Il precario equilibrio tra: la dieta, il panino alla porchetta e un sano desiderio di fuga... tutto questo pedalando per la mia città!

venerdì, 20 giugno 2008

cocuzza, la nonna e veltroni

ho appena passato 15 minuti al telefono, a tentare invano di convincere la mia nonna ultranovantenne che il suo amato cocuzza non è vittima di un editto bulgaro del berlusca, come successe l'altra volta ai vari biagi, luttazzi e santoro.
no, porca miseria, cocuzza è in ferie, probabilmente in una clinica a farsi qualche ritocco alle zampe di gallina e ritornerà, nostro malgrado, in autunno ad allietarle i pomeriggi.
la nonna non ha gradito la mia innocente ironia sul suo idolo e mi ha liquidata con un secco: "un tu ti rendi conto, sei come quei pecoroni d'italiani che l'hanno votato [il berlusca, ndr]. via, stammi bene, ci si sente più in là".
pagherò cara la mia insolenza, lo so.
mia cugina dice che in paese la nonna sta facendo proseliti a iosa, con dibattiti di stampo carbonaro che avvengono quotidianamente sulle panchine sotto l'ombra delle cascie, dove lei espone le sue teorie complottistiche, del governo anti-cocuzza, ai suoi coetanei.
penso che mia nonna sia sprecata in quel paesello. sul serio. dovrebbe stare a roma, a dar manforte a veltroni, ché ultimamente lo vedo parecchio frollato e avrebbe bisogno del sostegno di qualcuno un po' sveglio e con le idee chiare. ecco.
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domenica, 23 dicembre 2007

La pazzia e lo spirito del Natale

Prima di tutto ringrazio il simpatico lurker anonimo che, temendo mi fosse sfuggito, mi ha prontamente inviato questo. Grazie, grazie di cuore. Davvero. Adesso mi sento più buona e mi pento di certi atteggiamenti intransigenti che ho assunto in passato.
Anzi no, scherzavo. Non mi pento proprio di nulla. Ecco. Tra l'altro sono di nuovo inviperita perché stamani ho trovato delle cacche in terrazza, proprio quando pensavo di aver risolto definitivamente il problema piccioni... ma porca miseria, non volevo parlare di questo. E che cavolo. un po' di tregua.
Siamo a due giorni dal Natale, a questo punto ci può stare solo il post di auguri rituali. Fa molto freddo e se continuerà passerò i prossimi giorni di festa, chiusa in casa a bere litri di tè caldo sotto la trapunta; insomma: niente di nuovo.
Stamani, mentre ero sotto la trapunta, ho passato un'oretta al telefono con un'amica carissima. Tra le tante cose, la mia amica mi ha raccontato che sua figlia comincia a sospettare che la faccenda di Babbo Natale, che visita tutte le case del mondo lasciando i regali ai bambini, non sia esattamente la pura verità. E la mia amica non sa come e se sia il caso di dire alla figlia che in effetti Babbo Natale non esiste.
Allora mi è venuta in mente questa storia di Natale della mia infanza e l'ho raccontata alla mia amica che ha avuto la fortuna di conoscerne la protagonista.
Per farla breve: ho saputo che Babbo Natale non esiste quando ero molto, molto piccola, addirittura prima che cominciassi ad andare a scuola. Fu la zia Bruna a farmi questa rivelazione. Ora c'è da dire che la zia Bruna era completamente matta e la sua vita scorreva sul baratro della follia che piano piano l'ha risucchiata, con buona pace della famiglia.
Insomma un giorno d'estate, di punto in bianco, la zia Bruna mi prese da parte e mi disse perfida e serissima: «lo so che ci rimarrai male, ma devi sapere la verità. Babbo Natale non esiste, sono i tu' babbo e la tu' mamma che fanno finta che ci sia, invece unné vero nulla.»
Me lo ricordo ancora bene, perché si stava per partire per il mare ed ero andata a ringraziare la zia per la ciambella gonfiabile che mi aveva regalato. Perciò rimasi traumatizata da quella rivelazione fatta a bruciapelo.
Tornai a casa piangente e chiesi ai miei genitori come stessero davvero le cose e di dirmi la verità sulla faccenda di Babbo Natale. I miei genitori e pure i nonni s'incazzarono moltissimo con la zia Bruna che replicò dicendo che l'aveva fatto per il mio bene, perché certe menzongne potevano solo nuocere ai bambini e alla loro crescita.
In realtà la zia Bruna aveva un piano ben preciso in mente, di cui tutta la famiglia si rese conto solo al Natale successivo quando, sbaragliata la concorrenza di Babbo Natale, la zia Bruna poté finalmente vestirsi da Befana e spopolare con noi bambini come unica vera entità portatrice di doni delle feste.
Nessuno in famiglia ebbe il coraggio di dire a noi bimbi che quella signora vestita di stracci, col naso posticcio e bitorzoluto e col corbello pieno di regali sul groppone, in realtà era la solita zia Bruna nel momento dell'anno in cui aveva scelto di diventare protagonista.
Per questo motivo ho creduto all'esistenza della Befana fino a grandicella...

Beh, Auguri di Buon Natale!
Di gattasorniona in personaggi, vecchi tempi alle: 15:29 | plink | commenti (4)

martedì, 27 febbraio 2007

Gente che la sfanga alla grande

Quando ero piccola il mio telefilm preferito era Quella casa nella prateria*. Mi piaceva molto anche Magnum P.I., ma lo guardavo soprattutto perché avevo una cotta per Tom Selleck. Infatti, delle vicende di Magnum e dei suoi amici racchioni e residuati bellici m'importava il giusto, nulla al confronto con la vita brada di Laura Ingalls.
Io volevo essere come Laura Ingalls perché aveva un cane e una sorella maggiore, due cose di cui ho sempre sentito la mancanza. E poi perché viveva in campagna in assoluta libertà. E mi pareva una gran cosa. Il fatto che vivesse in una baracca, con il cesso all'aperto in un casottino distante cinquanta metri da casa e due genitori stra-bigotti era un dettaglio irrisorio, se in ballo c'erano un cane e una sorella, seppure di rara antipatia come Mary.

Crescendo ho cominciato a guardare quel mondo della prateria con occhi diversi (della cinica bastian-contrario, ndr) e il mio personaggio preferito della serie è diventata Nellie Oleson, quella stronza, la figlia viziata dei bottegai danarosi del paese. Adesso l'attrice che da bambina interpretava Nellie fa la guida turistica ad Hollywood. Ovviamente c'ho fatto un pensierino e mi sono informata, non si sa mai. Bene, uno dei suoi tour costa 3000 dollari, un prezzo decisamente esoso, se penso che il tour del Corridio Vasariano a suo tempo mi costò 10.000 lire con lo sconto per i soci Coop.
Di gattasorniona in personaggi, televisione, vecchi tempi alle: 19:06 | plink | commenti (10)

mercoledì, 11 ottobre 2006

La Iole

Sono giù di morale perché è morta la Iole. Era malata da tempo e non riconosceva più nessuno, figli compresi. Da quando si era aggravata era facile trovarla in paese, sempre in tuta da ginnastica e pantofole felpate, mentre la badante rumena, dall'inspiegabile accento tedesco, la spingeva sulla sedia a rotelle. Durante quegli incontri la Iole mi faceva grandi sorrisi sdentati, nonostante avesse smesso di riconoscermi già da una decina d'anni, ossia dagli albori di quella malattia che l'ha consumata inesorabilmente fino a pochi giorni fa. E io la ricambiavo con baci, abbracci e, quando era possibile, con un boero della casa del popolo.
La Iole e tutta la sua famiglia hanno abitato per tanti anni nella casa di fianco a quella di mia nonna, in campagna. Adesso quella casa è stata restaurata e divisa in tanti appartamenti, ma fino a pochi anni fa era un edificio enorme, su tre piani, fatiscente e in cui viveva soltanto la famiglia della Iole, appunto. Da piccola li adoravo: erano una specie di famiglia Addams, ma più ruspante e variegata e passavo un mucchio di tempo là da loro.
Avevano questa casa enorme, composta da una quindicina di grandi stanze buie e umidissime, che si estendevano ramificandosi su tre piani all'interno del borgo dove abitiamo anche noi, con le finestre che sbucavano dappertutto, mischiate a quelle delle altre abitazioni.
All'interno il puzzo di piedi era una costante, al punto che mi stupivo quando mi rendevo conto che in casa mia non c'era e mi pareva pure una mancanza - la nostra - di cui preoccuparsi.
Tra i vari componenti della famiglia mi ero affezionata sopratutto alla Iole e a suo marito Vittorio. Lui era un uomo bellissimo e pieno di fascino, ma anche la Iole sarebbe stata una donna molto bella se solo non fosse stata logorata dalla vita e dall'alcol. La Iole, infatti, lavorava in fabbrica come un mulo per mantenere tutta la famiglia, perché suo marito aveva da fare la 'bella vita' e spesso spariva con la sua Lancia Beta coupé per lunghi periodi, senza dare notizie.
Durante quelle assenze, per me inspiegabili ma consuete, la Iole era sempre parecchio nervosa e si veniva a sfogare con mia madre e mia zia, bevendo bicchieroni di Martini bianco e fumando una sigaretta dopo l'altra.
Quando Vittorio ritornava - e ritornava sempre - portava alla moglie la biancheria da lavare, pretendendo di rientrare in casa come se nulla fosse accaduto.
La Iole ovviamente non ne voleva sapere e scoppiavano delle litigate furibonde che tutto il paese ascoltava con curiosità morbosa da dietro le finestre. A volte lei lo minacciava con il fucile da caccia, mai puntandoglielo addosso, solo agitandolo nell'aria come spesso si vede fare nei film di cow boy. Poi, per punirlo efficacemente di aver abbandonato il tetto coniugale, gli impediva di vedere il cane. E lì scoppiavano le liti peggiori. L'accesso ai figli rimaneva libero - e sono sicura che nessuno dei due si sia mai posto il problema dei figli - invece il cane era la creatura più preziosa della famiglia e perciò il fulcro di qualsiasi contesa.
I figli di Vittorio e della Iole, a loro volta, se ne fregavano: praticamente vivevano abbandonati a loro stessi e quelli più grandicelli erano già in fabbrica a lavorare e non avevano certo tempo da perdere con le 'scaramucce amorose' dei genitori. Dopo aver consumato la tragedia e il dramma con le loro grida che riempivano il borgo assolato e deserto dei pomeriggi d'estate, la Iole e il marito ritornavano sempre d'amore e d'accordo, fino alla fuga successiva.
In particolare la Iole diventava una moglie straordinariamente devota quando al marito toccava trascorrere dei periodi in 'gattabuia'. Nulla di grave, piccoli furti, bracconaggio e 'cosette' così. I miei genitori si vergognavano e non mi dicevano che Vittorio era finito in galera. E dal canto mio, non capivo perché Vittorio se ne fosse andato lasciando la macchina sotto casa, ma in fondo mi faceva piacere perché la lasciava sempre aperta e potevo giocarci tutto il giorno insieme ai suoi figli più piccoli. Soltanto pochi anni fa i figli della Iole mi hanno raccontato dei 'soggiorni obbligati' del padre presso la casa circondariale, prendendomi pure per il culo perché non mi ero mai accorta di nulla.
Mi dispiace che la Iole non ci sia più.
Di gattasorniona in personaggi, vecchi tempi alle: 13:49 | plink | commenti (15)

martedì, 23 maggio 2006

I'Pillola

I' Pillola ha qualche anno in più di me, è un bel ragazzo, 'un tòcco di fico', come si dice da queste parti. E il Pillola è perfettamente consapevole del suo fascino e del suo acendente sulle donne e se lo tira un monte, con quell'aria da bel tenebroso che ora che ha superato i quarant'anni fa anche un po' sorridere.
I' Pillola iniziò a farsi le pere quando era alla scuola superiore e s'è bucato allegramente per una decina d'anni finché non venne beccato mentre spacciava, obbigato a disintossicarsi e ad andare a pisciare al SerT di Piombino (non si è mai capito perché proprio lì) una volta a settimana, per alcuni mesi.
Una volta finiti i controlli del Sert, i'Pillola ricominciò a farsi più di prima. Riuscì ad abbozzarla definitivamente con l'eroina, soltanto grazie ad un'epatite piuttosto brutta che arrivò tra capo e collo a lui e ad altri suoi compagni di buco, riducendoli piuttosto male.
Da quel momento basta: niente più eroina. E così i' Pillola iniziò a dedicarsi alle pasticche, alla coca e anche all'alcol, che beveva con disinvoltura, fregandosene del suo fegato minato in modo irreversibile dall'epatite.
Anche se aveva uno stile di vita da personaggio di Trainspotting i' Pillola era un bigotto di prim'ordine: viveva con la mamma, il babbo e la nonna e dire che aveva una mentalità ristretta è dire poco. Una volta mi fece una parte di merda perché ad una festa avevo bevuto troppo vino e avevo vomitato anche le budella nel parcheggio; gli pareva brutto vomitare così. Ci rimasi malissimo e mi sentii pure un'alcolista all'ultimo stadio, mentre lui, stronzissimo, mi sorrideva sornione.
In tanti anni l'ho visto solo una volta senza quel sorriso beffardo stampato sulla faccia: al funerale di un suo/nostro amico che purtroppo non ce l'ha fatta a superare gli strascichi gravissimi di quella stessa epatite che i'Pillola, invece, s'era giocato di tacco.
Poi ci siamo persi di vista e di lui ho avuto solo poche notizie sporadiche, tra cui quella della sua sieropositività che ha seminato il panico tra buona parte delle persone di sesso femminile che conosciamo entrambi. Ma in fondo, nessuno si è stupito più di tanto di questa notizia: ce lo aspettavamo un po' tutti.
L'altro giorno, mentre camminavo per strada, mi sono sentita chiamare. E mi sono trovata davanti il Pillola, figo e perfettamente in forma nonostante: la sieropositività, l'epatite, il decennio di pere, quello di pasticche e una vita di eccessi di ogni genere... ma come cavolo fa? Gli ho detto:
- Pillola, ma come fai ad essere sempre così bòno? - E già che c'ero ne ho approfittato per sbaciucchiarlo e tastargli il culo, tanto c'ho confidenza...
Il Pillola invece mi ha trovata molto ingrassata e poco in forma, con un tono paternalistico, odioso, mi ha suggerito di prendermi un po' di vacanze e di volermi più bene. Sì, ha detto proprio così: volermi più bene. Non ho nemmeno replicato, come si fa? Cazzo.
Di gattasorniona in personaggi alle: 13:39 | plink | commenti (24)

mercoledì, 10 maggio 2006

Dal parrucchiere unisex

Sono andata a tagliarmi i capelli nella bottega 'unisex' dei miei parrucchieri, in cui si possono trovare clienti di ogni età. Mentre uno mi tagliava i capelli, l'altra mi applicava sul braccio dei cerotti su cui aveva spalmato vari tipi di tintura e di henné per stabilire una volta per tutte a cosa sono allergica e finalmente togliermi i miei primi capelli bianchi (ebbene, sì).
Seduto accanto a me un tizio d'una quarantina d'anni, con i capelli lunghi fino al culo, ma radi e con un evidente principio di calvizie, si accordava con l'altro parrucchiere per una spuntatina impercettibile alle doppie punte. L'ho osservato bene e se sapessi disegnare ne manderei subito il ritratto a Betty Moore che è una specialista nel trattare i casi umani di questo genere. Il tipo, infatti, aveva una felpa blu tagliata come si usava negli anni Ottanta post Flash-Dance che gli lasciava scoperta la pancetta e posso assicurare che a lui non stava bene come alla tipa del film. Indossava anche un pantalone stretto-stretto fino a sotto il ginocchio, una specie di "fuseaux militare", e scarpe da ginnastica alte, da pugile, bianche e senza calzini.
Accanto a lui un altro tipo, loschissimo, con la fronte alta mezzo centimetro, si stava facendo mettere a posto capelli e pizzetto.
Si parlava del più e il meno e ad un tratto la parrucchiera ha accennato a quella triste vicenda di cronaca della donna decapitata dal marito(*).
Il tipo losco ha gelato tutto il negozio perché, con naturalezza e un malcelato orgoglio non si sa per cosa, ha affermato cercando di fare il simpatico:
- Ehh... e che sarà mai una testa tagliata e buttata in un cassonetto! Da noi in Calabria quando si tagliava una testa poi veniva portata in giro per tutto il paese, per farla vedere.
Poi, dopo averci lasciati tutti di sasso, il tipo losco-taglia-teste, come se nulla fosse, ha attaccato bottone col capellone calvo raccontandogli che era andato a vedere il Wrestling, mi pare a Pisa o Livorno, ma che gli aveva fatto cacare:
- È tutto finto e si vede... una cosa per ragazzini...
Allora il capellone calvo gli ha consigliato di andare a vedere il calcio storico fiorentino e il brutto ceffo s'è tirato la zappa sui piedi dicendo a voce alta:
- Vabbè dai, che sarà mai, tanto è finto anche quello.
A quel punto il negozio è insorto: tutti si sono accalorati e hanno spiegato al brutto ceffo che il calcio storico fiorentino è l'ultimo e unico vero spettacolo, dove volano le vere puntate, si versa il vero sangue e dove le risse sono vere risse.
- Sennò non si spiegherebbe perché va avanti da secoli e con successo - ha chiosato la mia parrucchiera, distogliendo per un attimo l'attenzione dalla messa in piega modaiola che stava facendo a una ragazza.
Alla fine il brutto ceffo ha abbandonato il suo atteggiamento smargiasso, ha smesso di sparare bischerate e tutto coinvolto nei discorsi degli altri ha detto che andrà a vedere la prossima partita del calcio storico fiorentino. Io invece sono contenta perché potrò farmi l'henné senza timore di shock anafilattico o dermatite fulminante.

Caffè!
Di gattasorniona in personaggi, situazioni alle: 08:02 | plink | commenti (13)

giovedì, 16 marzo 2006

In provincia

Mohammed è un vu' cumprà stanziale, nel senso che lo si può trovare sempre di fronte allo stesso hard discount in una campagna toscana semi-industrializzata che amo perché ci sono cresciuta e anche perché ha ben poco a che vedere con i paesaggi patinati del Chianti, quelli da cartolina per intendersi, che a lungo andare sono stucchevoli.
Mohammed non è il suo vero nome, si chiama in un altro modo, ma preferisco non dirlo perché il paese è piccolo e la gente non si fa mai i cazzi propri. Mohammed vive vendendo le sue cianfrusaglie: pacchi di calzini, accessori taroccati per cellulari, ecc. Tempo fa mi ha venduto una cover per il mio vecchio e banale Nokia blu:
- Mohammed, dammela fucsia, se ce l'hai. Oppure quella gialla lì.
- No. questa no. Non ti va bene: è troppo da tamarri albanesi.
- Ma sei sicuro? Guarda che io sono tamarra...
- Ti dico prendi questa. Questa ti va bene, è per te!
E così da mesi ho questa cover di un nero-cenere opaco, decisamente funereo, che ho rinunciato a mettere al cellulare perché è troppo triste (e anche perché non la so montare, ndr). Mohammed dice che me la cambia, ma mi scordo sempre di riportargliela.
Mohammed vive in Italia da parecchi anni e ha lasciato la sua famiglia in Marocco, moglie e figli compresi. Ogni anno va a trovarli: parte dalla Toscana con la sua macchina scassata e, non so come, arriva in Marocco, dove vende subito la macchina con cui è arrivato. Dice che gli conviene far così, boh. Quando ritorna qui, compra subito un'altra auto che poi rivenderà durante il prossimo viaggio a casa e così via. Ho provato a entrare nel suo business, tentando di vendergli la mia macchina e prospettandogli pure un grosso affare. Credo ci stia ancora ridendo...
Mohammed inoltre vende: t-shirt, accendini e le famigerate sveglie che usa mia nonna e con cui si trova tanto bene perché 'enno grosse e i numeri si vedan dimorto bene', orribili e casinosissime, che quello stronzo le propone con un "prendi due sveglie e ne paghi una" a cui la nonna non può certo resistere. Una tortura tutti quei tic-toc, quando siamo in casa sua.
Mohammed vende anche i cd e i dvd piratati. Lo fa di nascosto e solo alle persone che conosce personalmente.
La particolarità di Mohammed che mi lascia spiazzata è il suo razzismo scientifico. Mi dice spesso di stare attenta agli slavi perché sono tutti pericolosi e col coltello sempre pronto. "Ok, grazie" gli rispondo perplessa. Ma le due etnie che proprio non sopporta sono: i cinesi e i terroni. Noi toscani, invece, ci tollera, perché siamo oriundi e poi ormai c'ha fatto l'abitudine anche se siamo dei grandi rompicoglioni. Una volta un tizio cinese tamponò la macchina in sosta di mia cugina e Mohammed, che aveva assistito alla scena, prese il numero di targa del tipo e lo "bloccò" fino all'arrivo dei vigili. Ma non lo fece per dovere civico o perché è amico di mia cugina: lo fece solo perché i cinesi gli stanno sul cazzo, ci tenne a puntualizzare. In famiglia abbiamo riso di questa storia per dei mesi. È un punto di vista spiazzante.
Tutto ciò mi è venuto in mente perché ho appena saputo che ho una cover per il mio cellulare, in finta radica (stile cofano funebre), che mi aspetta. Regalo della casa.
Di gattasorniona in personaggi alle: 13:59 | plink | commenti (12)

venerdì, 10 marzo 2006

Stefano Poli Andrea Diprè: il clone pissero di Sgarbi




Non posso fare a meno di segnalare il mio nuovo mito televisivo: Stefano Poli Andrea Diprè, il clone (pissero) di Sgarbi. Pazzesco. Imita Sgarbi in tutto e per tutto: abbigliamento, gestualità, pronuncia delle parole, pettinatura, postura.
Inoltre, Vittorio Sgarbi attualmente conduce un programma su Italia 7 gold e Stefano Poli Andrea Diprè, invece, lo fa su Italia 7. Inquietante, vero?
Nelle foto qui sopra sta raccontanto di quanto sia afosa Firenze in estate.
Sono emozionata: era dai tempi della Dott.ssa Lotto e Morgana che non mi affezionavo ad un personaggio così.

Aggiornamento: mi sono sbagliata, il clone di Sgarbi in realtà si chiama Andrea Diprè. Ero convinta che si chiamasse Stefano Poli e non ho controllato. Invece avrei fatto meglio a farlo:
"Andrea Diprè è un presunto intellettuale leghista che trasmette da una televisione padovana. Il suo programma (Diprè e la modella) è una sorta di Sgarbi Quotidiani, in cui il nostro "presenta" delle opere d'arte avendo di fianco una donna completamente ignuda. Un genio." [da Indissolvenza ]
Grazie a Stefano che, nei commenti a questo post, mi ha avvertita dell'errore, suggerito i link che ho riportato qui sopra e, infine ha lasciato informazioni biografiche sul clone di Sgarbi interessanti, del tipo: "è entrato nei giovani leghisti cristiani (per me un gruppo di invasati) in cui le sparava ogni giorno contro gay, islamici, meridionali, e tutto quello contro cui poteva puntare il suo ditino".
Di gattasorniona in personaggi alle: 13:49 | plink | commenti (18)

domenica, 08 gennaio 2006

Amicizie preziose

«Ho una fiala di gas nervino in borsa, adesso vado a buttarla nella stazione OPPURE butterò una bomboletta puzzolente in quel negozio là»
[frase gridata più volte da un pazzo alla fermata dell'autobus in P.zza Stazione, qualche giorno fa]


Gianni ha quarantatré anni ed è un tipo molto distinto, di quelli con i calzoni sempre in piega, per intendersi. Ci siamo conosciuti cinque anni fa e ci siamo piaciuti da subito. Mi ricordo che ero ad una festa di compleanno a cui ero andata da sola perché avevo litigato col fidanzato che, per ripicca, era rimasto a casa. Ero a questa festa e Gianni si avvicinò con intento palesemente imbrocchereccio. Io accettai il drinkino che mi offrì e poi gli dissi:
- guarda che sono fidanzata e anche molto incazzata, dimmi te se ti pare il caso!
Questa mia risposta lo divertì e ogni tanto mi ricorda ancora quell'episodio, ormai lontano. Da allora siamo diventati amici. Mi piace molto passare il tempo con Gianni. Di solito ci ritroviamo nei fine settimana e andiamo in giro, per bancarelle di libri usati, in cerca degli Urania ammuffiti che entrambi adoriamo.
Gianni, inoltre, ha una profonda vocazione al pierraggio e organizza eventi mondani, culturali e sociali a ripetizione. Con lui credo di essere andata alle feste più brutte di tutta la mia vita, davvero.
Se a Firenze viene organizzato un evento loffio, con gente stantìa, beh, Gianni è sempre il primo a saperlo e a buttarsi a capofitto e con entusiasmo nell'organizzazione. E riesce sempre a coinvolgere un mucchio di persone; una roba da non credere. Io che ormai lo conosco da tanto mi diverto un casino a partecipare a certe serate e vedere le povere vittime ignare, coinvolte in cene danzanti in culo al mondo o in pietosi eventi culturali in qualche casa del popolo dell'hinterland, che non si capacitano di come siano finite lì. Gianni è praticamente la versione contemporanea del mitico Filini e perciò è un amico preziosissimo.
Ogni anno dal 26 dicembre fino al pomeriggio del 31 la sua missione è sistemare, tra i suoi innumerevoli contatti, chi è rimasto scoperto per il capodanno. È in questo modo, per esempio, che ho conosciuto Cristiana: anni fa portai lei e altre tre persone rimaste scoperte (e che poi non ho più rivisto, ndr) ad una festa dell'ultimo dell'anno organizzata da alcuni miei amici, dove lei passò tutta la serata su un divano dicendo che il capodanno le metteva solo una gran depressione addosso.
Ogni anno, dopo le feste, Gianni mi confessa sempre di essersi un po' rotto le palle di sentire alcune persone solo perché il 31 dicembre non hanno nulla da fare. E ha perfettamente ragione; ma è più forte di lui, deve organizzare la serata a tutti, sennò non trova pace.
Da diversi anni Gianni convive con una tipa molto simpatica, ma ultimamente ha scoperto un'attività che lo riempie di gioia perché lo fa sentire single. Almeno una volta a settimana, viene con me all'Esselunga di Via di Novoli a fare la spesa, anche se per lui è parecchio fuori mano. Dice che gli piace un casino fare la spesa con me, lo rilassa. In effetti, tra gli scaffali dell'Esselunga, la ciana s'impossessa di noi e ci fa passare dei bei momenti di puro pettegolezzo. In questi frangenti a Gianni piace fare il single, come dice lui. Ovvero riempie il carrello soltanto di schifezze in offerta e puntualmente al suo ritorno a casa la sua compagna lo cazzia in malomodo per quegli acquisti incauti e, soprattutto, ipercalorici. L'ultima volta ha comprato tre secchielli di olive in salamoia e uno svariato numero di salamini e salamelle, tutto contento, dicendo che ama fare il single. La sua ragazza mi ha chiesto più volte di impedirgli di fare certe cose quando andiamo a fare la spesa. Ovviamente mi guardo bene dal dirgli alcunché: non son mica la sua fidanzata...
Di gattasorniona in personaggi, amici alle: 12:54 | plink | commenti (11)

mercoledì, 21 dicembre 2005

Bruna e Attilio

Bruna e Attilio erano i due zii di mio padre. Si erano sposati giovani e avevano sempre condotto una vita piccolo borghese, da manuale. Lui impiegato alla Sip, lei casalinga e moglie devota. Mai un atteggiamento sbagliato, mai una stonatura o un qualcosa sopra le righe. Tutt'e due casa e chiesa, non avevano mai avuto un punto di vista non conforme a quello della parrocchia. Tuttavia erano sempre pronti ad entrare nel merito delle scelte altrui, ma sottotono, perché chi alza la voce è incivile o rosso (lo sdoganamento di "comunista" come massima ingiuria sarebbe avvenuto soltanto parecchi anni dopo, con l'avvento di Berlusconi).
L'unico svago dello zio Attilio consisteva nel concedersi qualche battuta di caccia all'anno. Aveva diversi trofei di caccia in casa: una testa di cinghiale, qualche uccello impagliato e un paio di altre teste di non so quali animali. Tutti uccisi da lui e impagliati da un suo amico, grande impagliatore di animali morti ammazzati, di cui si vantava sempre.
Invece la zia non faceva mai nulla di extra-familiare. Amava cucire, curare i gerani sul terrazzino e cucinare, specialmente la carne. Aveva, inoltre, una vera e propria passione per i coltelli da cucina. Ne aveva un bellissimo set per spolpare, squartare e affettare qualsiasi trancio di carne. A Pasqua in famiglia si mangiava sempre l'agnello preparato dalla zia Bruna, che lo cucinava al forno, testa (testicciola, come la chiamava lei) compresa.
Entrambi gli zii sono impazziti e hanno finito la loro vita matti come cavalli.
Lo zio Attilio, alla veneranda età di ottant'anni, iniziò ad interessarsi alle altre donne. Un Don Giovanni a scoppio ritardato. Si fidanzava (in realtà immaginava di farlo) con qualsiasi donna giovane che gli capitasse a tiro. E si ringalluzziva tutto:
- quella mi ha sorriso: è fatta!
- Ma zio, icché tu dici: avrà sì e no vent'anni, lascia stare...
- Sìe lascio stare... Buongiorno signorina!
Anche la zia Bruna cominciava a dare segni di squilibrio e si dimenticava di tutto: rubinetti dell'acqua e del gas lasciati aperti, finestre spalancate in pieno inverno, e così via. Tutto, fortunatamente, senza conseguenze. Perché è bene dirlo: i due vecchietti avevano pure parecchio culo e non gli succedeva mai nulla di male.
A volte lo zio usciva in pigiama e vestaglia e, profumato dalla testa ai piedi di acqua Velva, andava a prendere l'autobus per raggiungere una delle sue conquiste immaginarie. Ma c'era sempre qualcuno che lo ritrovava e lo riportava a casa (non è che passasse inossevato in giro per la città, ndr). E al suo rientro da quelle fughe d'amore la zia l'accoglieva minacciandolo con i suoi coltelli da cucina e spaventando a morte la badante di turno.
Lo zio morì e la zia non parve interessarsi alla cosa più di tanto. Il giorno del funerale, infatti, preferì rimanere in casa perché aveva da spolverare il salottino pieno di ninnoli e centrini.
Dopo la morte del marito la zia cambiò abitudini di vita e pure lei cominciò ad uscire di nascosto. Ma per lei niente colpi di testa, né fidanzati immaginari. La sua fissa divenne il gioco d'azzardo. Usciva in tuta da ginnastica felpata, pantofole di lana e la sua amata pelliccia di visone spelacchiato sulle spalle per andare alla sala corse del quartiere, dove tentava di giocarsi una manciata di spiccioli ai cavalli. I gestori ormai la conoscevano e avevano tutti i numeri di telefono della mia famiglia:
- Pronto, sono della sala corse, guardi che c'è un'altra volta la su' zia qui...
- Oddio, vengo subito a prenderla..
- La vòle scommettere la trisse coi gettoni di' telefono. La venga subito, un ci s'ha mi'a tempo da perdere...
Anche la zia è morta, ormai da tanti anni, ma nella mia famiglia, specialmente durante il periodo natalizio in cui la zia Bruna amava sbizzarrirsi a preparare arrosti di ogni genere, si continua a parlare di loro.
Di gattasorniona in personaggi, vecchi tempi alle: 13:42 | plink | commenti (23)

giovedì, 17 novembre 2005

Il pusher delle mozzarelle

Pochi anni fa, in una piazzola di sosta, appena fuori l'uscita dell'Autostrada Firenze-Sud, si poteva trovare una Volvo familiare grigia parcheggiata e col motore sempre acceso. Dentro un tizio napoletano distinto. Nel bagagliaio della macchina c'erano stipati diversi contenitori di polistirolo bianco. E dentro ai contenitori: mozzarelle.
Il tizio era il pusher delle mozzarelle. Una volta mi fermai per caso nella piazzola e mi misi a chiaccherare con lui, incuriosita perché lo vedevo lì tutti i giorni e volevo sapere che cosa ci facesse. Mi raccontò che faceva la spola con non mi ricordo quale località del napoletano, dove si producono le mozzarelle più buone del mondo.
Sosteneva, sornione, che nella scala mondiale delle mozzarelle di qualità le sue si collocavano direttamente al secondo posto, dopo quelle di una certa azienda, sempre della stessa località, che però riforniva direttamente e solo personaggi importanti, come la regina d'Inghilterra. Questo era il suo biglietto da visita: recitava la stessa cosa a tutti i potenziali clienti.
E dopo questo esordio non potevi non rimanere affascinata dal personaggio e ti compravi le sue mozzarelle per assaggiarle. Ed erano veramente buone. Ti faceva pure lo scontrino, con una macchinetta che teneva sul cofano della sua Volvo familiare dal motore perennemente acceso ("per tenere le mozzarelle in temperatura", spiegava cortese).
Io e il mio ex ne avevamo una passione, ma più che altro ci piaceva interagire col tizio.
- Esco, vado a prendere le mozzarelle.
E pareva una variante del classico: "vado a prendere le sigarette". Invece il fidanzato ritornava sempre, con un sacchetto di mozzarelle e qualche aneddoto nuovo che gli aveva raccontato il nostro pusher del raccordo. Da lui ho imparato che: la mozzarella non andrebbe messa in frigo e che sarebbe opportuno immergere il sacchetto nell'acqua tiepida per qualche minuto, prima di aprirla e servirla.
Poco fa, mentre aprivo una mozzarella Coop fredda di frigo, pensavo che sono diversi anni che non vedo più il tizio, lì alla piazzola. Chissà che fine ha fatto. Forse ha cambiato zona.
Di gattasorniona in personaggi, firenze, culinaria alle: 13:56 | plink | commenti (16)

venerdì, 25 febbraio 2005

Max

Poco fa mi ha chiamata il mio amico frikkettone disperato. Non trova più Max*. E' sparito da quasi un mese. L'ha cercato ovunque e invano. Adesso si è rassegnato e si è convinto di averlo perso per sempre. L'ho sentito veramente giù.
Mi dispiace tanto, davvero. Max era un cane brutto, antipatico e puzzolente. Però mi ero affezionata a lui.
Spero che non gli sia capitato nulla di male e che abbia semplicemente trovato un'altra casa. Ho ancora i segni dei suoi morsi sulla mia unica borsa nera. Adesso li guardo con rimpianto. Povero Max...

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* Puntate precedenti: Max e il Messico, La filosofia "perché io valgo"...
Di gattasorniona in personaggi alle: 14:22 | plink | commenti (1)

lunedì, 17 gennaio 2005

Dott.ssa Lotto & Morgana






La mora fa le carte. La bionda da i numeri del Lotto. Le adoro.
Di gattasorniona in personaggi alle: 13:57 | plink | commenti (13)

sabato, 27 novembre 2004

Andy e Loredana


A New York, nei primi anni Ottanta, la mitica Loredana Berté ha girato un videoclip diretto da Andy Warhol. Questo video sulla canzone "Movie" era andato perduto, ma ora è stato ritrovato. Loredana e Andy si sono conosciuti proprio a New York, nel 1981, mentre stavano facendo acquisti da Fiorucci. Si piacquero subito e lui la invitò alla Factory dove è stato girato il video in questione. Fantastico. Grande Loredana.
Di gattasorniona in personaggi alle: 11:44 | plink | commenti (6)

mercoledì, 25 agosto 2004

Son vent'anni che c'ho 'sta cosa sullo stomaco...

Quando ho letto la notizia del licenziamento dalla Rai di Pippo Baudo sono stata contenta. Non perché sarebbe l'ora che Pippo andasse in pensione, né perché è antipatico o strapagato o sposato con la Ricciarelli (pare ancora per poco, però). No, no, per nessuna di queste ragioni.

Il mio rancore verso Pippo ha radici ancora più antiche e risale ad una ventina d'anni fa (o poco meno). E precisamente da quando, negli anni Ottanta, vennero i Duran Duran in Italia per partecipare come ospiti al Festival di Sanremo.

All'epoca, come tutte le ragazze d'Italia, passavo il mio tempo in adorazione davanti alla tele, guardando i quattro Duran. Rimanevo ipnotizzata davanti a DJ Television aspettando qualsiasi notizia che li riguardasse.
Il telefono di casa era diventato di mia proprietà e mi serviva per la raccolta/diffusione in tempo reale di notizie sui Duran Duran (eravamo ancora molto in epoca pre-cellulari).

La loro partecipazione a Sanremo fu una sorta di evento mediatico senza precedenti. Tutti seguivamo con trepidazione le vicende della gamba rotta di Simon Le Bon, che si esibì in un orrendo playback sul palco dell'Ariston proprio con la gamba ingessata.

Ebbene: come c'entra Pippo Baudo in tutto questo?
Dunque, Pippo Baudo, forte del suo ruolo alla Rai, portò sua figlia (più o meno della mia età) a incontrare, in carne ed ossa, i Duran Duran... e davanti alle telecamere! Un caso di nepotismo sfacciato e ostentato: inaccettabile! Un affronto a tutte le adolescenti d'Italia...
"Lei", l'unica fortunata in Italia, solo perché figlia di Pippo, "pezzo grosso" della Rai. Quando ci ripenso mi girano ancora le scatole...

Beh, son contenta che alla fine alla Rai l'abbiano licenziato.
Di gattasorniona in personaggi, anni 80 alle: 12:50 | plink | commenti (12)

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