha messo una tristezza addosso pazzesca. Mamma mia, ma come si fa? L'ho abbandonato ieri sera stessa, dopo un paio di decine di pagine scarse di lettura, con la volontà di buttarlo nella pattumiera. E vedo che lo stesso impulso l'hanno avuto anche altri lettori che hanno lasciato il loro commento su ibs.it. Ma forse il mio è solo un problema culturale. In effetti Novoli non è New York.
Di gattasorniona in letture, amici, weekend alle: 13:03 | plink | commenti (23)
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