Il precario equilibrio tra: la dieta, il panino alla porchetta e un sano desiderio di fuga... tutto questo pedalando per la mia città!

domenica, 27 aprile 2008

Blogger che pubblicano libri

Le ciccione lo fanno meglio

Sono sempre contenta quando escono i libri delle mie blogger preferite, quelle che leggo da tantissimo e a cui mi sono affezionata. Pare un discorso poco concreto, questo, 'na roba sporadica, tanto per dire. Invece no: succede molto spesso al punto che mi ci sono abituata e adesso aspetto le uscite come gli urania: a cadenza regolare. Faccio i nomi? Ok, eccoli, solo i primi che mi vengono in mente adesso: la Mavi, la Susi due volte, la Pulsa, la Giulia con altri, la Profe e naturalmente La Pizia. Ecco, mica roba da poco, vero?

Finalmente e questa signora lista si è aggiunta anche la Cate. Ed era ora! Lei è stata la prima blogger in assoluto che mi ha fatto appassionare alle sue vicende, che seguivo come fossero Un posto al sole o Beautiful. Sto parlando di un bel po'  di tempo fa, precisamente il 2003 quando, per caso, ho scoperto il blog della Cate che mi ha coinvolta subito nella sua scrittura e nelle sue storie ambientate nella Bassa. Quello era un altro blog, con un altro nome e che adesso non esiste più, che la Cate ha sostituito con altri blog che via via si sono susseguiti nel tempo, fino a quello attuale che continuo a leggere regolarmente dopo tanti anni: Grassa e Bella.

Dopo questa premessa, forse, sarà più facile capire la soddisfazione che ho provato, giorni fa, nel trovare Le ciccione lo fanno meglio di Caterina Cavina all'Esselunga, circondato dai bestseller.
Tutta orgogliosa e ridacchiante ho preso la copia del libro, l'ho sfogliata un po', odorandola, infine l'ho buttata nel cestino della spesa, tra prugne snocciolate, scatolette di tonno e la bottiglia d'olio d'oliva italiano in offerta. Poi sono andata alla cassa, rovesciando il contenuto del paniere sul nastro, dove, in attesa del mio turno alla cassa, ho potuto ammirare meglio la copertina del libro, sicuramente il frutto di una scelta schizofrenica dell'editore e che non c'entra nulla col contenuto della narrazione (ha ragione la Cate a questo proposito). Infine con somma soddisfazione mi sono fatta accreditare i punti sulla fidaty card. Ecco.

Ma torniamo al libro. L'ho letto in due balletti, approfittando della festa, del weekend, ma soprattutto della mia idiosincrasia esogena per le gite fuori porta. E poi perché la Cate scrive davvero bene, ma questo lo sapevo già da tempo. E mi è piaciuto un monte perché è divertente, amaro e ripropone delle dinamiche della vita di campagna che bene o male ho vissuto anch'io, sebbene  in altri luoghi, con altre tradizioni. E poi che c'ho ritrovato le situazioni e le atmosfere tipiche dei racconti della Cate che mi piacciono sempre un casino, a prescindere da tutto il resto.

Grande Cate!
Di gattasorniona in letture, blog alle: 14:11 | plink | commenti (10)

domenica, 04 marzo 2007

Senti, ma a Brooke la stai vedendo?*

So già che dopo aver scritto questo post mi gireranno le scatole perché sarò prolissa senza riuscire a rendere l'idea... Comunque ci provo lo stesso.
Allora, c'è Susi, blogger meravigliosa che leggo da anni. Susi ama cambiare continuamente blog, nick e cancellare le sue tracce online, un po' come fa anche Tommaso Labranca*.
Tempo fa Susi ha annunciato su un suo blog che non esiste più, di aver scritto un libro. Bello, brava.
Io l'ho comprato e letto, lo confesso, senza aspettarmi nulla né di positivo né di negativo, memore di tante letture di libri di blogger molto più blasonati della Susi che mi hanno fatto quest'effetto. Senza far nomi, naturalmente.
Invece il libro della Susi mi è piaciuto un sacco e c'ho trovato quella marcia in più che pretendo dai libri ripetto ai blog che leggo. Marcia in più suona da far schifo, me ne rendo conto, ma non mi viene in mente altro perché quest'esplosione di primavera mi ha rincoglionita più del consueto...
Comunque il libro della Susi m'è garbato e in effetti la trama mi coinvolgeva abbestia. In due parole: la protagonista vive uno pseudo fidanzamento con un furbone indeciso e straordinariamente egoista che gliene fa passare di tutti i colori. Non potevo non identificarmi. Brava Susi. Il libro in questione è questo qui e io ne avevo accennato in questo post.

 

Poi è passato del tempo durante il quale la Susi ha accennato e poi annunciato in vari post di aver scritto un altro libro, questa volta basato su una vicenda di cronaca di tre anni fa, di cui non metto i link perché, come ho detto all'inizio, lei cancella periodicamente tutto quello che scrive online. Si tratta dell'omicidio di Marie Trintignant commesso da Bertrand Cantat, il cantante dei Noir Désir. Ecco io quella vicenda di cronaca me la ricordavo solo vagamente (qui c'è un bell'articolo che la ripercorre tutta) e poi io sono più fan dei Mano Negra, ma non di Manu Chao... Insomma per farla breve: non ne sapevo un cavolo.

Tu mi dai il male di Susi BresciaIl libro s'intitola Tu mi dai il male ed è edito da Nutrimenti (non ha i permalink) ed è proprio bello. Mi ha appassionata ed emozionata. L'ho letto in due sere, facendo nottata e svegliandomi spontaneamente la mattina presto per continuare un po' la lettura prima di andare in ufficio. E solo pochi autori hanno il potere di svegliarmi al mattino per leggerli, tipo Irwine Welsh, per esempio.
Susi ripercorre la vicenda di cronaca e le vite dei protagonisti di quel fatto tragico con una delicatezza umana e un'accuratezza filologica che si capisce essere il frutto di una grande passione.
E poi la intreccia con le vite degli altri personaggi della storia, Sara e Francesca e le loro famiglie, che si muovono in una provincia pugliese raccontata benissimo. Non racconterò altro della trama perché secondo me questo libro va letto senza tanti discorsi. Dirò solo che m'è piaciuto tanto perché è un libro sui legami tra le persone, bello, intenso, commuovente e al tempo stesso ironico e divertente e lo scrivo con l'occhio lucido perché in queste circostanze mi emoziono sempre come una "tonnona".
Grande Susi.

(* Zia Maria a pag. 174)

Di gattasorniona in letture alle: 18:59 | plink | commenti (13)

mercoledì, 06 dicembre 2006

La piccola isolazionista

Mi sono ammalata. Influenzina leggera e strisciante, nulla di ché. L'ho presa nella notte tra sabato e domenica. Alle cinque del mattino, infatti, ero in giro per la città con lo scooter, in compagnia di un altro matto, dopo essere stata ad una festicciola casereccia e molto alcolica. Non ho più l'età per certe cose. Lo dico sempre, sperando in fondo al cuore che non sia vero. Ma è vero, eccome se è vero.
Adesso è mercoledì e sto ancora soffrendo dei postumi: gola raschiante e piedi perennemente gelati. Eppure son contenta. È un periodo, questo, in cui ho voglia di uscire e non mi va di stare rintanata a collezionare serate divané© come faccio di solito in autunno. Ma so che il mio è un impulso a termine, complice la mitezza della temperatura di questi giorni.

E poi, dopo aver letto l'ultima fatica di Tommaso Labranca, mi sento pure parecchio "piccola isolazionista" e perciò in qualche modo legittimata a vagare solitaria col motorino nella periferia fiorentina ogni volta che mi frulla nel cervello. E proprio durante questi vagabondaggi ho cominciato a produrre una galleria di foto simile a quella contenuta ne Il piccolo isolazionista che conservo per quando mi sarò rotta la scatole del giochino.
Solo che il mio risultato è decisamente trash, esattamente nel senso labranchiano del termine, ovvero intendendo lo scarto tra il modello prescelto e l'effettiva emulazione di esso. In altre parole: le mie foto fanno piuttosto schifo, ma questa non è certo una novità e oramai me ne sono fatta una ragione e le mostro senza vergogna.
In particolare, mi son sentita parecchio piccola isolazionista, alcune sere fa in quel di Sesto Fiorentino, tra centri commerciali e i confini dell'area aeroportuale, tra i palazzoni-dormitorio e le fabbriche chiuse.
Una rotonda sul nulla Parcheggio dell'ipermercato Il lampredottaio isolazionista La fabbrica di polonio
Devo confessare che quello - in particolare - è stato un momento isolazionista intenso, ma diacronicamente circoscritto. Dopo, infatti, sono andata a cena da un amico che aveva preparato una pasta e fagioli strepitosa che abbiamo accompagnato con dell'ottimo Nero D'Avola e il mio senso d'isolamento è andato inesorabilmente a farsi benedire, soppiantato di brutto da un volemose bene, ma che ce frega ma che ce 'mporta.

P.S. tutto questo per dire che Il piccolo isolazionista di Tommaso Labranca mi è piaciuto molto, anche se io non faccio testo: sono una sua fan sfegatata e ho letto tutto quello che ha pubblicato (tranne, a onor del vero, il libro con la Dea Verna, ma conto di provvedere quanto prima). Però lo consiglio, come consiglio l'ultimo di Irvine Welsh - cavolo è davvero bello - ma anche in questo caso non faccio testo per gli stessi motivi di cui sopra.
Di gattasorniona in letture, foto, cazzeggio, situazioni alle: 12:32 | plink | commenti (14)

lunedì, 06 novembre 2006

La bottega dell'occulto

Oggi sono di riposo. Perciò stamani ne ho approfittato per mettere il culone sulla bici, pedalare fino in centro e cominciare la mattinata prendendo il caffè con un blogger a caso che era da tanto che non vedevo.
Dopo il caffè ho continuato il mio giro passando da Borgo degli Albizi dove ho fatto una capatina alla casa d'aste Pandolfini, per bracare la roba in vendita e, sopratutto, per respirare l'atmosfera ottocentesca che c'è in quelle sale e che mi piace molto.
Molto più tardi - e dopo aver lasciato gli occhi su un paio di oggetti che erano la fine del mondo e che non mi potrò mai permettere, ndr - mi sono diretta verso la Feltrinelli, dove ho acquistato, con tanto gusto e soddisfazione, Il piccolo isolazionista e I segreti erotici dei grandi chef, due libri per me imprescindibili (specialmente il secondo che aspettavo con impazienza ormai da un paio d'anni).
A quel punto mi mancava solo una cosa per chiudere il cerchio della mattinata perfetta. Con perizia zen sono così andata a salutare una mia amica che lavora in centro: quindici minuti di ciana condensatissima, giusto per aggiornarci sulle ultime novità.
Dopo quella visita ero soddisfatta e appagata dai miei acquisti e dalle chiacchere pettegole, così mi sono rilassata e ho continuato a pedalare senza mèta, cercando controvoglia di entrare nell'ordine d'idee di tornare verso casa.
Ho pedalato in stradine e vicoli, finché mi sono ritrovata in Piazza dei Ciompi, dove si trovano sia la Loggia del Pesce del Vasari sia il mercatino delle pulci della città. Ai lati della piazza ci sono tante piccole botteghine, più che altro rigattieri e ristorantini, che la rendono un luogo densamente popolato sul piano delle attività commerciali.
Guidata dagli occhi della memoria ho cercato di riconoscere l'uscio di quella che un tempo fu la bottega dell'occulto. Era, questo, un luogo che amavo e che frequentavo di tanto in tanto, fino ad una decina di anni fa, anno più, anno meno.
La bottega dell'occulto aka bottega delle streghe, aveva una piccola e polverosissima vetrina che si affacciava sul marciapiede, piena zeppa di amuleti, candele per fare i riti più strani (rigorosamente nere, rosse oppure bianche) sfere di cristallo, piramidi in pietra dura, talismani e portafortuna di ogni foggia, dimesione, materiale e scopo. All'interno una stanzetta angusta, stipata all'inverosimile di questi e altri oggetti inquietanti e misteriosi.
Ma il particolare che rendeva quel posto irresistibile era la fauna che vi albergava.
Oltre alla commessa, una signora di mezza età, c'erano altre signore, sempre piuttosto anziane, che sedute in circolo sulle sedie occupavano l'unico spazio libero che rimaneva nel piccolo locale.
Un simposio perenne di capelli a crocchia, cappotti neri e spinati e borsette rigide, rigorosamente tenute in grembo.
Queste signore - all'epoca ero convinta che fossero tutte streghe e forse la mia non era un'idea completamente sballata - erano sempre impegnate in conversazioni apparentemente interessantissime e intrigantissime, che interrompevano all'istante quando si entrava nel negozio.
Io ci andavo per comprare delle pietre portafortuna, sintonizzate col mio segno zodiacale e con quello del fidanzato del momento. E la scelta di queste pietre richiedeva diverso tempo e così potevo interagire con quelle signore, quando me lo permettevano, naturalmente.
Il mio obiettivo era carpire qualche brandello di quelle conversazioni esoteriche su cui mi facevo dei film pazzeschi, o alla meno peggio, strappare un oroscopo o una lettura della mano o una divinazione qualsiasi. Non ci sono mai riuscita.
E quando uscivo da lì, attraverso quella vetrina polverosa, potevo vedere quelle signore che avevano ricominciato a parlare fitto-fitto dei loro argomenti esoterici e morivo di curiosità.
Adesso quella botteghina non c'è più e mi dispiace perché mi piaceva tanto.
Di gattasorniona in letture, firenze, vecchi tempi, bici alle: 16:56 | plink | commenti (15)

domenica, 01 ottobre 2006

I piccoli piaceri della vita

Nella pausa pranzo di qualche giorno fa ho fatto le corna a Beautiful e sono stata per bancarelle di libri, guadagnandone un ricco bottino. Per poco meno di tre euri, infatti, mi sono portata a casa ben cinque libri niente male, tra cui uno che ho acquistato per "la bellezza" di 30 centesimi solo perché il titolo mi attirava: La prima sorsata di birra.
L'autore racconta delle piccole cose che gli fanno più piacere nella vita, tipo: l'odore delle mele, il croissant per strada, andar per more, bere la prima sorsata di birra - appunto -, l'autostrada di notte, leggere sulla spiaggia, ecc. Purtroppo ne parla in modo troppo melenso per i miei gusti e infatti, sbadigliando, ho mollato il libretto che è stato immediatamente risucchiato per sempre dai cuscini del mio divano. Però l'idea di fondo mi è garbata e così mi sono messa a pensare alla lista di piccoli piaceri che, secondo me, rendono bella la vita.
Eccola:
Un bicchiere di vino rosso in compagnia di amici quando fuori fa freddo.
Una birra in compagnia di amici quando fuori fa caldo.
Pedalare per Firenze quando non ci sono né traffico né turisti (sembra impossibile, ma a volte succede).
La biblioteca Nazionale nelle mattine d'inverno.
La colazione al bar sotto casa, col giornale letto sul frigo dei gelati.
La penombra nella casa dei miei genitori in estate.
L'arrosto nel camino acceso.
Il bagno alle terme di notte.
Scartabellare nelle bancarelle di libri usati.
Passeggiare sulla spiaggia la mattina presto o la sera tardi.
Un sacco di punti sulla tessera Feltrinelli da scaricare.
Il tè con i biscotti salati.
Le mie serate divané ©
Nuotare in mare, ma anche in piscina.
La sosta all'Autogrill.
Dopo aver fatto sport, la tavolata in pizzeria...
Uscire dalla Toscana per andare 'altrove' (ovunque sia altrove).

Ecco, ieri mi sono concessa l'ultimo "piacere" della lista e sono stata davvero bene in compagnia di persone che per motivi geografici vedo di rado, ma a cui sono affezionata. Ho pure mangiato carne d'asino senza saperlo, per poi rimanere sconvolta quando mi è stato detto. Ora che l'ho assaggiato, posso dire che l'asino non mi piace. Mi è stato preannunciato che la prossima volta mi toccherà il cavallo, ma credo che mi organizzerò per conto mio, con un bel po' di rosticciana. A ognuno le sue usanze culinarie...
Di gattasorniona in letture, situazioni alle: 19:16 | plink | commenti (27)

mercoledì, 12 luglio 2006

Cose belle dalla rete, ovvero: perché mi piace avere un blog

Gabriele è uno studente che mi aveva contattata lo scorso settembre, dopo aver letto - se non sbaglio - questo post dove parlavo di Cronaca Vera. Stava, infatti, scrivendo la sua tesi di laurea proprio su Cronaca Vera ed era in cerca di informazioni. Rispose gentilmente ad alcune domande che non potei fare a meno di porgli sull'argomento per me molto interessante, non c'è bisogno che lo dica... Poi gli mandai il pdf di Andy Warhol era un coatto, opera meravigliosa di Tommaso Labranca che un paio d'anni fa pubblicò suo sito, liberamente scaricabile da tutti (della serie: non solo Wu Ming).

Adesso Gabriele s'è laureato e "brandelli" della sua tesi di laurea: Estetica popolare e giornalismo: indagine sul pubblico e sulla storia di Cronaca Vera, sono pubblicati su Carmilla (con un'intervista a T-La) e sul sito di Giuseppe Genna (con un'intervista a GiuGenna stesso), rispettivamente il saggista e lo scrittore italiani contemporanei (e più o meno coetanei!) che in questo momento amo di più. Bello, vero?

Inoltre Gabriele mi ha mandato una copia della sua tesi che leggerò presto e volentieri. Congratulazioni e grazie mille, è stato un pensiero veramente carino e l'ho apprezzato un sacco.

Poi c'è Lia che è tornata in Egitto e il suo post del ritorno mi ha commossa. Non emozionata, no, proprio commossa. E come ha messo piede in terra egiziana è tornata subito in splendida forma (in senso "blogghistico"), come ai vecchi tempi!

Infine un grazie ad Antonio che ha scritto questo post molto bellino su di me, che mi ha ringalluzzita tutta e ora mi sento anche parecchio interessante.

Bello, ecco.
Di gattasorniona in letture, blog, internet alle: 20:59 | plink | commenti (9)

sabato, 22 aprile 2006

All'uscita del sottopassaggio pedonale...

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... col fiatone per aver trascinato su per le scale la bici e lo zaino pieno, trovo sempre questo brutto ceffo che tutte le volte riesce a farmi riscuotere. Tutto qui. La primavera, le allergie e una festa abbastanza movimentata e alcolica a cui ho partecipato ieri sera, mi hanno tolto le ultime forze residue.
Oggi cercherò di recuperare un po' dell'energia perduta stando il più a lungo possibile distesa sul divano a: mangiare frammenti fondenti di uovo di Pasqua equo e solidale, bere Moretti fresca e leggere questo, che mi sta piacendo e pure inquietando un monte (anche se l'ho appena iniziato).
Di gattasorniona in letture, foto, vita da single alle: 12:46 | plink | commenti (10)

venerdì, 24 marzo 2006

Fiorentinismi


“Gran bella cosa è l’esser toscani, ma ancor di più è l’appartenere a quel tipo di fiorentini che si possono vantare di essere i primi per toscanità e che conservano ancora nel parlare quel vernacolo che fu di Cecco Angiolieri, di Franco Sacchetti e quindi del Lasca, che poi è lo stesso gergo dei trippai, delle ciane, dei beceri, della gente di San Frediano, cioè la parlata sboccata, insolente, allegra, a bocca aperta e a mele strette”

Mi hanno regalato un libro molto carino che sto rileggendo e spulciando con gusto da alcuni giorni. Forse è una lettura che apprezzeranno di più i fiorentini, o forse no. Il libro s'intitola Fiorentinismi soliti usarsi dalla bassa gente, scritto da Giovanni Valdré ed è una "raccolta ragionata di antichi idiotismi nella parlata, nei canti popolari, nei giochi infantili della Firenze granducale". Il libro è il frutto di un'accurata ricerca filologica e comprende una  bella raccolta di definizioni e modi di dire della parlata fiorentina. In parte le ho riconosciute, levandomi la soddisfazione di sapere dove hanno origine alcune delle espressioni che uso quotidianamente. Altre, invece, non le conoscevo, tipo: "aver le corna d'oro", "è fra Gaudente", "ciarla come una calandra", "far piffi piffi", "ti morreste di fame in un forno di cacciatelle", "ha il cuore d'un grillo", "gli è presa la battisoffia", "voler la gatta", ecc. ecc.

VOLER LA GATTA (il mio preferito, ndr)
Vuol dire cercare la lite, attaccar briga. Dice il Berni nell'Orlando Innamorato:
"Se v'à qualcun che ancor la gatta voglia
Venga, io l'aspetto".
Di gattasorniona in letture, firenze alle: 14:07 | plink | commenti (2)

lunedì, 20 febbraio 2006

Pigro diario del fine settimana: pettegolezzi, giardinaggio farmacologico e pessime letture...

Ieri pomeriggio sono stata a trovare una mia amica che si chiama Anna. Abita in un appartamento pieno di luce, all'ultimo piano di un bel palazzo in una zona tranquilla e ricca di verde di Firenze. Tutto il contrario di Novoli, il quartiere dove abito io.
Mentre l'aiutavo a spostare le piante grasse per metterle nella zona della casa più illuminata dal sole, abbiamo, o meglio, l'Anna mi ha parlato del mio ex di cui era molto amica. Io non ne ero al corrente, ma un annetto fa hanno litigato: lei non lo sopportava più.
Così ho saputo alcune cose su di lui che avrei preferito non sapere. Non è bello quando gli amici ti dicono che sei stata insieme ad un coglione, perché sono convinta che ci sia un alto grado di osmosi nei rapporti di coppia (e nei rapporti umani in genere). Insomma, son cose che non fanno piacere e comunque mi è dispiaciuto molto del loro litigio, perché l'Anna era forse l'unica persona che poteva svelarmi perché l'ex fidanzato abbia smesso di salutarmi quando c'incontriamo*. Vabbè, a questo punto me ne farò una ragione.
Poi la conversazione è ritornata sulle piante grasse che la mia amica, spesso e volentieri, uccide affogandole nell'acqua. Ma non lo fa apposta. Infatti non sa dosare le innaffiature ed esagera sempre:
- Chissà perché è diventata marrone ed è morta...
- Annina, son piante grasse, bevono poco, poverine, lasciale in pace...
A quel punto, per ridare una botta di vita a quella flora involontariamente ma pesantemente molestata e pure provata dal freddo dei mesi invernali, mi è venuta un'idea diabolica che la mia amica ha subito accettato con entusiasmo.
Abbiamo preso sei aspirine, le abbiamo schiacciate, riducendole in polvere e ne abbiamo messo un pizzico nella terra di ogni vaso. Pare che l'aspirina faccia bene alle piante. Entrambe sapevamo questa cosa, ma ci è stato impossibile risalirne alla fonte. Son quelle leggende urbane che si perdono nella notte dei tempi e che contengono un fondo di verità. Almeno lo spero, per la salute di quelle povere piantine.
Poi, dopo la cura farmacologica, abbiamo passato un'oretta buona a studiare punti di luce, traiettoria del disco solare nell'arco della giornata e, infine, abbiamo disposto nell'appartamento una quindicina di vasi contenenti cactus di varia dimensione e tipologia.
Dopodiché, entrambe soddisfatte di aver trovato la disposizione ottimale per ogni vaso, ci siamo fatte un caffè e ci siamo messe sul divano giusto in tempo per vedere gli ultimi deboli raggi di sole della giornata che battevano proprio sulle piantine appena posizionate. Che bella la natura!
In questa situazione di calma e relax le ho raccontato che, ultimamente, sono più pigra del solito e non ho voglia né di fare sport né di leggere. Ecco. La faccenda dello sport non mi preoccupa più di tanto, di solito in questo periodo dell'anno è sempre così e mi limito ad andare in bicicletta, per poi ricominciare ad allenarmi da marzo quando la stagione migliora, anche se poi mi girano le scatole perché metto su altro peso e non va bene.
La non-voglia di leggere, invece, mi fa sentire in colpa, perché mi sto giocando gli ultimi neuroni rimasti, assumendo dosi massicce di televisione generalista* e basta.
Ne ho parlato con la mia amica che prontamente mi ha fatto un pistolotto sull'opportunità di "nutrire regolarmente la mente" o "trovare cibo per il cervello" (ho purtroppo dimenticato le parole che ha usato).
Ora, per la cronaca, l'Anna è la stessa persona che l'anno scorso mi regalò Mantienimi, il libro della Selvaggia Lucarelli*, per poi richiedermelo in prestito qualche giorno dopo e da allora non l'ho più visto e perciò ancora non l'ho letto tutto, ma tanto non ho fretta...
Insomma, per "nutrire il mio cervello" mi ha suggerito con entusiasmo:
- devi trovare un libro che ti prenda, di quelli che ti fanno rimanere folgorata e non vorresti mai che finissero. Anzi, ora che ci penso, te lo regalo io un "libro mitico". Ne ho due copie e una te la do volentieri.
- Davvero? Grazie! Cos'è?
E mi sono ritrovata nelle mani una copia sbertucciata e sabbiosa di Sex and the city di Bushnell Candace. Ora, premetto di non aver mai seguito il telefilm Sex and the city. Non per partito preso, ma semplicemente perché non mi è capitato. Perciò non ne so quasi nulla. Ma il libro da cui è stato tratto è terribile e pure illeggibile. E poi mi ha messo una tristezza addosso pazzesca. Mamma mia, ma come si fa? L'ho abbandonato ieri sera stessa, dopo un paio di decine di pagine scarse di lettura, con la volontà di buttarlo nella pattumiera. E vedo che lo stesso impulso l'hanno avuto anche altri lettori che hanno lasciato il loro commento su ibs.it. Ma forse il mio è solo un problema culturale. In effetti Novoli non è New York.
Di gattasorniona in letture, amici, weekend alle: 13:03 | plink | commenti (23)

venerdì, 25 novembre 2005

I limiti della fiction

Oggi fa troppo freddo e mi sono sentita meglio solo guardando la puntata di Beautiful che è appena finita.
Il ritorno di Taylor ha sconvolto tutti gli equilibri. Ridge è in crisi e Stephanie non vuole che lui e Brooke trombino perché il loro matrimonio non è più valido. Taylor è in attesa passiva, tanto in cuor suo sa che alla fine la spunterà. Brooke invece non si da pace; c'ha in nervi in pappa e vuole trombare con Ridge. Come darle torto: son già due volte che Taylor resuscita...
E qui si vedono i limiti della fiction. Infatti, se invece di una soap opera Beautiful fosse la realtà, allora Ridge potrebbe fare come fa Pupo da vent'anni e salvare capra e cavoli...
Ma Beautiful non è la realtà e così ci aspettano mesi di drammi, paturnie e aut-aut. Ma va bene così: come dice Chakra: Beautiful è un atto di fede. C'è chi ce l'ha e c'è chi non ce l'ha. E io ce l'ho.
Tra l'altro la resurrezione di Taylor mi ha fatto venire in mente un racconto che ho letto tanti anni fa, che trovai allegato a La Repubblica (era molto prima dell'epoca dei libri allegati ai quotidiani e, col giornale, al massimo si poteva buscare qualche fascicolino simil Cento pagine mille lire di Stampa Alternativa, ndr). In questo racconto c'è un tizio che una mattina esce di casa e, senza nessun motivo, non ci ritorna. Ma non scappa all'estero o chissà dove, si trasferisce in una casa dietro l'angolo da cui può continuare a vedere casa sua e sua moglie rimasta sola. E lo fa per vent'anni. Poi, un giorno, come se nulla fosse, si ripresenta all'uscio di casa e dalla moglie. Pazzesco. Mi dispiace, son passati tanti anni e non mi ricordo più né il titolo né l'autore. Chissà di chi era... Vabbè, ho divagato, come al solito e devo ritornare nel gelo.
Di gattasorniona in letture, beautiful alle: 14:21 | plink | commenti (12)

mercoledì, 16 novembre 2005

Esegesi filologica di Cronaca Vera

Segnalo il sempre ottimo Edipo-Re che si è cimentato su un argomento (prima e seconda parte) a me caro...
Di gattasorniona in letture alle: 13:27 | plink | commenti (5)

giovedì, 25 agosto 2005

Sane letture estive

Tempo fa ho letto in un libro* del "maestro" Tommaso Labranca che Cronaca Vera è la pubblicazione italiana più diffusa all'estero, con tirature da paura. E capisco perché: Cronaca Vera, infatti, è un giornale bellissimo.
Ammetto che lo compro di rado; ogni volta che acquisto un numero deve essere dopo un periodo in cui l'ho desiderato e sospirato. Così me lo godo di più. Purtroppo Cronaca Vera non ha un sito internet, in effetti non ne ha bisogno. Come non ha bisogno di pubblicità. La mia rubrica preferita è I misteri del sesso a cura del Professor R. Dell'Alba.

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*mi spiace, ma non mi ricordo in quale.
Di gattasorniona in letture alle: 13:40 | plink | commenti (11)

lunedì, 22 agosto 2005

Tutto quello che avreste voluto sapere sul cocktail Negroni...

Ho appena finito di leggere un libro molto bello, di cui sono venuta a conoscenza grazie a questo post di Antonio G.: Sulle tracce del conte. La vera storia del cocktail Negroni, di Luca Picchi (edizioni Plan, Firenze).
Il libro racconta sia delle origini del celebre cocktail "Negroni" sia della nascita, dello splendore e della decadenza dei tanti caffè storici fiorentini.

È un libro ben fatto e con molta documentazione, tra cui una mappa della città con l'indicazione di tutti i caffè che vengono tirati in ballo. Mi sono divertita un casino a leggerlo. E, con un po' di malinconia, ho percepito certe atmosfere fiorentine che adesso non ci sono più.

Per esempio, il caffè Michelangelo, luogo di ritrovo dei Macchiaioli oggi è una kebaberia e non so cos'altro. Solo una lapide grigia di smog ne ricorda i vecchi fasti. Che tristezza. Le Giubbe rosse (punto di ritrovo dei Futuristi) invece resiste, nonostante abbia perso gran parte dello charme che aveva nei suoi tempi d'oro e, secondo me, vale la pena andarci ogni tanto a prendere un caffè, o magari un Negroni, per chi lo gradisce.
Negroni classico (old style)
In un bicchiere old fashioned con cubetti di "ghiaccio cristallino"
1/3 GORDON'S LONDON DRY GIN
1/3 BITTER CAMPARI
1/3 VERMOUTH ROSSO MARTINI
Si prepare direttamente nel bicchiere. Aggiungere uno spruzzo di seltz e guarnire con una mezza fetta d'arancia e una scorza di limone.
Questa è la ricetta del Negroni classico, inventato dal conte Cammillo Negroni e che si faceva preparare tutti i giorni dal suo barman di fiducia, Fosco Scarselli.
Di gattasorniona in letture, firenze alle: 13:14 | plink | commenti (8)

mercoledì, 16 marzo 2005

Suggerimenti di lettura

Finalmente anch'io ho un libro da suggerire. Ed era ora, perché molti blogger consigliano sempre libri da leggere e io non voglio essere da meno. Allora il libro che mi è capitato per le mani e che consiglio a "tutti" è di Clizia Gurrado e s'intitola Siamo a posto (Sonzogno Tascabili, Milano, 1995, 189 pagine). Si tratta di:

«Venti storie di ragazzi e ragazze, dai diciassette ai trentatré anni: studenti, laureati disoccupati, giornalisti pubblicisti, gommisti, segretarie, elettricisti, parrucchiere, casalinghe... persone diverse per famiglia, mentalità, esperienza, carattere; ma tutti giovani e ugualmente accomunati dal bisogno di riconoscersi come artefici della propria vita, di ritagliarsi una strada su misura, di credere in un sogno, per quanto distante dalla realtà questo possa apparire.»

Eccone un brano che ha come protagonista Daniela T., 20 anni, disoccupata e in cerca di lavoro.

«Aspettando che qualcuno mi chiami per dirmi che c'è un posto per me, sto leggendo tutti gli annunci di lavoro sui giornali, e un giorno in edicola ho trovato un mensile che si chiama Un milione di posti. L'ho comprato per curiosità.
Com'è possibile che io non ci abbia mai pensato? Quei ragazzi sul giornale erano così contenti, soddisfatti, vincenti. Io ho troppo l'aria da sfigata. Non troverò mai un lavoro con questa faccia. Sul giornale si richiedevano menti fresche e brillanti, con tanta voglia di lavorare in modo indipendente. Ragazzi che avevano risolto un momento di crisi con l'apertura di un locale karaoke.»
(p. 112)


Per quanto ne so, questo libro è l'archetipo dei profili poveri del Deboscio. Secondo me è da leggere assolutamente.

Continuo a sognare di mettere le mani su una copia di Sposerò Simon Le Bon. Non demordo. Prima o poi ci riuscirò.
Di gattasorniona in letture alle: 14:40 | plink | commenti (8)

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