Il precario equilibrio tra: la dieta, il panino alla porchetta e un sano desiderio di fuga... tutto questo pedalando per la mia città!
domenica, 25 febbraio 2007
Camminare solitaria per le vie del centro di Firenze, respirando l'atmosfera invernale, grigia, fredda e piovigginosa, con l'adagio di Albinoni negli auricolari e crogiolandosi nell'immancabile spleen domenicale, è senza dubbio un esperienza Sublime.
Peccato che basti solo un caffè al bar e un paio di sms cazzoni per riportare tutto nelle debite proporzioni...
sabato, 17 febbraio 2007
Oggi questo blog e la sua tenutaria partecipano e supportano la manifestazione che è appena iniziata a Vicenza contro l'allargamento della base USA.
Quando penso a Parigi mi vengono in mente due cose del mio passato: il tentativo patetico e pericoloso di percorrere gli Champs-Élysée con lo skateboard - no, non ero piccola, avevo all'incirca 26 anni e grazie a dio quella volta non mi sono rotta nulla... - e i librai parigini che popolano con le loro bancarelle il Lungosenna. Una goduria quella passeggiata.
Mi è venuta in mente Parigi perché poco fa ho letto un
articolo proprio su quei librai lungo la Senna. Così ho scoperto che si chiamano
bouquiniste - pardon, non lo sapevo e pensavo fossero dei 'volgari'
libraire, ndr - e che già da una quindicina d'anni sono diventati patrimonio mondiale culturale dell'Unesco. Complimenti.
Tutta questa storia mi ha fatto ricordare che è da un bel po' che non mi capita più di vedere la
bancarella del mio libraio di fiducia in Piazza San Firenze. Mi chiedo se sia colpa dei miei nuovi orari o se abbia davvero chiuso baracca e burattini.
Mi dispiacerebbe molto; quel signore cortese era un momento fondamentale durante le mie passeggiate in centro.
lunedì, 18 dicembre 2006

Ci sono un sacco di fottutissime cose che mi limitano nella vita di tutti i giorni: paure, fobie, insidie reali, condizionamenti sociali, gente di cacca, abitudini deleterie, ecc.
Ma ce ne sono alcune completamente fuori di testa che mi condizionano quasi ogni giorno e che mi lasciano un minimo interdetta perché non sono mai riuscita a capire se ci sia un fondo di verità o se siano una mera presa per il culo. Nel frattempo subisco il condizionamento e amen.
Da anni, infatti, compio certe azioni col dubbio di stare alimentando una leggenda urbana del cavolo a cui sono rimasta solo io a credere e a farmi condizionare. Sto parlando, per esempio, di quei
cosi di plastica fatti a otto che servono per unire le lattine tra di loro. Ecco io taglio sempre quei
cosi di plastica fatti a otto perché qualcuno, una vita fa, mi disse che se non l'avessi fatto quei
cosi di plastica fatti a otto avrebbero senz'altro ucciso qualche delfino.
Dinamica delle tragedia: il
coso di plastica fatto a otto, una volta finito in mare, si sarebbe andato ad incastrare bloccando la
'bocca a becco' di un simpatico delfino e il poveretto sarebbe così morto di fame, solo perché io, per colpevole pigrizia, non avevo tagliato il
coso di plastica fatto a otto prima di gettarlo nella pattumiera.
Mi capita spesso di rimettere le mani dentro il sacco della spazzatura per recuperare e tagliare il
coso di plastica fatto a otto, perché il pensiero di quell'ordigno di morte libero di vagare nell'ambiente, mi avvelena il gusto del
birrino o del
cokino appena aperto. E non conta nulla se abito a un centinaio di chilometri dal mare, pratico il riciclaggio spinto e mai - dico: MAI - lascerei della plastica in giro; taglio sempre i
cosi di plastica fatti a otto per salvare i delfini. E dopo averlo fatto mi sento un po' attivista di Greenpeace e molto presa per il culo.
Certo a pensarci bene non è che sia un grosso problema, il mondo è pieno di notizie ben più importanti, tipo questa che mi ha addirittura sconvolta:
Incendiato lo zerbino a casa di Bossi.
P.S. Anch'io seguo volentieri la
'moda del momento'
e saluto i miei
ottimi vicini di blog-galassia:
Davide Bregola,
Robba,
Stylosophy,
I Provinciali,
Melpunk,
Marco Candida,
Diderot,
Cazzeggi letterari,
Lame rotanti,
Sociopatica,
Kay,
Spad,
Alternativo?. Per chi non ne sapesse nulla: c'è il post di
Ludo, geniale ideatore di tutta la faccenda.
venerdì, 24 novembre 2006
«Voi icché vu fate l'ultimo dell'anno?» Ha esordito così la collega modaiola, stamani mattina, mentre con la consueta nonchalance scodellava sul tavolo i suoi quattro cellulari ultimo modello.
«Boh», ho risposto con un filo di voce sentendomi mancare le forze.
«...io e i' mi omo s'è prenotato...» ha continuato quella bischera e poi,
grazieaddio, uno dei suoi telefonini ha squillato e, con l'auricolare bluetooth fuso all'orecchio, è andata a chiudersi nel cesso dove ha litigato a voce alta - non si sa con chi - per i successivi dieci minuti.
Ecco, io mi son depressa all'istante e mi è pure venuto un accenno di emicrania (che continuo ad avere ancora adesso, ndr). Ho deciso di uscire a prendere il caffè al bar, bypassando per una volta la macchinetta dell'ufficio. E mentre scendevo le scale mi sono venute alla mente le immagini del Natale, del pranzo familiare, del cenone, delle riunioni con i parenti, dei quintali di zampone e lenticchie, delle bicchierate di Diger Selz, dell'apertura dei panettoni, della
deplasticatura dei torroni e dei panforte. Non credo che ce la farò a superare tutto questo. Aiuto.
venerdì, 30 giugno 2006
Son giornate caotiche per me, queste. Ho tutti gli orari stravolti e un casino di lavoro in più rispetto al consueto. Tuttavia sono molto contenta: sul versante professionale le cose cominciano ad andare davvero bene, dopo anni d'incertezze (peraltro fomentate e ingigantite, più o meno bonariamente, da buona parte delle persone a me più vicine, ndr) e negli ultimi mesi ho avuto delle belle soddisfazioni e opportunità che ho colto e che sto tuttora cogliendo.
Adesso sono entrata nella fase in cui, se dio vole, ci si possono togliere i cosiddetti sassolini dalle scarpe oppure in cui si vedono i cadaveri passare mentre si sta comodamente seduti sulla sponda del fiume (dipende se la propria filosofia di riferimento è quella contadina o quella orientaleggiante). Ma la sostanza non cambia e son tutte piccole soddisfazioni che mi posso levare con molto gusto.
Un lato negativo in questo mio rinnovamento professionale è che non riesco quasi più a vedere
Beautiful e purtroppo non so nulla degli ultimi sviluppi del triangolo Ridge, Brooke e Taylor. Cosa gravissima, me ne rendo conto perfettamente. L'altro lato negativo è che ho sovrastimato la mia disponibilità di energie e adesso sono stanchissima. Ma va bene così.
La sera, quando rientro a casa, sono stravolta dal caldo e dalla stanchezza, così sono costretta ad 'entrare in
econo-mode' per affrontare la serata. La modalità econo-mode di Gattasorniona consiste in un rituale ormai collaudatissimo, formato da tre azioni precise: aprire tutte le finestre della casa per carpire anche il minimo riflusso d'aria, artigliare una birra dal frigo e accasciarsi senza fiato sul divano, bevendo lunghe sorsate di birra gelata e ri-sudandola immediatamente tutta. Dopo mi sento sempre molto meglio.
giovedì, 09 febbraio 2006
Son proprio contenta che la Pausini
abbia vinto un premio così importante come il Grammy. Di solito non mi frega nulla, o quasi, di Oscar, Telegatti, premi Strega e compagnia bella, ma questa volta sono contenta per lei, che mi sta veramente simpatica, grazie ai miei
amici cubani che l'adorano.
Negli anni scorsi avevamo l'abitudine di vedere tutti insieme il Grande Fratello su Sky, sempre con il sottofondo musicale della Pausini e rigorosamente in spagnolo. Così, a forza di ascoltarla in modo compulsivo, il mio orecchio ha cominciato a gradirla.
E sono veramente dei bei momenti quelli passati spaparanzata sul divano con il gruppo di cubani, il bicchiere di rum dell'Esselunga in mano, parlando una lingua ibrida dove io infarcisco ogni frase che dico con delle "s" messe qua e là, proprio come fa il Ceccherini ne
Il Ciclone quando cerca d'interagire a modo suo con le ballerine di flamenco, approdate sull'aia del casale.
Perciò quando ho saputo che il GF6 sarebbe andato sul digitale terrestre invece che su Sky, ho visto sfumare i miei pomeriggi domenicali multietnici e multialcolici e mi sono girate le scatole e pure ai miei amici.
Per questo motivo, a suo tempo, firmai volentieri questa
petizione, promossa da
GFpoint.
Adesso: caffè.
giovedì, 20 ottobre 2005
Stavo pensando che ho un rapporto strano con il "mondo-Ikea", ai limiti del patologico. Tutte le volte che decido di andarci, infatti, lo faccio sempre accompagnata dallo stesso amico fidato. Mai con un'altra persona, ma sempre e solo con lui. Anche quando l'Ikea a Firenze ancora non c'era e bisognava andare a quella di Bologna. Non so perché, ma è così.
Il mio amico si prepara in anticipo, studiando il catalogo, e quando siamo lì rintraccia le cose che gli servono in un battibaleno. Poi inizia la sua funzione di sostegno psicofisico alla sottoscritta. Perché io, quando sono dentro l'Ikea, perdo sempre un po' la testa ed entro in uno stato confusionale. Non riesco più a connettere e non mi ricordo mai che cacchio devo comprare. È una reazione strana, la mia. Conosco, infatti, un mucchio di persone a cui l'Ikea fa l'effetto opposto: non riescono a trattenersi, escono di lì col carrello pieno di roba inutile e poi si vergognano pure di averla comprata. Insomma il mio amico diventa una sorta di
Virgilio dell'ipermercato (mi scuso con gli animi sensibili per quest'ingnobile pargone blasfemo) e mi accompagna nei vari
gironi-Ikea, facendomi soffermare solo dove c'è la roba che mi serve e aiutandomi a superare i vari empasse che, puntualmente, mi colgono durante il percorso. Obiettivo di entrambi è l'espletamento di tutti gli acquisti nel minor tempo possibile. E in effetti siamo sempre velocissimi.
Quando ormai ci troviamo in fila alla cassa, immancabilmente ci assale l'irrefrenabile desiderio di berci un
drinkino. È un riflesso condizionato: inutile ribellarci, è così e basta. Desiderio che ci auto-alimentiamo a vicenda visitando, poi, il reparto mangereccio dell'ikea e guardando in stato semi-ipnotico l'esposizione di
roba alcolica: dalla birra in su. A quel punto è fatta. Ritorniamo velocemente verso casa mia, che tanto abito lì vicino, e cambiamo mezzo di trasporto: via brutta, ingombrante macchina e benvenuto motorino. E poi ci dirigiamo rigorosamente verso il centro della città a cercare un locale come si deve, per alcolizzarci con un aperitivo come si deve. La settimana scorsa, dopo i nostri acquisti, siamo andati al
Porfirio Rubirosa, in viale Strozzi, che ha i divani -dell'Ikea, naturalmente!- all'aperto, su cui abbiamo passato una serata piacevole e
drinkereccia. Niente male.
Aggiornamento (o.t.). La faccenda di Santoro che si dimette dal Parlamento europeo per andare da Celentano mi aveva lasciata perplessa. Invece, quest'altra
notizia mi lascia addirittura basìta...
venerdì, 24 dicembre 2004

Ieri sera mi sono persa in una discussione, con un'amica
progressista, sui ruoli delle donne e degli uomini. Secondo lei, i suddetti ruoli possono essere interscambiabili e sono il risultato di secoli e secoli di convenzioni sociali, bla bla...
Invece, secondo me, ci sono cose che
devono essere di competenza degli uomini. Per forza. Io sono una
zitel single incallita, però, in alcune precise occasioni ritengo la presenza di un uomo al mio fianco necessaria.
Per esempio, quando devo mettere il
gel deodorante/disinfettante nel wc. Compro sempre
Anitra WC tavoletta per cassetta*, a forma di paperetta, che va messo nel serbatoio dell'acqua e che, nel cesso di casa mia, si trova collocato molto in alto, decisamente al di fuori della mia portata. Allora è mia abitudine aspettare, finché non capiti a casa mia un personaggio, rigorosamente di sesso maschile, che possa farlo per me.
La mia amica dice che sono pazza.
mercoledì, 31 marzo 2004
Per spiegare il senso di scombussolamento che stamani si è impossessato di me devo ritornare a ieri sera.
Nel tardo pomeriggio, prima di tornare a casa, mi sono fermata al supermarket per comprare qualcosa per cena. Ero animata da tutte le buone intenzioni: verdure e/o insalatina. Il trionfo della salute. Poi, passando vicino al banco del pane, la mia mano ha sfiorato una
baguettina appena uscita dal forno che pareva dicesse: "mangiami - mangiami". A dire il vero alle sette e mezzo di sera qualsiasi cosa mi sembra dire "mangiami - mangiami"... vabbè.
Comunque ho accettato la provocazione della
mini-baguette e a quel punto tutta la spesa è stata basata sulla creazione del "panino perfetto", in grado di valorizzare la fragranza di quel pane...
Ho rimesso a posto il cesto di lattuga che avevo scelto con molta cura e mi sono scatenata. Ho comprato Spinacine, non Aia, com'è mio solito, ma di un'altra marca che garantisce di fare una sana
pre-cottura al vapore... Poi ho comprato un pomodoro maturo e un barattolo di verdure grigliate: zucchine, melanzane e peperoni.
A casa, ho messo una spinacina nella padella adatta e, mentre cuoceva, ho lavato, tagliato a fettine il pomodoro e c'ho messo sale, pepe e un pizzico di origano. Poi ho aperto le verdure grigliate e ho preso una fetta di melanzana, una di peperone e una di zucchina. Le ho tagliate a pezzettini e ho comunciato a compormi il panino.
Ho tolto la mollica in eccesso dalla baguette, c'ho messo le fettine di pomodoro, i tocchettini (alternati per genere) delle verdure grigliate e poi la spinacina, tagliata in tre strisce verticali per adattarla meglio alla forma del pane. Una meraviglia. Ho gustato il panino più buono che avessi mai mangiato. E poi mi sono vista
Un posto al sole in santa pace.
Però, dopo un'oretta, il panino che mi ero appena mangiato si è inspiegabilmente ricomposto nel mio stomaco. All'inizio ho fatto finta di nulla, passerà, ma poi ho iniziato ad avere un forte mal di stomaco e la nausea.
Per farla breve, ho passato metà nottata in bianco a sorseggiare, piano piano, litri di camomilla. Stamani il mio panino è ancora qui, nel mio stomaco, intero, e non ha nessuna intenzione di andarsene.
Penso che ci conviverò per il resto della mia vita.