Il precario equilibrio tra: la dieta, il panino alla porchetta e un sano desiderio di fuga... tutto questo pedalando per la mia città!
giovedì, 04 settembre 2008
Allora c'è questo mio amico carissimo di lunga data. Chiamamolo Ugo ché gli calza a pennello. Fin dalla metà degli anni Novanta, Ugo è un assiduo frequentatore delle chat su Internet. Quelle a scopo incontro
and trombo, tanto per essere chiari e non lasciare nulla al fraintendimento.
Qualche sera fa ci siamo ritrovati in una pizzeria del centro per due birre e due Napoli, come piace a noi. Tra le tante cose Ugo mi ha raccontato che attualmente riesce a gestire ben sedici identità differenti su internet. Sedici, cavolo. Schizofrenia 2.0. In questo marasma di persone immaginarie, ciascuno col suo carattere e le sue particolarità, alcuni col blog, altri con Myspace o con Facebook, ci sono pure diverse donne.
Ugo mi ha detto che ci sente un casino a fare le parte della donna e che gli viene proprio bene. In tanti anni nessuno l'ha mai sgamato. A quel punto è arrivata la Napoli profumatissima e mi sono dimenticata di chiedergli perché si spacci anche per donna e soprattutto a che gli serva far finta di essere 16 persone diverse in chat... forse lo fa per chattare tra sé e sé. Ma le mie sono solo squallide illazioni.
Tuttavia sono contenta di non frequentare le chat. E di avere
soltanto un alter ego virtuale e pure un po' 2.0.
martedì, 19 febbraio 2008
«È evidente che,dopo TheEconomist, Lost sia in declino assoluto verso l'oceano di cazzate in cui solo Beautiful può permettersi di galleggiare.»
mercoledì, 17 ottobre 2007
Una cosa che mi da un fastidio tremendo è il ricevere quelle email collettive dove il mio nome, cognome e indirizzo di posta elettronica si trovano insieme a decine di altri destinatari. Un buglione di dati personali, rastrellati dalla rubrica di outlook, e
ostensi a cani e porci (leggasi spammer).
Oggi ho avuto uno scambio di email con un'amica, anche lei giustamente infastidita da un orrido
ppt, inviatoci da un'amica comune in un messaggio collettivo senza aver avuto cura di nascondere gli indirizzi dei destinatari. Così il mio nome, cognome ed email sono finiti per l'ennesima volta in una lista, insieme a molti altri dati personali di sconosciuti e non, che sta andando in giro per la rete. Ma porca miseria.
Forse non tutti sanno che esiste il campo
ccn (o
bcc se si usa un client di posta in inglese) fatto apposta per inviare i messaggi di posta elettronica in
copia nascosta. In questo modo quando ci sono tanti destinatari nessuno può vedere gli indirizzi degli altri.
Mi spiego meglio con un esempio pratico. Mettiamo che ho il solito
ppt bruttissimo, pieno di foto sgranate di gattini in pose buffe o di consigli parafilosofici in comic sans sul prendere di petto la vita, e che desideri ardentemente condividerlo con tutti quelli che conosco.
Benissimo! Per prima cosa inoltro la mail, magari avendo cura di cancellare i testi passati che si accumulano di forward in forward, e scrivendoci tre parole carine del tipo : "cari amici vi inoltro questo simpatico messaggio, ciao gattasorniona". Poi ci metto gli indirizzi dei destinatari nel campo ccn (eventualmente nel campo A posso scriverci di nuovo il mio indirizzo). Infine lo invio. Tutto chiaro?
Così sarete l'amico/a che manda le cazzate e basta e non l'amico/a che, oltre a inviare cazzate, getta gli indirizzi email in rubrica in pasto agli spammer... mi sembra un grosso guadagno. santo cielo.
sabato, 24 febbraio 2007
Col passare del tempo, alcune amicizie si evolvono, spesso prendendo direzioni inaspettate e riescono così a durare e rigenerarsi. Molte altre, invece, muoiono di
morte naturale: entropia, incapacità di adattamento, trasferimenti, ecc., le ragioni possono essere molteplici e tutte valide.
Perciò rimango sempre perplessa quando mi capita di rivedere i vecchi amici, quelli con cui l'amicizia si è, per così dire, interrotta. Niente litigi né traumi, ma un semplice
allontanamento fisiologico e per certi versi salutare. Mi capita sempre più spesso, forse è colpa dell'età.
Con la mia migliore amica ho condiviso tanti anni della mia vita. Si parlava continuamente, per ore, fumando di nascosto come due tossiche all'ultimo stadio. Si condivideva tutto: sogni, speranze, progetti e soprattutto i giramenti di coglioni che così ci parevano meno gravi. Fino ai trent'anni e anche oltre, non prendevo una decisione senza sentire che ne pensasse. E viceversa.
Oggi non ci vediamo quasi più, ci sentiamo due, massimo tre volte all'anno e dopo un minuto, non sappiamo più che dirci. E siamo quasi imbarazzate dai silenzi che si creano durante quelle brevi telefonate. Mi pare così strano, non riesco a farci l'abitudine.
Quando finisce la telefonata, con un certo sollievo, ritorno alla mia quotidianità e scopro che ho più cose da dire e da condividere con qualcuno che conosco da pochissimo tempo e che sa pochissimo di me, piuttosto che con questa persona con cui ho trascorso una bella fetta della mia vita.
Mi da come un senso di vertigine rendermi conto che quella persona, un tempo così presente, adesso è solo un'ombra sbiadita che, insieme ad altre ex amicizie importanti, si colloca alla periferia della mia cerchia di conoscenze e le persone a me più vicine e importanti sono altre.
E sia chiaro: sto parlando solo di alcune amicizie. Con gli ex amori, per esempio, subentrano altre cose: gelosie, vecchi astii e cose rimaste in sospeso e pare più normale (spesso più salutare!) non trovare punti di contatto e andare oltre tagliando i ponti.
Con le amicizie, invece, mi sembra più difficile superare il distacco. Inutile cercare di forzare le cose e ostinarsi a mantenere o a ricostruire le vecchie dinamiche. Non funziona così. Se un'amicizia deve rinascere e tornare bella lo farà su altre basi che non siano la nostalgia di ritrovare il passato.
Può succedere, succede. Mi fa un effetto strano constatare che con una persona con cui si sono condivisi tanti anni della vita, non ci sia rimasto più nulla, se non i ricordi, di cui palare. Da la misura e la percezione del passare del tempo, dello scorrere della vita e dei cambiamenti che ci accadono continuamente e inesorabilmente. E meno male che le cose cambiano. Sennò che palle!
Perciò non capisco perché continuo a ricevere sms assillanti, per farmi partecipare a una cena/rimpatriata con della gente che non vedo da anni, di cui non mi frega nulla e con cui non ho più nulla da spartire. Che sia giunta l'ora di cambiare il numero di cellulare?
mercoledì, 13 dicembre 2006
Ho passato una serata loffia con un gruppo di cubani abbacchiati per il freddo e con una scimmia collettiva da mancanza di reality show da non credere, 'sti tossici. Abbiamo mangiato un piatto tipico cubano: una brodaglia di riso in bianco con fagioli neri. Una roba che a loro piace molto perché gli ricorda casa; è un po' come per noi magiare la pasta al burro, mi dicono sempre per spiegarmi il senso di quel piatto. Per me - che non ho radici cubane e non colgo il romanticismo né l'alchimia di quei sapori - è una brodaglia schifosetta e non mi perito di dirglielo ogni volta, anche se poi lo mangio sempre, facendo il bis e cercando di affogarlo il più possibile col vino; mangiavo bene anche alla mensa dell'università, figuriamoci se mi ferma la brodaglia cubana.
I miei amici cubani aspettano a gloria due cose: che crepi Fidel Castro (sperano così, dopo anni, di poter tornare a riabbracciare la loro famiglia e rivedere i luoghi dell'infanzia) e che ricominci il Grande Fratello. Abbiamo superato in scioltezza quell'impasse uggiosa, prendendo accordi solenni per una visione collettiva del GF di fronte al loro maxi schermo appena ricomincerà...
lunedì, 20 febbraio 2006
Ieri pomeriggio sono stata a trovare una mia amica che si chiama Anna. Abita in un appartamento pieno di luce, all'ultimo piano di un bel palazzo in una zona tranquilla e ricca di verde di Firenze. Tutto il contrario di Novoli, il quartiere dove abito io.
Mentre l'aiutavo a spostare le piante grasse per metterle nella zona della casa più illuminata dal sole, abbiamo, o meglio, l'Anna mi ha parlato del mio ex di cui era molto amica. Io non ne ero al corrente, ma un annetto fa hanno litigato: lei non lo sopportava più.
Così ho saputo alcune cose su di lui che avrei preferito non sapere. Non è bello quando gli amici ti dicono che sei stata insieme ad un coglione, perché sono convinta che ci sia un alto grado di osmosi nei rapporti di coppia (e nei rapporti umani in genere). Insomma, son cose che non fanno piacere e comunque mi è dispiaciuto molto del loro litigio, perché l'Anna era forse l'unica persona che poteva svelarmi perché l'ex fidanzato abbia smesso di salutarmi quando c'incontriamo
*. Vabbè, a questo punto me ne farò una ragione.
Poi la conversazione è ritornata sulle piante grasse che la mia amica, spesso e volentieri, uccide affogandole nell'acqua. Ma non lo fa apposta. Infatti non sa dosare le innaffiature ed esagera sempre:
- Chissà perché è diventata marrone ed è morta...
- Annina, son piante grasse, bevono poco, poverine, lasciale in pace...
A quel punto, per ridare una botta di vita a quella flora involontariamente ma pesantemente molestata e pure provata dal freddo dei mesi invernali, mi è venuta un'idea diabolica che la mia amica ha subito accettato con entusiasmo.
Abbiamo preso sei aspirine, le abbiamo schiacciate, riducendole in polvere e ne abbiamo messo un pizzico nella terra di ogni vaso. Pare che l'aspirina faccia bene alle piante. Entrambe sapevamo questa cosa, ma ci è stato impossibile risalirne alla fonte. Son quelle leggende urbane che si perdono nella notte dei tempi e che contengono un fondo di verità. Almeno lo spero, per la salute di quelle povere piantine.
Poi, dopo la cura farmacologica, abbiamo passato un'oretta buona a studiare punti di luce, traiettoria del disco solare nell'arco della giornata e, infine, abbiamo disposto nell'appartamento una quindicina di vasi contenenti cactus di varia dimensione e tipologia.
Dopodiché, entrambe soddisfatte di aver trovato la disposizione ottimale per ogni vaso, ci siamo fatte un caffè e ci siamo messe sul divano giusto in tempo per vedere gli ultimi deboli raggi di sole della giornata che battevano proprio sulle piantine appena posizionate. Che bella la natura!
In questa situazione di calma e relax le ho raccontato che, ultimamente, sono più pigra del solito e non ho voglia né di fare sport né di leggere. Ecco. La faccenda dello sport non mi preoccupa più di tanto, di solito in questo periodo dell'anno è sempre così e mi limito ad andare in bicicletta, per poi ricominciare ad allenarmi da marzo quando la stagione migliora, anche se poi mi girano le scatole perché metto su altro peso e non va bene.
La non-voglia di leggere, invece, mi fa sentire in colpa, perché mi sto giocando gli ultimi neuroni rimasti, assumendo dosi massicce di televisione generalista
* e basta.
Ne ho parlato con la mia amica che prontamente mi ha fatto un pistolotto sull'opportunità di "nutrire regolarmente la mente" o "trovare cibo per il cervello" (ho purtroppo dimenticato le parole che ha usato).
Ora, per la cronaca, l'Anna è la stessa persona che l'anno scorso mi regalò
Mantienimi, il libro della Selvaggia Lucarelli
*, per poi richiedermelo in prestito qualche giorno dopo e da allora non l'ho più visto e perciò ancora non l'ho letto tutto, ma tanto non ho fretta...
Insomma, per "nutrire il mio cervello" mi ha suggerito con entusiasmo:
- devi trovare un libro che ti prenda, di quelli che ti fanno rimanere folgorata e non vorresti mai che finissero. Anzi, ora che ci penso, te lo regalo io un "libro mitico". Ne ho due copie e una te la do volentieri.
- Davvero? Grazie! Cos'è?
E mi sono ritrovata nelle mani una copia sbertucciata e sabbiosa di
Sex and the city di Bushnell Candace. Ora, premetto di non aver mai seguito il telefilm
Sex and the city. Non per partito preso, ma semplicemente perché non mi è capitato. Perciò non ne so quasi nulla. Ma il libro da cui è stato tratto è terribile e pure illeggibile. E poi mi ha messo una tristezza addosso pazzesca. Mamma mia, ma come si fa? L'ho abbandonato ieri sera stessa, dopo un paio di decine di pagine scarse di lettura, con la volontà di buttarlo nella pattumiera. E vedo che lo stesso impulso l'hanno avuto anche altri lettori che hanno lasciato il loro commento su
ibs.it. Ma forse il mio è solo un problema culturale. In effetti Novoli non è New York.
domenica, 08 gennaio 2006
«Ho una fiala di gas nervino in borsa, adesso vado a buttarla nella stazione OPPURE butterò una bomboletta puzzolente in quel negozio là»
[frase gridata più volte da un pazzo alla fermata dell'autobus in P.zza Stazione, qualche giorno fa]
Gianni ha quarantatré anni ed è un tipo molto distinto, di quelli con i calzoni sempre in piega, per intendersi. Ci siamo conosciuti cinque anni fa e ci siamo piaciuti da subito. Mi ricordo che ero ad una festa di compleanno a cui ero andata da sola perché avevo litigato col fidanzato che, per ripicca, era rimasto a casa. Ero a questa festa e Gianni si avvicinò con intento
palesemente imbrocchereccio. Io accettai il
drinkino che mi offrì e poi gli dissi:
- guarda che sono fidanzata e anche molto incazzata, dimmi te se ti pare il caso!
Questa mia risposta lo divertì e ogni tanto mi ricorda ancora quell'episodio, ormai lontano. Da allora siamo diventati amici. Mi piace molto passare il tempo con Gianni. Di solito ci ritroviamo nei fine settimana e andiamo in giro, per bancarelle di libri usati, in cerca degli
Urania ammuffiti che entrambi adoriamo.
Gianni, inoltre, ha una profonda vocazione al
pierraggio e organizza eventi mondani, culturali e sociali a ripetizione. Con lui credo di essere andata alle feste più brutte di tutta la mia vita, davvero.
Se a Firenze viene organizzato un evento loffio, con gente stantìa, beh, Gianni è sempre il primo a saperlo e a buttarsi a capofitto e con entusiasmo nell'organizzazione. E riesce sempre a coinvolgere un mucchio di persone; una roba da non credere. Io che ormai lo conosco da tanto mi diverto un casino a partecipare a certe serate e vedere le povere vittime ignare, coinvolte in cene danzanti in culo al mondo o in pietosi eventi culturali in qualche casa del popolo dell'hinterland, che non si capacitano di come siano finite lì. Gianni è praticamente la versione contemporanea del mitico Filini e perciò è un amico preziosissimo.
Ogni anno dal 26 dicembre fino al pomeriggio del 31 la sua missione è sistemare, tra i suoi innumerevoli contatti, chi è
rimasto scoperto per il capodanno. È in questo modo, per esempio, che ho conosciuto
Cristiana: anni fa portai lei e altre tre persone
rimaste scoperte (e che poi non ho più rivisto, ndr) ad una festa dell'ultimo dell'anno organizzata da alcuni miei amici, dove lei passò tutta la serata su un divano dicendo che il capodanno le metteva solo una gran depressione addosso.
Ogni anno, dopo le feste, Gianni mi confessa sempre di essersi un po' rotto le palle di sentire alcune persone solo perché il 31 dicembre non hanno nulla da fare. E ha perfettamente ragione; ma è più forte di lui, deve organizzare la serata a tutti, sennò non trova pace.
Da diversi anni Gianni convive con una tipa molto simpatica, ma ultimamente ha scoperto un'attività che lo riempie di gioia perché lo fa sentire
single. Almeno una volta a settimana, viene con me all'Esselunga di Via di Novoli a fare la spesa, anche se per lui è parecchio fuori mano. Dice che gli piace un casino fare la spesa con me, lo rilassa. In effetti, tra gli scaffali dell'Esselunga, la ciana s'impossessa di noi e ci fa passare dei bei momenti di puro pettegolezzo. In questi frangenti a Gianni piace
fare il single, come dice lui. Ovvero riempie il carrello soltanto di schifezze in offerta e puntualmente al suo ritorno a casa la sua compagna lo cazzia in malomodo per quegli acquisti incauti e, soprattutto, ipercalorici. L'ultima volta ha comprato tre secchielli di olive in salamoia e uno svariato numero di salamini e salamelle, tutto contento, dicendo che ama
fare il single. La sua ragazza mi ha chiesto più volte di impedirgli di fare
certe cose quando andiamo a fare la spesa. Ovviamente mi guardo bene dal dirgli alcunché: non son mica la sua fidanzata...
venerdì, 19 agosto 2005
L'amico frikkettone non telefona: "squilla" per poi farsi richiamare e non spendere.
L'amico frikkettone arriva con un'ora e mezzo di anticipo, ma lo fa sempre e ormai non mi coglie più impreparata.
L'amico frikkettone è
ri-diventato vegetariano dall'ultima volta che l'ho visto ma si è scordato di avvertirmi.
L'amico frikkettone mi porta una mini-bottiglia di olio "buono", e durante la cena tenterà di vendermene altre di quelle bottiglie d'olio, proponendomi pure il business: «Ne compri 10 bottiglie e poi le rivendi ai tuoi amici».
L'amico frikkettone non capisce perché deve andare a fumare la sua canna in terrazza. Non gli torna il fatto che il fumo puzza sempre e comunque, anche se viene dalle "aromatiche" foglie di maria.
L'amico frikkettone chiede 100 euri in prestito, così per abitudine, non perché ne abbia effettivamente bisogno.
L'amico frikkettone ha tagliato i dread e meno male perché ha quarant'anni suonati, però ne parla come se avesse perso una fidanzata.
L'amico frikkettone chiede se i funghi che ho usato per preparare il risotto sono bio. E, porca miseria, lo sono! Tempo fa c'era l'offerta all'Esselunga! Goduria immensa della sottoscritta nel dirgli: «sì, sono bio.»
Tiè! L'amico frikkettone chiede se in casa ho qualche mobile da buttare via. [N.d.r. questa sarebbe una domanda legittima, ma io vivo in una casa praticamente senza mobili e così la sua diventa una richiesta molto strana].
L'amico frikkettone sbeffeggia i cd che ho in casa e poi ne prende in prestito "solo" 7 che rivedrò chissà quando, forse mai più.
L'amico frikkettone ha solo tatuaggi "fatti in casa".
L'amico frikkettone vuole acquistare un furgone.
L'amico frikkettone vuole rimettere in sesto la sua ape abbandonata da un sacco di tempo dietro casa sua.
L'amico frikkettone vuole affittare agli stranieri una stanza della comune in cui vive (n.d.r. a mo' di
agriturismo estremo).
L'amico frikkettone ha in testa un sacco di ipotesi di business che gli permetteranno di
"svortare".
L'amico frikkettone ha le Timberland
®. Gliele hanno regalate, dice.
L'amico frikkettone mi chiede in prestito la bici per qualche giorno (se la può scordare).
L'amico frikkettone dice che è giunta l'ora di pensare a sé stesso.
L'amico frikkettone ribadisce il suo
solito proposito di trasferirsi a vivere in Messico o a Cuba.
L'amico frikkettone dopocena non sa come tornare a casa.
L'amico frikkettone dice che non c'è problema, farà l'autostop, tanto lo fa sempre ed è abituato.
L'amico frikkettone dorme sul mio divano perché non ho voglia di riportarlo a casa.
L'amico frikkettone per colazione chiede il tè verde. E ce l'ho, ed è pure bio, come i funghi!
Tiè! L'amico frikkettone rimane tutta la mattina in casa mia perché inizia a lavorare più tardi.
L'amico frikkettone si offende perché non gli lascio le chiavi di casa ma gli dico di tirarsi la porta alle spalle, quando uscirà.
L'amico frikkettone, approfittando della mia assenza, fuma nel mio salotto e non cambia l'aria.
L'amico frikkettone non chiude nemmeno il divano-letto.
L'amico frikkettone lascia tutti i piatti sporchi del suo pranzo nel mio lavandino.
Non voglio rivedere l'amico frikkettone in casa mia per almeno un mese e lui lo sa!
giovedì, 07 aprile 2005
L'amica impegnata, all'incirca ogni due-tre anni, si sente in dovere di restituire gli
inviti a cena che le vengono fatti.
L'amica impegnata farebbe volentieri a meno di restituire tali inviti.
L'amica impegnata lancia un sms vago e sgrammaticato del tipo:
ciao! ke ne drsti d vnire a cena @ me la sett prox? Rspondi t xrego! L'amica impegnata aspetta che tu la chiami a voce per dirti che non ha ancora deciso se fare la cena lunedì o martedì della settimana prossima. Ma è giustificata. Infatti è in attesa di una conferma da un suo amico che, casualmente, è di passaggio in città proprio in quelle sere e allora, se non ti dispiace, ci farà sapere a tutti il giorno esatto in cui potrà invitarci, appena possibile. Però, nel frattempo, tu e tutti gli altri dovete assolutamente tenervi libere entrambe le serate.
L'amica impegnata annuncia che cucinerà piatti tipici brasiliani.
L'amica impegnata spiega che la cucina brasiliana è buonissima.
L'amica impegnata fa notare che non è
la solita cena etnica, ma è un tipo di cucina pressoché sconosciuta e quindi il suo impegno nel proporla è da lodare...
L'amica impegnata manda un sms collettivo dicendo che la cena è fissata per il lunedì sera della settimana prossima.
L'amica impegnata, dopo un paio di giorni, manda un altro sms collettivo dicendo che la cena è spostata a martedì della settimana prossima.
L'amica impegnata puntualizza di essere precisi e veloci nel confermare l'eventuale partecipazione, perché lei deve fare la spesa, preparare tutto il menù brasiliano e perciò le ci vorrà un mucchio di tempo.
Prontamente (e ingenuamente!) confermo.
Mi presento il martedì sera successivo a casa dell'amica impegnata, con un "bigoncio" di gelato per nove persone, come preventivato.
Invece a cena siamo: l'amica impegnata, il suo fidanzato, la loro vicina di casa sfigata e la sottoscritta, ancor più sfigata.
L'amica impegnata è contrariata e spiega che ci sono state molte defezioni a questa cena e che non ne capisce il motivo.
Quando tento di spiegarle che tali defezioni, forse, sono dovute al fatto che ha cambiato il giorno della cena almeno tre volte, l'amica impegnata glissa e cambia discorso.
L'amica impegnata ovviamente non ha cucinato brasiliano, ma ci sono delle pizze precotte a scaldare nel forno a cui, tocco di classe, ha aggiunto del prosciutto cotto.
Dopo quindici minuti la pizza è finita e ci possiamo strafogare col mio gelato.
L'amica impegnata mi da un biglietto con il numero di telefono della sua dietologa perché mi vede (purtroppo a ragione) ingrassata.
L'amica impegnata, dopo il caffè, comincia a manifestare segni di stanchezza.
Il fidanzato dell'amica impegnata, dopo cena, rimette a posto la cucina in tempo di record.
Il fidanzato dell'amica impegnata è un maniaco ossessivo della pulizia, ma tutto sommato a me sta simpatico.
Il fidanzato dell'amica impegnata mi suggerisce un paio di discount super-convenienti a due passi da casa mia di cui non sospettavo l'esistenza.
Il dopo cena è quasi esclusivamente dedicato all'ascolto passivo dei casini che affliggono la vicina di casa dell'amica impegnata.
L'amica impegnata si vergogna a farmi sapere che legge
I love shopping di Sophie Kinsella. Quando le dico che non lo conosco appare visibilmente sollevata.
Sabato mattina me lo andrò a prendere in prestito alla biblioteca del mio quartiere, più che altro spinta dai commenti che ho trovato
qui e a cui, una volta finito il libro, darò anch'io il mio contributo...
[Per una visione d'insieme: fenomenologia dell'amica impegnata prima puntata.]
lunedì, 14 febbraio 2005
L'amico bravo in cucina è convinto di essere un grande chef, un vero alchimista dei sapori.
L'amico bravo in cucina ha deciso di dedicarsi alla cucina etnica nel momento in cui quella nostrana ha cessato di dargli le soddisfazioni e il piacere della scoperta.
L'amico bravo in cucina viene a cucinare a casa tua perché sua moglie non gli permette di trafficare tra i fornelli, tanto fa solo casino.
L'amico bravo in cucina sceglie di venire a cucinare
proprio a casa tua perché sa che te ne frega il giusto e può strogolare quanto vuole, in tutta libertà.
L'amico bravo in cucina insiste per venire a cucinare proprio in
quel determinato giorno, facendo spostare a te e all'altra invitata i vostri impegni precedenti. Poi, per vie traverse, scopriamo che proprio quella sera la moglie dell'amico bravo in cucina ha organizzato una specie di riunione
Stanhome e non lo vuole tra le scatole, perciò ha insistito così tanto per fare questa cena..
L'amico bravo in cucina si informa da una comune amica che conosce bene casa tua, quale sia la tua dotazione di pentole e stoviglie perché intende usare tutto quello che c'è in casa.
L'amico bravo in cucina ti costringe, attraverso l'invio di una decina di e-mail in un giorno, a: misurare la pentola più grande che ho perché teme che non sia sufficiente e a chiedere in prestito a tua madre quella casseruola perfetta per ciò che deve cucinare lui...
L'amico bravo in cucina decide
tutto il menù e fa
tutta la spesa andando a prendere
tutti gli ingredienti necessari, freschissimi, direttamente al mercato perché disapprova la tua passione per il discount.
L'amico bravo in cucina arriva a casa tua con due borse della spesa piene di roba da mangiare per una cena di sole tre persone.
L'amico bravo in cucina non compra il vino, ma, grazie al cielo, c'hai pensato tu.
L'amico bravo in cucina come entra in casa vuole subito mettersi all'opera e si chiude in cucina a preparare il "campo di lavoro".
L'amico bravo in cucina, naturalmente, non trova un cavolo e ti chiama ogni due secondi per chiederti dov'è quello e dov'è questo...
L'amico bravo in cucina, quando inizia a trafficare col cibo, vuole essere ammirato e si irrita anche se devi andare un minuto in bagno o se ti chiamano al telefono.
L'amico bravo in cucina sporca tutti i piatti che possiedi e sei costretta a lavarli sennò non si saprebbe dove mangiare.
L'amico bravo in cucina racconta ciò che sta cucinando, dettagliatamente.
L'amico bravo in cucina pretende che i presenti mettano in ordine e puliscano in tempo reale la zona della cucina dove sta
operando.
L'amico bravo in cucina ci fa affettare una melanzana intera per usarne solo una decina di tocchettini minuscoli.
L'amico bravo in cucina ci fa lavare tutto un cavolo verza per usarne solo un paio di foglie.
L'amico bravo in cucina graffia in malomodo con la forchetta di ferro il fondo della tua padella antiaderente quasi nuova e ti costringe a rivivere un
certo dramma (che mi ero appena lasciata alle spalle).
L'amico bravo in cucina dopo tre ore di lavoro incessante tira fuori uno spezzatino speziato e un cous cous.
L'amico bravo in cucina non ha il concetto della quantità e cucina sempre e solo per, minimo, otto/dieci persone. Siccome siamo in tre, avanza più della metà della cena che viene deposta nel frigo in due grossi contenitori di plastica.
L'amico bravo in cucina se ne va tutto soddisfatto lasciando la tua casa un campo di battaglia, con tanto di cadaveri, sparsi dappertutto...
mercoledì, 17 novembre 2004
L'amica impegnata va sempre di fretta e ha sempre molto da fare.
L'amica impegnata, ogni tanto va invitata a cena, altrimenti non ci si vedrebbe più.
L'amica impegnata, nonostante l'età e la laurea, per fare più presto, ti scrive delle e-mail piene di "k" e "nn", come un'adolescente rincoglionita.
L'amica impegnata è libera solo il lunedì o il martedì. Non è possibile che possa uscire con te un'altra sera della settimana. Nemmeno se è per una ricorrenza importante o se l'avverti con venti giorni di preavviso. Puoi fare tutte le prove che vuoi, ma ti risponderà sempre picche, a meno che non l'inviti proprio in quei due giorni.
L'amica impegnata ti telefona per chiederti esattamente dove abiti, anche se è già stata innumerevoli volte a casa tua.
L'amica impegnata arriva in ritardo, ti suona il campanello, prende l'ascensore e, puntualmente, sbaglia il piano. Poi entra in casa quasi di corsa e si guarda distrattamente in giro, dicendo: "è tutto uguale, qui!".
L'amica impegnata si siede subito a tavola, e dice: "mi dispiace non ce l'ho fatta a portare nulla!". Ed è sinceramente dispiaciuta, i suoi impegni le rubano tutto il tempo, non riesce più a godersi la vita figuriamoci a prendere una bottiglia di vino venendo a casa tua.
L'amica impegnata ti dice: "beata te che ce la fai ancora ad andare al cinema tutte le settimane!", i suoi impegni le consentono, al massimo, un paio di film all'anno. Però dai suoi racconti si deduce che è sempre a mangiare al ristorante, ma pranzi e cene fuori rientrano nelle sue
dinamiche impegnate...
L'amica impegnata non legge libri e nemmeno il giornale, tranne in estate quando va al mare e allora può permettersi di essere meno impegnata del solito.
L'amica impegnata manifesta in ogni momento l'invidia per la tua vita "priva di impegni". Se, cercando di mantenere la calma, le fai notare che più o meno tutte le esistenze sono incasinate, sospira e dice senza convinzione: "sì,sì, scusa hai ragione".
L'amica impegnata a metà cena inizia a dire che è stanca e che deve andare a letto presto perché gli impegni del giorno dopo non le consentono di fare tardi. Puntualmente il fidanzato ultra-decennale dell'amica impegnata chiama, durante la cena, perché è chiuso fuori, senza chiavi, ma può aspettarla e lei può/deve cenare con calma.
L'amica impegnata se ne va via subito dopo il caffè, di corsa, così com'era arrivata, perché il pensiero del fidanzato chiuso fuori l'agita oltremisura.
L'amica impegnata ti telefona intorno a mezzanotte perché ha lasciato in casa tua una busta con delle cose che le servono assolutamente il giorno dopo.
L'amica impegnata ti costringe ad alzarti un quarto d'ora prima (per me è un trauma) per portarle la busta. Ma, naturalmente, non ha il tempo per prendere un caffè insieme.
Ma quali sono gli impegni dell'amica impegnata? Principalmente due: un lavoro da impiegata (dalle nove alle sei) e un fidanzato-convivente-non-ancora-marito-ma-ci-stiamo-pensando-però
-figli-no-per-ora-non-se-ne-parla-poi-si-vedrà. Il gatto glielo cura la madre.
E' una mia amica e almeno una volta all'anno mi fa piacere invitarla. Lunedì mi sono tolta il pensiero. Se ne riparla l'anno prossimo.
giovedì, 22 gennaio 2004
Fenomenologia del rompipalle
Tempo fa SiFossiFoco parlava di un
certo tipo di persone in un suo post. Mi vedo costretta a riaprire questo capitolo, per
auto-provocarmi una catarsi terapeutica di cui in questo momento sento veramente il bisogno.
Dunque, il rompipalle è un tipo di persona con cui prima o poi tutti si devono scontrare. Di solito è il compagno o la compagna di un amico: un conoscente di riflesso, che ti tocca subire ma non per scelta.
Se inviti a cena il tuo amico (o la tua amica) il rompipalle, verrà solo per rompere le scatole a tutti gli invitati. La prima volta che enta in casa tua ti chiede subito se è di proprietà o quanto ti costa l'affitto. Poi inizia dei calcoli mentali riconoscibili dall'espressione assorta che gli si pianta sul viso.
Una volta fatte le sue valutazioni mentali, il rompipalle ti illustrerà la meravigliosa bottiglia di vino dal
bouquet fruttato e barriccato che ha portato per la serata. A quel punto puoi fare solo due cose:
1) Aprire l'armadietto sotto il lavello e fargli vedere altre due bottiglie di quello sttesso vino, comprate a 2,80 euro in offerta all'Esselunga, facendosi poi odiare dal rompipalle per tutto il resto della serata.
2) Fare finta di essere incantata e scaraffare il
pregiatissimo vino per farlo riposare un po' prima di sevirlo.
Il rompipalle dice di essere uomo (o donna) di
mondo. Parla sempre dei viaggi che ha fatto in luoghi alternativi e rigorosamente
non-turistici e di tutte le persone che conosce in giro per il mondo, ma rimane scandalizzato se, per esempio, la ricetta del sugo per la pasta che gli proponi è diversa da quella a cui l'ha abituato la mamma.
Ti racconta di aver fatto il giro del Kenya in tenda, ma poi non si raccapezza perché il mio soggiorno è pieno di roba. Quando gli si spiega che c'è un ospite che ci vive, rimane scioccato e non capisce come si possa rimanere senza casa nella
civile Firenze. Poi riprende a parlare dei
masai e delle sculture africane che ha portato da quel viaggio che fanno tanto arredamento... i commensali sono basiti. Ci rimbombano in testa parole come:
itinerari alternativi,
culture primitive,
recupero della spiritualità...
Il rompipalle deve essere al centro dell'attenzione per tutta la serata, quando la conversazione verte su qualcos'altro che non lo riguardi, il rompipalle palesemente si annoia e diventa sarcastico.
Il rompipalle mi da l'indirizzo di un posto dove posso trovare una televisione più grande, perché quella che ho è troppo piccola per i suoi gusti.
Al rompipalle non piace nessuno dei miei dischi, e insiste per andare a prendere un Budda Bar
fa-vo-lo-so che ha in macchina, così per farlo sentire a tutti.
Il rompipalle ti interroga sul tuo lavoro non perché sia interessato a cosa fai nella vita, ma solo perché vuole sapere se guadagni più o meno di lui.
Al rompipalle stanno antipatici buona parte degli amici che abbiamo in comune, e butta lì delle frasi, tanto per provocare un pò di pettegolezzi.
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