Mi sono guardata tutta la prima e seconda serie di 4400. All'inizio ne ero entusiasta, mi pareva il seguito ideale dell'immenso Incontri Ravvicinati. Poi mi è scaduta e ora non ho alcuna intenzione di vederne il resto. Sono di bocca buona, certo, ma a tutto c'è un limite.
Adesso sto cercando qualche altra serie da scaricare. Premesso che amo Lost e Desperate Housewives ma che ho già viste tutte le puntate di entrambe le serie, che mi posso guardare?
PS Sono di nuovo a letto malata - sorvoliamo sulla sfiga - ho bisogno di telefilm.
«Queste bischerate guardale a casa tua, noi qui si vuole vedere il telegiornale!» Sono sbottati così, all'unisono, i miei genitori quando oggi, durante una pausa pranzo più lunga del consueto, ho messo su Beautiful, per vedere a che punto siamo arrivati. C'era Brooke che stava questionando con Ridge, su una certa terapia riabilitativa, o almeno mi è parso di capire una cosa del genere. Poi i miei mi hanno obbligata a cambiare canale perché il tiggì è imprescindibile, ovvìa.
Così al TG2 mi sono vista un servizio sui single per scelta (hanno abbiamo un nome americano che ho rimosso all'istante, ndr) che dopo i trent'anni, sono costretti a farsi nuove amicizie perché quelle consuete sono spesso accasate e uno/a poi si ritrova da solo/a. Dopo questo, non contenti, hanno dato un importantissimo servizio sui panini, la passione preferita dagli italiani, dopo la pizza e la pastasciutta, naturalmente. Con tanto di interviste a passanti che spiegavano quale panino amano di più. Quindici minuti e passa di queste boiate che i miei - e chissà quanti come loro - scambiano per notizie fondamentali solo perchè rivogate all'interno dei tiggì.
E a me è rimasto il dubbio: ma che starà succedendo a Beautiful?
Ultimamente a un posto al sole si sta verificando una preoccupante deriva ospedaliera. Tutti i giorni, infatti, ci regalano un qualche ricovero o disgrazia. Certo, loro cercano di buttarla sul ridere, ma anche se sono una spettatrice fedele, oramai la sera accendo la tele con in pugno il cornetto della fortuna: non abbiano a portar sfiga suisserio tutte quelle disgrazie. Tuttavia non credo che Filippo sia morto per davvero nell'esplosione della barca. Ce lo riproporranno senz'altro tra qualche tempo, smemorato e rincoglionito, che vende strufoli sul litorale. Una sorte simile era toccata tempo fa a suo padre, che è stato rimbecillito per un po', per poi tornare a essere il solito gran cattivo. Insomma: Filippo non è morto, lo sento, e ricomparirà proprio nel momento in cui la Carmen avrà ricominciato a guardarsi intorno. Mannaggia oggi volevo scrivere di un'altra cosa... è il problema di avere un solo neurone: se s'intrippa in qualche argomento addio post... post, post... lost! Ecco, tra quasi un mese ricomincia la quarta serie di Lost. Non vedo l'ora ed esterno la mia impazienza agli amici che non l'hanno mai visto e che, naturalmente, rimangono indifferenti al mio entusiasmo fresco e giovanile (e vabbè, dai...). Allora gli consiglio di guardare il video Everything you need to know about Lost in 8 minutes 15 seconds:
L'ho trovato tempo fa su Phonkmeister, il commento monocorde e velocissimo è troppo divertente!
L'estate è ufficialmente finita. Da ieri sera, infatti, il mare e il sole si sono plastificati e trasferiti al di là dello schermo. I mitici Lupina, Dave e una rediviva Selvaggia hanno raccolto la sfida e hanno ricominciato a fare il loro solito sporco lavoro che apprezzo sempre così tanto.
Stavolta, però, non sono del tutto sicura di potercela fare. Ma oramai lo dico ogni anno, anche se questa volta sarà davvero più dura perchè Angelo Ferrari ha chiuso il suo blog e addio notizie sfiziose e retroscena (a dire il vero poche, ma qui ci si accontenta di nulla)...
Oddìo, non cosa mi sia successo, ma oggi - lo giuro sui miei figli - non volevo scrivere un post sull'Isola dei Famosi. Piuttosto era mia intenzione raccontare un film che ho visto al cinema martedì sera e che mi è piaciuto molto. Poi, non so come, all'improvviso: un momento di buio, di abbassamento dellle difese e di spippolamento ipnotico sulla tastiera, senza controllo. Risultato: la foto terrificante della Ventura piazzata qui sopra (paura, eh?) e i link alle trashcronache dell'isola che mi sono già letta con molto gusto. Sarò mica posseduta?
Ieri sera sono tornata a casa, distrutta, demotivata e stressata, dopo aver passato la seconda parte del pomeriggio dai Carabinieri a sillabare con molta calma una denuncia per furto su cui non mi soffermerò perché mi sarei anche rotta di raccontare solo le mie sfighe.
Sono rientrata a casa sfinita e avvilita, ho aperto una Moretti gelata e mi sono afflosciata sul divano, moccolando mentalmente contro il fato che mi è - evidentemente - avverso. Vaffanculo fato e vaffanculo karma.
Con distrazione ho acceso la tele cercando Rai Tre per tirarmi un po' su il morale con Un posto al sole che è quasi sempre una garanzia quando si è spompati e piuttosto giù come lo ero io ieri.
Ma c'è una regola universale: quando una giornata inizia di merda, rimane tale fino in fondo e, infatti, al posto dei ragazzi della terrazza ho trovato la solita, squallida partita di calcio.
A quel punto non ho potuto trattenermi e sono sbottata, improvvisando un bouquet di moccoli assortiti e fantasiosi, come solo noi toscani sappiamo fare e che per un momento ha coperto addirittura la solita sessione di karaoke selvaggio in atto nell'appartamento accanto al mio. Non c'è pace, ho pensato, e stizzita ho preso il telecomando cambiando su un canale a caso, senza vedere quale e cosa. Poi ho cominciato a compilare una serie di moduli e scartoffie che mi ero lasciata come pezzo forte per allietarmi la serata.
Intanto alla tele si parlava di scuola e del cosiddetto bullismo, espressione che mi fa imbestialire perché viene usata a quasi sempre a sproposito - e sempre associandola a You Tube - e su cui scrissi anche questo post sui miei ricordi tragici della scuola media.
Lesta ho ripreso in mano il telecomando ed ero lì lì per ri-cambiare canale, sia perché il tema non m'interessava ma, soprattutto, perché i due presentatori che hanno sostituito Ferrara e l'altra tipa, mi fanno paura.
Mi paiono, infatti, due androidi psicopatici e così cambio sempre canale quando mi capita di imbattermi nelle loro facce alla tivvù, pregando di non risognarmeli la notte.
Insomma, per farla breve: stavo per cambiare canale quando è apparsa la faccia di Giuseppe Genna*, che mi piace tanto perché abbiamo tanti incubi in comune e lui li racconta nei suoi libri che leggo sempre con piacere. Allora sono rimasta ad ascoltarlo mentre si becchettava con Buttiglione e raccontava dei ciellini del tempo della scuola.
Ad un certo punto una tipa bionda è intervenuta nel dibattito. Ho pensato: guarda ganza, una giornalista che dice cose sensate sulla scuola, che miracolo. Poi ho capito che non era una giornalista, bensì un'insegnante che spiegava che gli studenti non sono né teppisti né utenti. Un discorso intelligente che spiccava di fronte alle cretinaggini dette da Buttiglione sulla scuola come storico vivaio elettorale della sinistra e altre bischerate del genere. Che ganza questa, ho pensato più volte, tra un modulo da riempire e una forchettata di riso in bianco e peperoncino fresco. Soltanto molto dopo ho capito che quella tipa era niente popò di meno che La Profe in carne ed ossa! Grande Profe, bella prova. Hai fatto una gran bella figura. I miei complimenti. (qui il post della Profe e qui quello di Giugenna sulla partecipazione al programma de La7 di ieri sera).
Ieri sera, prima di andare a letto, ho acceso un po' la tele e su Rai Tre c'era W L'Italia, Pane e politica. Il bravissimo Riccardo Iacona stava intervistando il Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, sul bordo della sua piscina hollywoodiana circondata da un giardino straordinariamente rigoglioso.
Iacona incalzava Loiero per aver piazzato un suo uomo di fiducia, ma sprovvisto delle qualifiche necessarie al ruolo, a gestire una potenziale area di sviluppo industriale in Calabria che sarà catalizzatrice di finanziamenti statali e di investimenti futuri.
Loiero, messo alle strette con garbo sornione dalle domande di Iacona, cercava di sminuire e soprassedere, facendo il simpatico, ovviamente senza riuscirci.
Poi ad una domanda più incalzante, Loiero riprende il giornalista dicendo: «eh, non mi faccia domande pedagogiche». A Iacona scappa da ridere, ma il Pres. della Calabria non si accorge di nulla e continua a sostenere le sue ragioni. Anche a me lì per lì mi è venuto da ridere e ho spento la tele. Poi, ripensandoci mi è venuta una gran tristezza addosso e ho pensato che personaggi così toccano davvero il fondo.
Ma mi sbagliavo: in giro c'è di peggio. Stamani, da Antonio ho letto esterrefatta dell'ultima trovata parasecessionista di Totò Cuffaro, Pres. della Reg. Sicilia. Roba da far venire la nausea... Antonio cita questo articolo (pdf) di M.Gramellini su La stampa. P.s. a me Cuffaro non piace per nulla, in passato ne ho già parlato [male] qui.
Quando ero piccola il mio telefilm preferito era Quella casa nella prateria*. Mi piaceva molto anche Magnum P.I., ma lo guardavo soprattutto perché avevo una cotta per Tom Selleck. Infatti, delle vicende di Magnum e dei suoi amici racchioni e residuati bellici m'importava il giusto, nulla al confronto con la vita brada di Laura Ingalls.
Io volevo essere come Laura Ingalls perché aveva un cane e una sorella maggiore, due cose di cui ho sempre sentito la mancanza. E poi perché viveva in campagna in assoluta libertà. E mi pareva una gran cosa. Il fatto che vivesse in una baracca, con il cesso all'aperto in un casottino distante cinquanta metri da casa e due genitori stra-bigotti era un dettaglio irrisorio, se in ballo c'erano un cane e una sorella, seppure di rara antipatia come Mary.
Crescendo ho cominciato a guardare quel mondo della prateria con occhi diversi (della cinica bastian-contrario, ndr) e il mio personaggio preferito della serie è diventata Nellie Oleson, quella stronza, la figlia viziata dei bottegai danarosi del paese. Adesso l'attrice che da bambina interpretava Nellie fa la guida turistica ad Hollywood. Ovviamente c'ho fatto un pensierino e mi sono informata, non si sa mai. Bene, uno dei suoi tour costa 3000 dollari, un prezzo decisamente esoso, se penso che il tour del Corridio Vasariano a suo tempo mi costò 10.000 lire con lo sconto per i soci Coop.
«Oh che bello! E’ tornato l’autunno, e con esso la voglia di emigrare.»
[Margherita F.]
Il freddo che è arrivato mi ha rincoglionita più del consueto. Ogni anno è così e non mi stupisco più di tanto. In questo periodo alla tivvù riesco a guardare solo cose che posso fruire senza accendere completamente il cervello e che, contemporaneamente, esercitano su di me una suggestione irresistibile. Programmi ipnotici e nient'altro, ecco. Naturalmente ho una mia classifica personale di questi programmi gentilmente offerti dalla tivvù generalista:
1) flux.tv (una droga, la adoro. Ottima di notte, specialmente se si soffre d'insonnia. E poi da sempre della musica che mi piace.)
2) Beautiful (più che una droga, un'estensione mentale).
3) la sigla di Very Victoria, quella col balletto nel salotto marroncino che graziaddio mtv ripropone in continuazione. Impossibile resistergli:
Stamani, al bar sotto casa, tutti - vabbè, tre anime di numero, ndr - parlavano dell'eliminazione del Ceccherini dall'Isola dei famosi. E anche in ufficio l'argomento principale è stato l'eliminazione del Ceccherini dall'Isola.
Pausa pranzo.
Come al solito sono arrivata dai miei genitori, sognando pastasciutta e cotolette. Invece ho trovato solo tacchino al vapore e verdurame insipido e floscio. Nonostante la delusione mi ci sono avventata sopra famelica mentre, alle mie spalle, la tivvù trasmetteva a tutto volume la "prova del cuoco" con Antonella Clerici.
I miei erano già seduti a tavola e non mi hanno detto nemmeno ciao. In compenso, mio padre ha esordito con:
- il Ceccherini è stato buttato fuori, ha bestemmiato.
mamma: D'altronde ci s'aspettava...
babbo: Ha fatto dimolto bene a bestemmiare.
gatta: In che senso, scusa?
b: Alla prova ricompensa hanno fatto una bischerata.
m: Eh sì, se la potevan risparmiare.
g: Che cosa?
b: La bischerata della prova ricompensa.
g: Va bene, ma di che bischerata state parlando?
Mia mamma si è alzata ed è andata in cucina.
b: Come un tu l'hai visto ieri sera?
g: No, sono uscita...
b: Come tu sei uscita?
g: O babbo: se ti dico che sono uscita e sono uscita...
b: E indottù saresti andata?
g: Mah, solo dall'Anna a prendere un caffè.
b: E l'Anna 'un ce l'ha la televisione?
g: Sì ce l'ha, ma non l'abbiamo accesa.
b, parlando con mia madre ancora in cucina: E un l'ha visto. La un sa nulla. L'è andata fòri ieri sera...
m, rientrando nella stanza: Mah, tu ti sei persa...
g: M'immagino, ma poi leggo i resoconti su internet... Insomma di che bischerata si parlava?
b: La pastasciutta con le polpette!
m, mimando una grossa quantità con le mani: Un piatto così!
b: Infatti. Perché poi tutti quegli altri sono dei caproni, gli ha fatto bene il Ceccherini...
m: T'hai proprio ragione! Potevan dire: io codesta pasta la rifiuto se non la date a tutti, avrebbero fatto una figura migliore.
b: Invece l'hanno data ad alcuni sì e agli altri no... d'icché sa? È sadismo e basta. Così e un ci si diverte punto.
m: E il Ceccherini gli ha fatto dimolto bene.
b: E poi diciamolo: è stato sincero.
m: E poi non capisco: la bestemmia no e tutte le altre sconcezze che si vede sì?
b: Ci pigliano per il culo questi della televisione.
g: Non ho ancora capito la bischerata di cui parlavate.
m: Tu l'avevi a vedere, invece d'andare fuori.
Tanti anni fa mi sono data la regola di non bere mai alcolici da sola. Regola sacrosanta, che tuttora rispetto, ad esclusione di una birra oppure un bicchiere di vino ogni tanto. Perché bere da soli è triste e fa ingrassare. Ecco, d'ora in poi applicherò la stessa regola ai reality show e non ne guarderò più nessuno da sola, fatta eccezione per le strisce quotidiane che sono brevi e leggère, proprio come una birra piccola o mezzo bicchiere di vino.
Tutto questo per dire che l'altra sera ho tentato di guardare L'isola dei famosi. E mi sono buttata giù. Prima di tutto perché non riuscivo a trovare la mia dimensione. Infatti fa ancora troppo caldo per la trapunta sul divano. Allo stesso tempo fa troppo freddo per la mutanda libera sul divano.
Così mi sono ritrovata con disagio a sentirmi né carne né pesce, mentre l'isola stava iniziando tra effetti speciali da discoteca anni Ottanta e con la voce della Ventura che ha un tono uguale a quello di Gene Wilder mentre, in Frankenstain Junior, sta per creare la creatura: «si - può - fare...» ecc. ecc. Poi ho passato i minuti successivi a cercare di capire chi cavolo fossero la metà o più dei concorrenti dell'isola 4. Ma è un problema che mi si ripropone ogni anno. Quello dei vip sconosciuti che infarciscono tutti i reality, intendo.
A parte questo fastidioso dilemma, sto rivalutando il Ceccherini. Come attore è terrificante, come comico è mortificante, ma come animale da reality, beh, fa la sua porca figura e non gli si può dire nulla.
Poi ho cambiato canale perché con CSI su Italia 1 non c'è storia, ma prima di pigiare il tasto del telecomando ho rivolto un pensiero alla valorosa Lupina che si stava sacrificando per tutti noi. Coraggio, lo so che è dura!
Comunque io tifo per la Domiziana Giordano in quanto protagonista femminile di questo grande e indimenticabile momento del cinema italiano* (già citato su questo blog, ndr).
*(p.s. grazie all'audioteca dell'indispensabile Hokuto - da non perdere, ma attenzione: crea dipendenza! )
Giorni fa mi è capitato di vedere non più di dieci minuti del nuovo reality della De Filippi, Unan1mous e istantaneamente mi son venute fuori, come in un attacco di allergia fulminante, un fottìo di orrende paranoie e una caterva di oscuri presagi al punto che oggi mi sento proprio come la versione femminile del povero Winston Smith (cfr. 1984). Adesso sono sicura e lo metto nero su bianco, anzi nero su giallino: c'è un complotto in atto per far scappare la gente dalla televisione cosiddetta generalista e costringerci a comprare i costosi abbonamenti alle tivvù satellitari. Altrimenti certe cose non si spiegano. Anche Lupina, che quando si parla di reality è piuttosto "navigata" e riesce a mantenere un tono ironico e divertito di fronte agli spettacoli più desolanti, con questo Unan1mous 'gna fa e leggendola si può percepire quel senso di tristezza cosmica che ho provato anch'io di fronte a tanto squallore.
Ma 'fanculo Unan1mous, ho cose ben più importanti e urgenti a cui pensare: l'invasione dei piccioni. Gli orrendi animali (inutile girarci intorno: li odio) hanno invaso la mia terrazza e la situazione negli ultimi tempi è diventata insostenibile. Sto chiedendo consigli a cani e porci su come risolvere il problema nel miglior modo possibile. Ma per adesso ho ricevuto solo risposte vaghe, un mesto indizio di una guerra che sarà molto lunga e molto dura.
In campagna mi hanno consigliato di sparargli con una carabina a pallini di piombo. Un "bis-zio laterale" si è pure offerto di prestarmela, la carabina, con tanto di custodia di pannolenci bordò, cucita a mano dalla moglie, per portarla a tracolla in modo che sia sempre pronta all'uso.
Così, tanto per passare inosservata nelle strade del mio quartiere. Certo, il pensiero di me che mi metto a sparare agli odiosi volatili tra i palazzi, come un killer psicopatico in qualche film americano anni Settanta, mi fa sorridere e, se devo essere sincera, un po' mi piace. Tuttavia è improponibile. Almeno se voglio conservare la mia fedina penale intonsa. E per ora ci tengo, non si sa mai che mi venga la voglia di tentare qualche concorso pubblico. E poi l'ho sempre detto e qui lo ribadisco: semmai dovessi sparare a qualcosa di vivente preferirei senza dubbio un appartenente al genere umano e non certo un animale.
Però il "problema piccioni" rimane e devo risolverlo al più presto. Troverò un altro sistema alternativo alla carabina per liberarmi dall'invasione. Non m'intendo di piccioni, voglio solo che se ne vadano dai mio balcone o, al limite, una ripartizione più equa dello spazio e sopratutto che la smettano di scagazzare dappertutto. Ma la vedo dura. Di molto.
Comunque qui si accettano suggerimenti in proposito. Ho già scartato le ipotesi di: adottare un pitone e farlo vivere sulla terrazza, elettrificare il "perimetro" e usare il veleno. Aiuto.
C'ho un "pungolo" e son tre o quattro giorni, forse più, che non trovo pace. Appena ho un attimo accendo la tele e faccio uno zapping febbrile tra i canali dal 9 in là. Ma nulla. Svanito. Desaparecido. Comincio a sospettare di essermi immaginata tutto. Un po' è anche colpa di Giuseppe Genna che ne parla con trasporto e ammirazione nel Dies Irae e che ha risvegliato in me lontani ricordi... Per farla breve: l'altro giorno, lunedì mi pare, mentre stavo spengendo la tele per andare di corsa ad un appuntamento di lavoro, l'ho beccato per puro caso e sono rimasta di sasso, mentre un brivido di terrore/piacere mi scorreva lungo la schiena: Sergio Baracco è tornato in televisione, ecco. Pardon: Sevgio Bavacco è ritornato in video. Chi non sa di chi sto parlando clicchi qui e abbandoni questo bloggo immediatamente. Insomma l'altro giorno Sergio Baracco era in una tivvù locale e vendeva i fantastici gioielli di Valenza. Con soltanto un centinaio di euri proponeva una sgrappolata da mezzo chilo di catenelle dorate e un tot di pietre preziose tra cui l'ormai mitico rubino sangue di piccione: «Signovi: 'ubino sangve di piccione, valove commevciale 1500 euvo ma pe' voi solo 12 euvo. Incvredibile, signovi!» Cavolo, maremma santa erano anni che non lo vedevo in tivvù e pensavo che gli fosse toccata una sorte analoga a quella della Vanna Marchi o di Giorgio Mendella. Ecco anche adesso sono qui che cerco il canale giusto, sperando di ritrovarlo e che non sparisca nel nulla come tempo fa hanno fatto la Dott.ssa Lotto e Morgana*. Insomma, tutto qui.
Anzi no, c'è un'altra cosa degna di nota che mi riguarda (almeno nel mio piccolo universo claustrofobico e conformista, ndr): mi sono appassionata al calcio. I mondiali hanno colpito anche me che da vera snob pensavo di essere refrattaria e immune a tutta la faccenda. Ho sentito molto specialmente l'ultima partita, contro la Germania. I commenti stronzetti sugli italiani che ha fatto la stampa tedesca hanno contribuito in modo non indifferrente a pompare il mio campanilismo: e basta con questa pizza e mandolino, brutti monotoni Kartoffeln fresser (o comunque si scriva). In Italia ci sono tante altre cose da sfottere, tipo la bistecca alla fiorentina e il caciucco alla livornese, per esempio. Vabbè, ormai tutta questa faccenda è già storia e, come buona parte degli italiani, aspetto domenica sera. Mi sono talmente appassionata a questa cosa che posso addirittura citare quattro o cinque nomi di giocatori della nazionale a memoria, escluso Totti naturalmente, che non conta perché lo conoscevo già da prima in tutte le sue versioni:Totti-commercial: "laif is nao", Totti-leader: "che ce frega noi c'abbiamo totti go'", Totti-sport consulting: "glié fo er cucchiaio", Totti-pop vip: "a' ilari" e Totti-Cenerentola: "lo scarpino di totti". Così attendo la finalissima di domenica contro la Francia con trepidazione. Ho anche ribaltato la casa in cerca di una bandiera tricolore che ero sicura di avere da qualche parte, però mi sa che sia un altro oggetto del mio passato che devo aggiungere ad una certa lista... Comunque se non dovessi trovarla appenderò alla finestra la bandiera bianca col giglio rosso di Firenze, che fa la sua porca figura in ogni occasione. E pensare che prima della partita contro il Ghana non mi ero mai interessata al calcio. E invece ora mi trovo a tifare, urlante e spesso e volentieri alticcia, per Gattuso & c. Ganzissimo e liberatorio.
Stamani stavo andando al lavoro e al semaforo di Viale Europa, quello all'altezza dell'Holiday Inn per l'esattezza, c'era un ragazzo che chiedeva l'elemosina alle macchine ferme al rosso. Si è avvicinato e l'ho osservato bene: scarpe di marca, jeans e felpa modaioli e gran faccia di culo. Allora gli ho detto: - Scusa, abbi pazienza, ma ti pare la mise adatta per chiedere l'elemosina ad un semaforo? Tu sei vestito meglio di me! Il ragazzo ha constatato che avevo ragione e poi abbiamo scambiato du' parole, finché lui ha fatto caso al catorcio di motorino che avevo sotto il culo. A quel punto si è rabbuiato e con un'italiano sconnesso (ma non è detto che fosse straniero) mi ha confidato che un rottame così lui non l'avrebbe guidato manco morto. Poi è scattato il verde e il mio nuovo amichetto mi ha salutata con simpatia. E mentre andavo verso l'ufficio, infreddolita per aver attraversato tutta la città e incupita per gli apprezzamenti poco signorili al mio motorino fatti dal mendicante modaiolo ho pensato che se fossi più giovane e avessi amici meno afflitti dalla vita e da quisquilie come l'estinzione del mutuo, i figlioli, il divorzio e i gineprai più fitti e intricati dove ci si possa tovare, col mezzo che mi ritrovo avrei delle grossissime chance di poter partecipare a Pimp My Wheels, il programma di MTV dedicato alla messa a nuovo di auto veicoli. O per essere esatti: nella versione americana vengono riparate le automobili, in quella italiana, più dimessa, si riparano solo: motociclette, scooter, api, sulki, ecc. Per farla breve: se uno ha una moto sgarrupata e a cui tiene molto, i suoi amici possono rivolgersi al team di meccanici di Pimp My Wheels e questi aggratisse prendono il troiaio di veicolo e lo rimettono a nuovo. Bello. Ma non si limitano ad una mera opera di restauro o di riparazione, altrimenti non ci sarebbe nemmeno gusto, i meccanici di Pimp My Wheels, sono dei professionisti del trash e infatti sfornano un veicolo più tamarro dell'altro. In una puntata della versione americana che ho visto tempo fa, avevano installato sull'auto di turno una macchina per il caffè (non mi ricordo se il beverone o l'espresso, ma tant'è). Una roba da vergognarsi. Invece il proprietario dell'auto, mi pare un ex attore di Beverly Hills 0666192122, ma forse confondo gli episodi, ne era entusiasta e faceva salti di gioia come solo gli americani sanno fare. L'altra sera i meccanici Pimp My Wheels si sono sbizzarriti sulla moto di una ragazza hanno installato: un computer con collegamento internet, un elettrostimolatore (perché lei è amante della palestra, ndr), manopole riscaldate e una drum-machine, orpello indispensabile su qualsiasi motocicletta degna di questo nome (in realtà mi è toccato vedere, su Wikipedia che cavolo fosse una drum machine, ndr). Siccome la tipa è un'appassionata di Stephen King, quei geniacci dei meccanici hanno pensato bene di decorarle la moto ispirandosi al celebre scrittore e le hanno dipinto sulla carrozzeria nuova di zecca il clown di It. Come se mi dipingessero sullo scooter la faccia di Stephanie Forrester o di Ridge, soltanto perché mi piace vedere Beautiful. La tipa era molto contenta del risultato, così come i suoi amici che sono stati intervistati ad uno ad uno. Uno di questi ragazzi era felicissimo perché finalmente la ragazza avrebbe potuto ricevere le sue e-mail anche sulla moto. Invece di trombare questi pensano alle e-mail... beata gioventù! Immersa in questi pensieri sono arrivata in ufficio ridacchiando tra me e me e il capo mi ha intercettata sull'uscio, dirottandomi verso la macchinetta del caffè perché secondo lui ne avevo un bisogno urgentissimo (sacrosanto).
"the easiest way to overcome one addiction is to replace it with another" Bree Van De Kamp (Desperate Housewives 2x17)
Oddìo, non ci posso credere: è finito SOS Tata, maremma santa. Negli ultimi tempi è stato il programma che ho guardato più volentieri alla televisione (per tacer di Beautiful, naturalmente). Un po' reality, un po' televisione dell'accesso, funziona così: in un quartier generale uguale spiccicato a quello delle Charlie's Angeles ci sono tre tate: tata Lucia, tata Mara e tata Rita, che stanno lì come dei super eroi qualsiasi, in attesa di qualcuno da salvare. In questo caso il "qualcuno" è sempre una famigliola di provincia in balìa del caos. Il telefono squilla e parte la richiesta d'aiuto: urge l'intervento di una delle tate. E loro non aspettano altro: dopo un breve consulto, quella più adatta per portare a termine la missione parte immediatamente. Le tre tate hanno in dotazione un parco automezzi come nemmeno Briatore si sognerebbe di avere: dal sidecar vintage/residuato bellico alla Porshe Carrera. Così la tata prescelta viaggia spedita nella provincia italiana, accompagnata da un sottofondo musicale che riporta alla mente Batman, la Batmobile e Gotham City, finché arriva a destinazione e si presenta alla famiglia. «Bambini, questa è la tata», annunciano i fieri genitori alla prole e i bimbi sono felici perché in cuor loro sperano in una Mary Poppins con cui vivere avventure meravigliose. Invece niente Supercalifragilistichespiralidoso ché la tata non è lì per loro ma per il babbo e la mamma che hanno perso il controllo della situazione o che forse non l'hanno mai avuto. Dopo le presentazioni di rito la tata diventa spettro: per i primi giorni, infatti, si limiterà ad osservare e registrare le dinamiche della famiglia che l'ha invocata, senza però interferire in alcun modo nella loro vita. In alcune famiglie si assiste a scene meravigliose: bambini che si picchiano tra loro per tutto il giorno, altri che non fanno dormire i genitori nel proprio letto da anni, altri che scelgono il menù come al ristorante, altri ancora che non mangiano se la mamma non li insegue col piatto imboccantoli "alla volée", ecc. Mi è rimasta impressa una mamma di non so dove, fissata in modo patologico con la pulizia, che non voleva che i tre figli piccolissimi sporcassero durante i loro giochi: un caso da psicoterapia altro che tata della tivvù... I padri, di solito, sono solo imbambolati e assenti. In questa fase la tata rimane in disparte: una presenza inquietante col suo vestito blu a pois bianchi che osserva e annota meticolosamente tutto quello che succede in quel microcosmo entropico e in rapido declino. Talvolta le sue ossevazioni sono esagerate, tipo questa che mi è rimasta impressa in modo indelebile: "i bambini sono sparpagliati disordinatamente davanti alla televisione mentre la mamma è intenta a fare le pulizie". Ok, questa cosa succede in tutte le case d'Italia e mi chiedo che cosa ci sia di male. Nulla, infatti, per i più, ma per la tata anche una situazione apparentemente innocua come questa può rappresentare il massimo disordine, ovvero il male da combattere. Quando il periodo di osservazione passiva finisce, inizia la mia fase preferita: il momento dell'umiliazione. La tata ha acquisito tutti gli elementi necessari per mettere in piedi l'accusa e così prende da parte i due genitori spauriti e gli spiega dove hanno sbagliato e dove stanno sbagliando nell'educazione dei loro pargoli. Durante quest'autodafè casalingo la tata mentiene un aplomb imperturbabile, ma cerca di umiliare il più possibile i due genitori, riuscendoci sempre perfettamente. Le reazioni alle critiche sono più o meno sempre le stesse: il padre rimane attonito e la madre piange sommessamente. Poi la tata produce delle tavole della legge colorate che la famigliola, ormai irreversibilmente sottomessa, deve attaccare ovunque in casa e da questo punto in poi si giocherà secondo le sue regole. I genitori annichiliti seguono cecamente quelle regole vergate in Comic Sans e, in effetti, i benefici ci sono sempre. I bambini di solito paiono meno agitati, i genitori più sicuri delle loro azioni e il disordine scende a livelli accettabili. Il sistema è salvo, la missione è compiuta. Quando la tata va via i bambini se ne fregano: la tata, infatti, era lì per i genitori, non certo per loro. Invece il babbo e la mamma, in balìa di un'imbarazzante Sindrome di Stoccolma, sono affranti e piangono senza ritegno davanti alle telecamente mentre leggono la pergamena che la tata lascia sempre come ricordino e colpo di coda alla fine di ogni missione. Mi mancherà SOS tata.
Volevo scrivere qualcosa sull'arrivo della primavera, perché c'ho un bisogno urgente di caldo e di sole, anche solo a parole, ma con questo tempo di merda gnà fo. Allora, saltando di palo in frasca, ne approfitto per esprimere il mio disappunto per la censura dello spot delle patatine di Rocco Siffredi, perché, dicono, è una pubblicità volgare. Invece io l'ho trovata divertente e anche a Rocco scappa da ridere mentre racconta la sua grande esperienza con le patatine di mezzo mondo... E poi quello spot mi ricorda le atmosfere delle illustrazioni di Jordi Labanda che mi piacciono molto. Insomma: mi pare una grossa bischerata averlo vietato. Sono altre le pubblicità che mi disturbano, non quelle con i doppi sensi, ma quelle che, secondo me, sono un insulto all'intelligenza media delle persone. Tipo quella dei Krumiri Bistefani, con Feltri e Gad Lerner in poltrona, per intendersi. Da quando l'ho vista la prima volta ho smesso di comprare e mangiare i Krumiri, per non rincoglionirmi ulteriormente. Spero che alla Loacher non gli venga in mente di fare uno spot del genere, che mi dispiacerebbe un casino dover rinunciare ai loro wafer.
Ieri sera, poi, è cominciato Music Farm. L'ho guardato a spizzichi e bocconi, avevo da fare un po' di cose arretrate in casa, ma ho già il mio personaggio preferito: Franco Califano, ovvio. Bello quando la Ventura ha insinuato che lui e Loredana Berté, in gioventù, avessero avuto una relazione. E Loredana (altra grandissima) ha subito risposto di sì, mentre il Califfo, da gran signore, glissava il discorso sorridendo sornione. Penso che Music Farm diventerà un appuntamento fisso. Come lo è diventato Lost, altra mia nuova passione televisiva. Mi piace un casino, quasi come CSI, e ringrazio il Bellacci che mi ha prestato le videocassette che mi hanno permesso di rimettermi in pari con le puntate che mi ero persa. Lost mi ricorda un po' Gordon Pym, un po' il Signore delle Mosche e molto Fantasilandia. Con un valore aggiunto non indifferente: il tutto, infatti, è condito da un'antologia di belloccioni dal fisico ragguardevole, che riescono a smuovermi l'ormone che pensavo ormai si fosse assopito per sempre. Anche se, per ora, il mio personaggio preferito è il signor Locke (non so se si scriva così), il cacciatore, quello che permette a tutti quanti di mangiare grigliata di cinghiale sulla spiaggia. Personaggio indispensabile in qualsiasi gruppo di scampati (e non). Praticamente Lost è: mare, sole, porchetta di cinghiale, figoni con i bicipiti e addominali scolpiti al vento e, soprattutto, psicoterapia d'urto per tutti, efficace, personalizzata e gratuita. Manca solo il baretto con le birre gelate e ci metteri la firma per perdermi su quella spiaggia tropicale. E non tornare più.
[ps "serio": in questi giorni si parla molto di criminalità organizzata in relazione ai fatti di cronaca calabresi. Antonio, invece, qui parla di mafia, di lavoro e di vita di tutti i giorni in Sicilia, tutte cose che non si leggono sui giornali.]
Ho trascorso gran parte del fine settimana a: fare la casalinga, andare all'Esselunga, cucinare, rassettare la casa quel tanto che basta per accogliere dignitosamente gli amici, passare e cercare di far passare una bella serata a tutti, pulire quando gli amici se ne sono andati e rifare tutto da capo il giorno dopo. In fin dei conti una bella soddisfazione e poi ho trascorso due serate in compagnia degli amici a cui voglio più bene. E invecchiando da zitella, pardon da single, questo genere di cose mi riempiono di gioia come non mai. Ieri mattina ho portato giù le bottiglie vuote per buttarle nella campana della raccolta differenziata del vetro. Non scrivo quante erano perché mi vergogno assai... Perciò ieri sera avevo deciso di stare a casa a non fare nulla. Mi sono messa in assetto da dopocena della single che non vuole rinunciare alla propria comodità e ho occupato il mio divano per lungo, stiracchiandomi pigramente e cercando la posizione più comoda. Poi mi sono coperta con la trapunta e ho aperto una Moretti da 33 cl e un pacchetto di Loacker alla nocciola, i miei preferiti. A rendere perfetto questo momento: una puntata di Un posto al sole alla tivvù, da cui ho potuto apprendere una grande lezione di vita che mi ha lasciata positivamente scombussolata. Allora: Silvia si scopre un capello bianco in testa, entra in crisi, decide che basta perdere tempo nella vita e comunica a tutti che ha deciso di lasciare la famiglia e il lavoro per andare a Santo Domingo. Tutto ciò nel giro di due minuti scarsi d'orologio. Sono rimasta affascinata dalla relazione causale: "1 capello bianco -> Santo Domingo". Mi è parsa così sorprendente e geniale al punto che tutti gli effetti speciali e le menate parafilosofiche di Matrix reloaded che ho visto poco dopo, mi hanno lasciata fredda e distante.
Giorni fa sono capitata a casa dei miei genitori in un orario diverso da quelli delle mie visite abituali. Verso le sette di sera mia mamma ha interrotto bruscamente la conversazione con la sottoscritta e si è precipitata ad accendere la tele, su RTV38. Dopo un po' è iniziato quello che ho appreso essere il programma cult dei miei genitori (e mi dispiace per chi non vive in Toscana perché credo che non possa vederlo): Cucinando s'impara. La mamma ha chiamato il babbo: - vieni, presto: c'è i' coco... - che coco? - ha chiesto dall'altra stanza il mio babbo, come al solito preso alla sprovvista. - quello bravo, che ci piace a noi! Il babbo è arrivato subito, ciabattando allegramente nel corridoio. A quel punto ero incuriosita abbestia e, nel contempo, anche iritata perché ero stata scacata di brutto dalla genitrice. Un conto è quando vanno in trance davanti alla Clerici, capisco che è più forte di loro, ma tanto entusiasmo per un anonimo programma su una tivvù locale mi pareva a dir poco esagerato. Perciò ho detto, tanto per provocare: -ma che è, la brutta copia della prova del cuoco dell'Antonella Clerici? -sìe, un dire bischerate. Questo coco l'è dimolto bravo: fa delle ricette bone, 'n pochi minuti... Poi il cuoco ha mischiato qualcosa in una padella e questo gesto, eseguito con piglio deciso, ha avuto un effetto ipnotico istantaneo nei miei: si sono chetati e non hanno detto più nulla fino alla fine del programma. Il cuoco in questione si chiama Franco Breschi, è un omone un po' burbero con delle mani grosse e tozze. Lui non spiega le ricette che esegue in tivvù: le borbotta sommessamente. Tocca all'antipatico presentatore/sguattero ripetere tutto ciò che lo chef fa e dice, altrimenti non si capirebbe un cavolo. Ogni tanto il presentatore si rivolge allo sparuto pubblico in sala imponendogli di dire a voce alta il titolo del programma. E tutti ripetono in un coro svogliato e melenso: cucinando s'impara! In rete ho trovato un archivio delle ricette proposte da Franco Breschi; in effetti sono molto semplici. Se mi viene l'ispirazione giusta ne proverò qualcuna.