Il precario equilibrio tra: la dieta, il panino alla porchetta e un sano desiderio di fuga... tutto questo pedalando per la mia città!
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lunedì, 04 febbraio 2008
Ecco, colpa mia per carità. Ho sparso la voce che devo comprare una poltrona all'ikea più altre cosette. Ora, più che spargere la voce, ho lanciato un grido d'aiuto. C'è da dire che ho grossi problemi a cambiare il sacchetto dell'aspirapolvere, figuriamoci a trasportare e montare delle cose di legno che poi dovrò usare per un tempo indefinito...
Così, da un paio di mesi a questa parte, almeno una volta a settimana e in orario rigorosamente lavorativo, qualcuno mi chiama perché proprio in quel momento sta andando all'ikea e ha pensato a me e alla mia richiesta di aiuto.
«Grazie, ma sono al lavoro, sarà per la prossima volta...» è la risposta che do ogni volta. I miei colleghi hanno cominciato a prendermi per il culo con 'sto tormentone ikea.
Venerdì scorso, finalmente, il caro e vecchio amico
compagno di ikea, decide di andarci dopo l'orario di lavoro. Mi spiega che anche lui ha bisogno di comprare alcune cose. «Ci vuole un furgone per trasportare tutto», rispondo allarmata dopo aver ascoltato la sua lista. «Ma quale furgone, chiedo la macchina a Marisa», ovvero l'unica persona nella nostra ampia cerchia di amicizie a poterci prestare qualcosa di simile a un furgone: il suo suv ultimo modello, grosso come un autoarticolato iveco, buzzurrissimo, nonché antiecologico appalla.
Così torno a casa dal lavoro e mi metto ad aspettare l'amico e il suv per andare a fare acquisti. Dopo poco l'amico, puntuale, telefona: «tieniti pronta, sto arrivando, cinque minuti e sono lì!» Ottimo. «Ok», gli rispondo mentre mi schiodo dal divano, posando urania e birrretta sul tavolino. Poi non ho capito che sia successo. Quando l'amico è arrivato a casa mia era già molto tardi e l'ikea aveva tirato giù il bandone già da un po'. Ho cercato di fagli confessare di essere andato a scoattarsela in giro col macchinone, non c'è mica nulla di male. L'amico, si è molto risentito di una tal accusa «ma stai scherzando, cosa ti viene in mente? ecco la tipica acidità fiorentina», mi ha risposto irritato. «Se devi fare il terrone moralista, allora va' a Napoli a sindacare sulla spazzatura o sui falsi invalidi, please.», ho risposto a mia volta molto incazzata e con una leggera nota polemica dettata più che altro dalla fame che dalla mancata gita. «Vaffanculo.» «Ok, ma ora che si fa?» «Apertivo, naturalmente.» «Sono già pronta.» «Andiamo.» «Aspetta non vorrai mica uscire con quel catamarano tamarro?» «No, di certo, prendiamo il mio motorino e andiamo in due.» Fine del pomeriggio ikea e inizio della serata leggermente alcolica. Aspetto ancora un passaggio per andare a comprare la potrona e altre cosette, tutte rigorosamente col nome impronunciabile.
mercoledì, 16 gennaio 2008
Ieri ho lasciato il cellulare in ufficio. Era sotto a delle carte e non l'ho proprio visto quando sono uscita. Me ne sono accorta soltanto al mio rientro a casa e mi sono resa conto che io col cellulare ci faccio un mucchio di cose, a parte il telefonare naturalmente. Prima di tutto lo uso come agenda e promemoria. Mi avverte con sufficiente anticipo quando devo andare dal dentista e mi dice di portarmi dietro il libretto degli assegni, per esempio. Oppure mi ricorda di fare una certa telefonata o di fissare un certo appuntamento, o di quella scadenza di cui mi scordo sempre, ecc. Inoltre lo uso come timer in cucina e io sono
una di quelle persone che cucina sempre col timer. Poi lo uso come sveglia. Poi mi funziona bene anche come antistress perché è gradevole al tatto. Infine è lo strumento che prediligo per esprimere le mie velleità aristiche: fotografo oppure filmo tutto, in continuazione, e poi cancello le mie opere. Di sicuro Andy Warhol avrebbe apprezzato un monte o almeno sarebbe rimasto colpito da certi miei film... ma questa è un'altra storia o un altro post.
Insomma, ieri sera quando mi sono accorta di non avere il cellulare mi sono sentita persa. Per prima cosa ho dovuto rimediare alla mancanza della sveglia. Così mi è toccato uscire sotto la pioggia e tornare all'esselunga a comprare una sveglia nuova per stamani. All'esselunga di via di novoli sono molto carenti in fatto di sveglie. Avevano delle cose orrende e ho dovuto accontentarmi di una modesta oregon scientific a nove e rotti euri. L'ora si sincronizza da sé, allineandosi con non so quale totem orario del Nord Europa, e si possono settare fino a due orari di sveglia differenti. Come se averne uno non fosse già abbastanza traumatico. La retroilluminazione dura 8 secondi. La ripetizione tra una sveglia e l'altra, invece, dura 8 minuti. Ho studiato le istruzioni basilari mentre guardavo i simpson alla tivvù aspettando che il riso in bianco si scuocesse per via dell'assenza del timer.
Poi ho guardato
un posto al sole, con tristezza, senza avere la possibilità di scambiare sms contenenti osservazioni argute, commenti maligni e ipotesi ardite con la mia amica. Non so stare senza cellulare.
sabato, 08 dicembre 2007
Ultimamente è subentrata nella mia vita una nuova attività molto impegnativa e stancante, ovvero: partecipare a battesimi e visite di circostanza per nascite. Mio malgrado, naturalmente. Da un annetto a questa parte, infatti, l'obbligo matrimoni, pare essersi esaurito ed è cominciato quello delle nascite e dei battesimi. Vengo invitata continuamente, anche da gente con cui ho perso i contatti e che non sento più da anni. Non me lo spiego. Un paio di settimane fa, per esempio, sono stata a un battesimo di un bimbo di cui non conosco il nome, che si svolgeva in una sala piena zeppa di altri bimbi vocianti, genitori sfiniti e nonni iperattivi. Io ero nell'angolo dei single ( tendiamo a fare gruppo in occasioni come queste), cercando di far passare più velocemente possibile l'ora canonica per levarsi da quella situazione, senza suscitare riprovazione né proteste nei simpatici genitori che ci avevano invitati. Insomma, si stava nell'angolo e si bevevano gozzate di Moretti, scambiando qualche parola di circostanza. In realtà eravamo tutti presi a guardare una scena affascinante e inspiegabile: vicino a noi, un bambino bellissimo di un paio d'anni prendeva la rincorsa per schiantarsi di continuo contro la parete. Certi tonfi da non credere. Sua mamma lo inseguiva con un piatto di plastica bianca, preoccupata che non finisse la mega porzione di tiramisù al caffè, ma totalmente incurante del fatto che suo figlio stesse tirando, a ripetizione, delle capocciate pazzesche contro la parete della sala. Io non ho figli e non posso capire, probabilmente tutto ciò è normale e non c'è nulla di cui meravigliarsi.
Il piccolo infortunio che ho avuto mi ha esentata da tali passatempi per tutto il fine settimana scorso. Adesso però sto
quasi bene e domani si ricomincia.
[suggerimento di lettura:
chieravamo.splinder.com]
venerdì, 16 novembre 2007
Un tempo, nemmeno tanto lontano, non vedevo l'ora di arrivare al venerdì sera per uscire e finalmente far tardi senza il pensiero di doversi alzare il giorno dopo per andare a lavorare.
Stasera non vedo l'ora di uscire dall'ufficio per correre a casa e controllare la
situazione-piccioni in terrazza... è tutto il giorno che mi chiedo se abbia funzionato o meno il nuovo repellente mentolato che ho spruzzato stamani...
ps questo post inaugura la nuova categoria: "vecchiaia"
domenica, 11 novembre 2007
Quando incontro qualcuno all'Esselunga - parente, conoscente, amico/a, ecc. - la prima cosa che fa sempre è guardare attentamente cosa ho messo nel cestino. È quasi una legge universale: chiunque incontri al supermercato si sente in dovere di valutarmi la spesa.
Ieri sera all'esselunga, per esempio, mentre stavo
accattandomi un paio di scatolette di tonno sott'olio mi sono sentita battere sulla spalla. Mi sono girata e ho visto un tizio tutto sorridente. Mi ci sono voluti un paio di secondi per capire chi cavolo fosse. Il tipo lavora nella mia ditta, ma in un altro ufficio. Non ho la minima idea di come si chiami e, sicuramente, nemmeno lui sa come mi chiami io. Gli ho sorriso di rinterzo. Il tizio ha cominciato a muovere la bocca indicando il contenuto del mio cestino della spesa. Allora ho spento il mio lettorino mp3 che mi stava sparando i Coldplay a tutto volume negli orecchi, per sentire che avesse da dirmi. Il tizio, felice di aver catturato la mia attenzione, mi ha commentato tutta la spesa,
fortunatamente approvando la maggior parte dei miei acquisti, e poi se n'è andato tutto contento. Sì, lo so, la colpa è anche mia che vado all'Esselunga il Sabato pomeriggio. Certo, ma ieri è stata un'emergenza e non ne ho potuto fare a meno: mi mancavano il latte e la carta igienica e poi io odio dover far colazione al bar la domenica mattina...
sabato, 03 novembre 2007
Quest'anno la mia fissazione alimentare sono i passati di verdure Knorr. Me ne sono accorta ieri sera mentre controllavo di avere il latte in casa e invece, ad uno ad uno, sono usciti fuori dalla mia dispensa tutti questi brick di minestre che ho subito messo in posa per essere immortalati e divulgati. Ne ho la casa piena,li trovo buonissimi e costituiscono la mia alimentazione base dell'ultimo periodo.
Mi è venuto in mente l'intervento della settimana scorsa, di Enrico Giubertoni durante l'incontro tenuto dai ragazzi di
Oilproject nell'ambito del Festival della Creatività a cui ho partecipato con interesse. EG, in particolare, ha parlato della pubblicità nell'era dei blog. A questo punto, anche solo per essere al passo coi tempi, propongo ai signori Knorr di assumermi come blogger caramapana dei loro passati di verdure. Gli farei una pubblicità sfegatata a prezzi ragionevolissimi...
E pensare che un tempo nemmeno tanto lontano, invece, la mia fissazione culinaria era la bistecca alla fiorentina accompagnata dal Chianti riserva... I tempi cambiano.
domenica, 30 settembre 2007
Stasera avrei voglia di un pokerino tra amici, bevendo litri di Jegermaister. In effetti la mia è più che altro un'idea, non credo nemmeno di saperci giocare a poker e poi lo Jegermaister mi fa anche piuttoso schifo.
Perciò penso che svolterò la serata guardando la Littizzetto da Fazio - sempre che ci vada ancora, ndr - e poi un divvuddì a caso sotto la trapunta.
Non trovo il telecomando, dio che palle...
martedì, 25 settembre 2007

Ieri sera ero a casa mia tutta tranquilla e disquisivo pacatamente col mio unico neurone sulle migliorie da apportare a
Un posto al Sole. Lui ne apprezza moltissimo le derive poliziesche a sfondo sociale. Io invece non le sopporto e ci voglio più
ammòre e teatrino partenopeo. Inoltre il neurone gradisce molto anche le guest-star del sottobosco dello spettacolo italiano. Io niente affatto e penso che siano uno spettacolo penoso, da evitare come le malattie contagiose. Insomma eravamo spaparanzati sul divano, tutti presi dai nostri ragionamenti, quando un rumore sordo proveniente dalla terrazza, mi ha fatta riscuotere tutta e andare di traverso la sorsata di Moretti quotidiana.
Sono subito corsa a vedere che stesse succedendo e ho trovato due orridi piccioni che litigavano tra di loro per il possesso del mio, dico il Mio, terrazzino. Il vincente difendeva la sua postazione piena di cacche emettendo strani rumori, l'altro se ne stava appollaiato sulla ringhiera cercando di rispondere a tono alla prevalicazione di quello più massiccio.
Entrambi non mi hanno considerata nemmeno di striscio, finche non sono arrivata vicinissimo, allora sono volati in tutta calma a finire di regolare i loro conti altrove.
Ed è stati in quel preciso momento che ho avuto
l'idea. Stamani ho mobilitato con un appello solenne le mie amiche (due di numero) con figli in età giusta che possano farmi da consulenti nell'acquisto o meglio ancora procurarmi direttamente, la seguente attrezzatura: un fucile ad acqua, da caricare con acqua e aceto per spruzzare e appuzzolentire la location preferita delle orride creature.
Voglio uno di quei fucili grossi, tipo mitra, perché uno spruzzino ordinario non è in grado di darmi quel senso di onnipotenza che rende le armi oggetti del desiderio per noi protopsicopatici.
Ora però mi stavo chiedendo: acqua e aceto vanno bene per lo scopo? Oppure dovrei orientarmi verso altre sostanze? Premesso che non voglio usare veleni né altre cose del genere, li voglio solo scacciare, non uccidere, qual è la sostanza migliore?
martedì, 17 luglio 2007
Allora, poco fa stavo ritornando a casa dal lavoro, stanca morta perché fa un caldo cane, le ferie sono dietro l'angolo e gli ultimi giorni sono quelli più duri, le grane rognose sono capitate tutte oggi, ecc. ecc.
Ero sul mio fido motorino che ho cambiato di recente -dettaglio, questo, utile alla comprensione del resto del racconto, ndr - su una strada poco trafficata di periferia e stavo andando a una velocità di crociera del tipo
"a spasso con daisy", intorno ai 35 all'ora, per intendersi.
Ero immersa nel solito pensiero che ho tutti i giorni quando ritorno a casa dal lavoro, ovvero se sia possibile morire di aria condizionata: scaraventata dalla banchisa polare all'estate modello saigon in tre secondi.
Uno sbalzo termico che potrebbe uccidere un mammouth, figuriamoci una come me che regge l'anima coi denti.
Insomma ero sulla strada che guidavo in tutta calma, pensando alla mia salute e sentendomi un po' come Nanni Moretti durante il suo giro in vespa in
Caro diario, quando, all'improvviso, sono stata affiancata a sinistra da un tipo in bicicletta.
Con la coda dell'occhio ho visto che mi stava osservando, sorridente. Allora mi sono girata e mi sono trovata con la faccia a trenta centimetri da quella del mio ex. Lui ha capito che ero io, gli è morto il sorriso sul viso e ha cominciato a pedalare come un pazzo, con gli occhi fissi sull'asfalto rovente. In pochi secondi la sua bici era già lontana.
L'ho guardato allontanarsi, i calzoncini che gli lasciavano scoperto un pezzo di culone, le gambe bianchissime e grassocce e la pelata al vento. Ci sono rimasta di sasso. Lì per lì ho pensato: opperché? Icché voleva? Per chi mi ha scambiata?
Ma la cosa che mi ha stupita di più non è stato l'assurdità di quel momento, né la sua reazione demente, ma un dettaglio su cui sto ancora ridendo e che lo renderà riconoscibile, ma devo scriverlo assolutamente.
L'ex, infatti, indossava
senza vergogna una radio in cuffia, di quelle degli anni Ottanta, le cuffie belle grosse, con tanto di antenna dritta per sentire meglio la stazione radio preferita.
Ora, in epoca di ipod iphone e finezze ipertecnologiche come queste, come si fa? Vabbè, lo confesso. un po' lo stimo per questo...
lunedì, 16 aprile 2007
Una delle cose che mi angoscia di più sulla faccia della terra è il dover andare all'Esselunga il Sabato pomeriggio. Di solito evito di farlo e riesco quasi sempre ad organizzarmi in modo alternativo; altre volte, però, non è possibile e devo per forza andare a fare la spesa in quelle ore, notoriamente le più tragiche della settimana. Così quell'attività che per me dal lunedì al venerdì è sempre un piacere, nonché un momento di relax, il sabato
mi diventa un'esperienza stressante e altamente ansiogena. E poi, appena metto piede dentro l'Esselunga affollato di gente incazzosa, mi viene sempre in mente un post di
Lia di qualche anno fa quando scriveva dal suo rifugio egiziano:
« io ricordo la spesa del Sabato - dopo una settimana di lavoro folle - come un incubo che potrebbe ancora farmi svegliare di notte, urlante.*» Mai parole furono più sacrosante.
Per reagire ed essere attiva ho sviluppato una strategia della spesa che mi aiuta ad affrontare quel macello e che si compone di due semplici step: cestino e musica. Prima di tutto, infatti, niente carrello, ma solo il pratico cestino in plastica resistente. A dire il vero l'ho abbozzata di prendere il carrello da quando sono tornata
zitel single l'ultima volta. Non so perché, ma mi ricordo che dopo essermi lasciata, alla prima spesa da donna libera pensai: «adesso vita nuova: niente più carrello, solo il cestino». E mi sentii davvero libera. Quell'episodio ormai lontano dovrebbe farmi riflettere molto attentamente sulla brutta piega che ha preso la mia vita negli ultimi anni e spingermi a tentare di porvi rimedio il prima possibile. Al mio penultimo "lasciamento", infatti, ero corsa a prendermi il brevetto di sub, altro che cestini e supermercato...
Comunque ritorniamo alla spesa del sabato pomeriggio. Il trucco per sopravvivere a questa esperienza notoriamente traumatizzante sta nel prendere solo l'indispensabile, rimandando al lunedì successivo gli altri acquisti. Deve entrare tutto nel pratico cestino che permette di muoversi più agevolmente nella folla e schivare i carrelli alla deriva.
Poi c'è l'altro equipaggiamento indispensabile: la musica in cuffia. Ho una sezione del mio
lettorino mp3 dedicata ai
'momenti Esselunga' composta, a sua volta, da due sottosezioni specifiche:
'Weekly lounge' e
'Saturday's Rage', credo che sia inutile la traduzione. Il sabato aziono la
musica da carnaio dove la chitarra di Steve Vai la fa da padrone - in particolare trovo
Erotic Nightmares e
The Animal particolarmente indicate alla situazione - alternata a Santana, Pearl Jam e con dell'ottima Pausini random che ci sta sempre bene. I puristi della musica che si stanno sentendo male possono cliccare sul buon vecchio
Google e dedicarsi a
milioni di letture più produttive di questa.
Insomma mi faccio trascinare dalla corrente umana per i corridioi dell'Esselunga, cercando di acchiappare quasi al volo le cose che mi servono. E non c'è verso di sottrarsi a quella bolgia formata da: famiglie sempre di pessimo umore, bambini piangenti, coppie a un passo dallo scoppio, pisquani col carrello pieno di birre e coca cola e umarelli assatanati che si contendono l'offerta del momento. Tutta la miseria umana condensata in poche centinai di metri quadrati. Zola c'avrebbe trovato dell'ottimo materiale e, forse, la Maria De Filippi ci attinge davvero per ripopolare la fauna dei suoi programmi... chissà. Tuttavia, in quel luogo infernale, esattamente a metà del cammino, c'è la salvezza: una vera e propria isola di pace, con poca gente che non ha fretta e che ha un umore sereno: il fantastico corridoio dei vini. Lì piano piano, si radunano i single o le coppie di fresca composizione e si aggirano tra gli scaffali di legno verde, scegliendo in tutta calma la bottiglia - o le bottiglie - per la serata. E io mi ci fermo sempre e spesso compro anche una bottiglia di vino da portare a chi mi ha invitata a cena o da offrire a chi verrà a cena da me. Quando i piani per la serata sono diversi, parcheggio la bottiglia appena acquistata in frigo o sotto il lavello della cucina, meglio conosciuto come
l'antro di bacco e che custodisce un'accurata selezione dei rossi che sono stati in offerta all'Esselunga negli ultimi due o tre mesi.
Ieri sera, per esempio, sono stata a cena da un amico frikkettone, che non è il solito amico
frikkettone, ma un altro molto più
'soft'. Tra l'altro l'amico
frikkettone doc non si è fatto più vivo da quando tentò meschinamente di intortarmi con la Amway e non ho punta voglia di chiamarlo perché sono terrorizzata di venir coinvolta in un'altra iniziativa del genere (la
prima e
seconda puntata di quell'esperienza ai confini della realtà, in caso interessasse). Insomma il mio amico ieri sera mi ha chiesto se per caso avessi in casa del vino bianco da portare da lui, col tono di chi pensa:
figurati se questa all'ultimo minuto la domenica sera ha in casa il vino bianco... e l'ho sorpreso quando gli ho risposto: «sì certo che ce l'ho ed è già in fresco: preferisci Gewürztraminer o il Muller Thurgau?» «Portali tutti e due,» ha risposto incredulo. E così ho fatto.
martedì, 09 gennaio 2007
Ho quattro tessere fedeltà per i supermercati:
Esselunga,
Pam,
Coop e
Conad. Le uso tutte e quattro più o meno regolarmente. Un comportamento deprecabile, me ne rendo conto perfettamente, una sorta di poligamia sfacciata e ostentata, ma tant'è.

Questa è una foto delle mie tessere fedeltà, che scattai tempo fa non mi ricordo più per quale motivo.
Nella foto le tessere sono sei: infatti ci sono anche quella
Feltrinelli - ce la misi solo per smorzare il tono da casalinga dimessa del soggetto, ndr - e due del
Pam.
Il
Pam ne da due perché ragiona per nuclei famigliari, gli altri supermercati, invece, la fedeltà la misurano sui singoli individui e danno una tessera per persona. Sono strategie di marketing molto interessanti che andrebbero approfondite...
Mi ricordo che quando richiesi la tessera fedeltà del
Pam ebbi uno scambio, con l'impiegata addetta alla fidelizzazione dei clienti, di questo tipo:
- scusi, mi ha dato una tessera in più.
- No, va bene così, se ne danno due per ogni iscrizione: servono a tutta la famiglia.
- Ma a me ne basta una sola...
- La prenda, non si può mai sapere - ribatté, perentoria e sibillina, la tipa, chiudendo il discorso.
Perciò mi ritrovo con queste due tessere
Pam: una con i crostacei e l'altra con i peperoni e me le porto entrambe sempre dietro perché non mi so decidere a tenerne solo una nel borsellino.
Il problema è che ho sviluppato tutta una mia
Weltanschauung sulle tessere fedeltà. Una roba da zitella ossessiva, me ne rendo conto, e che si può riassumere in tre parole:
sono-delle-sòle e perciò bisogna saperle sfruttare, approfittando di quello che io chiamo:
lo sconto crudo. Per farla breve: lo sconto diretto sugli oggetti che compongono il turnover delle immancabili offerte.
Adesso all'
Esselunga è il periodo dei premi. Non esattamente ora, i punti accumulati in mesi e mesi di acquisti scadranno il 21 aprile, ma ho preso lo stesso il catalogo per cominciare a puntare qualche oggetto del desiderio.
Sono delusissima. Ho calcolato che di qui ad Aprile non avrò abbastanza punti per prendere il tostapane dei miei sogni:
Metropolis De Longhi
'un oggetto destinato a fare tendenza per l'eleganza e la compostezza delle sue forme'. Tanta roba, ma anche tanti punti: 3.600 per l'esattezza, oppure 1.700 per averlo a soli 19 euri.
Giammai: il premio fedeltà deve essere gratis, non scherziamo. Altrimenti non c'è soddisfazione.
sabato, 06 gennaio 2007
Ho cominciato questo duemilasette con una settimana lavorativa intensa, di fuoco, oserei dire, che non mi ha lasciato nemmeno cinque minuti liberi per vedere
Beautiful. E dire che sono parecchio in pensiero per la sorte di Brooke, palleggiata tra Ridge e l'antagonista di turno.
Meno male che ci sono quelli di
TramediBeautiful che pensano a colmare le mie imperdonabili lacune.
Insomma, per me la prima settimana dell'anno è stata massacrante e così ieri sera sono stata ben lieta della mia
serata divané©, preceduta da un ricco
aperitivo divané a base di Heineken, olive avanzate dal capodanno e gli ottimi "Fagolosi", i grissini alla cipolla che ho trovato in offerta all'Esselunga: gli ottantacinque centesimi meglio spesi della mia vita.
Oggi inizio il mio ennesimo anno da blogger con un classico: una catena di Sant'Antonio che mi ha passato il caro
Antoniognius e che consiste nell'elencare le
“cinque cose che non sai di me, cinque cose che non puoi sapere”.
Scrivo le prime cose che mi vengono in mente, sperando di non averle già scritte in qualche post (sono anziana, la memoria non è più quella di una volta, ndr).
Allora, prima di tutto ho una passione sviscerata per la torta di mele dell'Esselunga. Senza dubbio è mio dolce preferito.
Secondo: quando ero molto piccola ho imparato ad andare in bicicletta su due ruote da sola, stando in piedi sui pedali della graziella di mia madre e buttandomi ripetutamente giù per una discesa. Ha funzionato, anche se ho ancora addosso i segni delle cadute.
Terzo ho il patentino di sub (preso in Italia, ndr) ma quando vado sott'acqua ci deve essere qualcuno molto esperto che mi porta giù tenendomi per mano, sennò ho paura.
Quarto: conservo tutti i miei vestiti di dieci chili fa, non riesco a buttarli via; invece sarebbe un'ottima terapia.
Quinta ed ultima cosa: soffro leggermente di claustrofobia e di agorafobia (tanto per non farsi mancare nulla); anche per questo motivo mi sento un animale da città.
Non passo la catena a nessuno in particolare. Potrà rispondere chi vuole e poi metterò il link in questo post, così sarà come averla passata.
lunedì, 18 dicembre 2006

Ci sono un sacco di fottutissime cose che mi limitano nella vita di tutti i giorni: paure, fobie, insidie reali, condizionamenti sociali, gente di cacca, abitudini deleterie, ecc.
Ma ce ne sono alcune completamente fuori di testa che mi condizionano quasi ogni giorno e che mi lasciano un minimo interdetta perché non sono mai riuscita a capire se ci sia un fondo di verità o se siano una mera presa per il culo. Nel frattempo subisco il condizionamento e amen.
Da anni, infatti, compio certe azioni col dubbio di stare alimentando una leggenda urbana del cavolo a cui sono rimasta solo io a credere e a farmi condizionare. Sto parlando, per esempio, di quei
cosi di plastica fatti a otto che servono per unire le lattine tra di loro. Ecco io taglio sempre quei
cosi di plastica fatti a otto perché qualcuno, una vita fa, mi disse che se non l'avessi fatto quei
cosi di plastica fatti a otto avrebbero senz'altro ucciso qualche delfino.
Dinamica delle tragedia: il
coso di plastica fatto a otto, una volta finito in mare, si sarebbe andato ad incastrare bloccando la
'bocca a becco' di un simpatico delfino e il poveretto sarebbe così morto di fame, solo perché io, per colpevole pigrizia, non avevo tagliato il
coso di plastica fatto a otto prima di gettarlo nella pattumiera.
Mi capita spesso di rimettere le mani dentro il sacco della spazzatura per recuperare e tagliare il
coso di plastica fatto a otto, perché il pensiero di quell'ordigno di morte libero di vagare nell'ambiente, mi avvelena il gusto del
birrino o del
cokino appena aperto. E non conta nulla se abito a un centinaio di chilometri dal mare, pratico il riciclaggio spinto e mai - dico: MAI - lascerei della plastica in giro; taglio sempre i
cosi di plastica fatti a otto per salvare i delfini. E dopo averlo fatto mi sento un po' attivista di Greenpeace e molto presa per il culo.
Certo a pensarci bene non è che sia un grosso problema, il mondo è pieno di notizie ben più importanti, tipo questa che mi ha addirittura sconvolta:
Incendiato lo zerbino a casa di Bossi.
P.S. Anch'io seguo volentieri la
'moda del momento'
e saluto i miei
ottimi vicini di blog-galassia:
Davide Bregola,
Robba,
Stylosophy,
I Provinciali,
Melpunk,
Marco Candida,
Diderot,
Cazzeggi letterari,
Lame rotanti,
Sociopatica,
Kay,
Spad,
Alternativo?. Per chi non ne sapesse nulla: c'è il post di
Ludo, geniale ideatore di tutta la faccenda.
lunedì, 04 settembre 2006
La scorsa settimana è volata via e non sono riuscita a fare tutto quello che mi ero prefissata. Ormai mi è venuta la fissa e il tempo che di solito dedico al blog l'ho speso per testare le altre piattaforme su cui, eventualmente, trasferire gattasorniona. A forza d'insistere mi sa che ho trovato quella che fa al caso mio, ma prima ci devo spippolare ancora un po' e per ora rimango qui. Se ne riparla più in là.
A parte questa parentesi tecnica ho poche cose da raccontare. L'inizio del lavoro a pieno ritmo, infatti, mi ha dato il colpo di grazia, al punto che non mi pare nemmeno di essere stata in ferie. In effetti non è che abbia avuto tutto questo granché di vacanze, però qualche giorno me lo sono goduto, anche se mi rendo conto che avrei bisogno che le mie ferie cominciassero adesso... ma sono convinta che in questo periodo sia così un po' per tutti.
Tuttavia sono contenta perché le mia avventure di
zitel single si sono arricchite di un altro importante capitolo: l'intasatura del cesso. Una new entry nella top ten delle sfighe. Non per vantarmi, ma su certe cose non mi faccio mai mancare nulla.
Questa volta non ho potuto ignorare il problema come faccio di solito: infatti non si può fare a meno del water in casa. Perciò ho prontamente chiamato un'amica
più single di me - me ne è rimasta solo una, a quanto pare sono/siamo una categoria in via d'estinzione, ndr - per chiederle lumi su come fare a risolvere questo terribile problema.
La mia amica si è dimostrata padrona della situazione, nonché insopportabilmente criptica, mentre mi parlava d'
intervento diretto, dando per scontato che capissi a cosa si stava riferendo. Poi, dopo aver constatato che non ci stavo capendo una mazza e non avevo idea di cosa intendesse con "intervento diretto", mi ha detto chiaramente di mettermi dei guanti di gomma e provare a sturarlo con le mani, visto che, secondo lei, il water di solito s'intasa "a portata di mano".
Beh, mi duole ammetterlo perché è una macchia sul mio bel curriculum di single incallita, ma non ce l'ho fatta. Non ho lo stomaco di infilare le mani nel buco del cesso per sfruconare il tubo con le dita, ecco. Perciò dopo un quarto d'ora di preoccupato avanti e indietro dal bagno al corridoio, senza saper che fare e tenendo le mani guantate in alto come un chirurgo in sala operatoria, ho deciso di lasciar perdere e di passare direttamente al
piano B: l'acido.
Sono andata al supermercato, decisa a farmi una cultura in materia. Ho bypassato
Mr. Muscolo Idraulico Gel, ideale per scarichi bloccati nuova formula più efficace, optando per:
Sturatutto, l'idraulico a portata di mano, nuova formula liquido a doppia concentrazione che non danneggia le tubature. Ne ho prese due bottiglie perché avevo il presentimento che una non sarebbe bastata. E avevo ragione. Devo essere stata per forza un'idraulico in una vita precedente.
Sono tornata a casa, ho versato il liquido nel cesso che ha sbuffato forte e fatto una fumata esattamente come accade nei film, quando viene aggiunto l'ingrediente chiave alle pozioni magiche.
Ma tanta scena e tanto rumore per nulla, naturalmente. Allora mi sono procurata della soda caustica in perle - che funge sia da sverniciatore sia da disgorgante - e l'ho lasciata lì, per una giornata intera, convinta che nessuna otturazione avrebbe resistito ad un simile attacco... oddìo è cominciato Beautiful: lutti e tragedie, devo andare!
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* trom|bà|io
s.m.
1 BU chi fabbrica o vende trombe
2 RE tosc., stagnaio; idraulico; fontaniere
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Aggiornamento

Leggo che è
morto Steve Irwin, mi dispiace perché seguivo sempre i suoi programmi e mi garbavano un monte. Era un po' una fava, ma simpatico. Mi dispiace davvero, ecco.
mercoledì, 07 giugno 2006
Oramai le mie paturnie metereologiche sono diventate la colonna portante di questo blog. È un segnuccio, me ne rendo perfettamente conto, ma non ci posso fare nulla e continuo per la mia strada, tutta in discesa, verso il nulla.
Allora, l'altra sera ho assistito, dall'alto delle finestre del mio condominio, alla grandinata più forte che abbia mai visto in tutta la mia vita.
Mi ero appisolata sul divano, sotto la trapunta invernale per non rassegarmi dal freddo e dormicchiavo, tra momenti di zapping e pigra lettura di un libro, godendomi la tranquillità di casa mia.
Ad un certo punto dei rumori fortissimi mi hanno svegliata: qualcuno stava tentando di sfondare la finestra della cucina. Siccome sto al quarto piano il mio primo e unico pensiero è andato ai
piccioni che assediano il mio terrazzo.
Mi sono anche spaventata un bel po', perché ho pensato che ai malefici uccellacci il possesso indiscusso del terrazzino - sancito peraltro dal loro scagazzamento a tappeto su tutta la superficie in questione - ormai non bastasse più e che fossero intenzionati a buttarmi fuori da casa mia una volta per tutte. La resa dei conti.
Allora sono corsa in cucina decisa a vender cara la pelle e, con un gesto repentino, ho aperto la finestra e ho tirato su la serranda, guardando fuori e aspettando che lo stormo di piaccioni impazziti mi attaccasse.
Invece niente situazione
hitchcockiana tipo
questa e dei piccioni nemmeno l'ombra (mica bischeri, ndr).
Ma sono rimasta basita per un altro motivo: infatti non potevo credere a quello che stava venendo giù dal cielo. Ho passato la mano sul davanzale raccogliendo una brancata di chicchi di ghiaccio, così grossi che mi hanno congelato la mano all'istante.
Per documentare il momento, mi sono fotografata la mano semi-congelata e piena di quegli ovetti di ghiaccio:
eccola qui.
A quel punto ho richiuso la finestra, ho buttato le olive di grandine e la lattina di birra che avevo appena aperto nell'acquaio e mi sono versata un bel bicchiere di Nero D'Avola che avevo preso, tempo addietro, in offerta all'Esselunga.
Mi pareva la bevanda più adatta per affrontare degnamente la tempesta in atto e festeggiare lo scampato pericolo. Poi sono ritornata sotto la trapunta.
sabato, 22 aprile 2006

... col fiatone per aver trascinato su per le scale la bici e lo zaino pieno, trovo sempre questo brutto ceffo che tutte le volte riesce a farmi riscuotere. Tutto qui. La primavera, le allergie e una festa abbastanza movimentata e alcolica a cui ho partecipato ieri sera, mi hanno tolto le ultime forze residue.
Oggi cercherò di recuperare un po' dell'energia perduta stando il più a lungo possibile distesa sul divano a: mangiare frammenti fondenti di uovo di Pasqua equo e solidale, bere Moretti fresca e leggere
questo, che mi sta piacendo e pure inquietando un monte (anche se l'ho appena iniziato).
martedì, 14 febbraio 2006
Ho trascorso gran parte del fine settimana a: fare la casalinga, andare all'Esselunga, cucinare, rassettare la casa quel tanto che basta per accogliere dignitosamente gli amici, passare e cercare di far passare una bella serata a tutti, pulire quando gli amici se ne sono andati e rifare tutto da capo il giorno dopo.
In fin dei conti una bella soddisfazione e poi ho trascorso due serate in compagnia degli amici a cui voglio più bene. E invecchiando da zitella, pardon da single, questo genere di cose mi riempiono di gioia come non mai.
Ieri mattina ho portato giù le bottiglie vuote per buttarle nella campana della raccolta differenziata del vetro. Non scrivo quante erano perché mi vergogno assai...
Perciò ieri sera avevo deciso di stare a casa a non fare nulla. Mi sono messa in assetto da
dopocena della single che non vuole rinunciare alla propria comodità e ho occupato il mio divano per lungo, stiracchiandomi pigramente e cercando la posizione più comoda. Poi mi sono coperta con la trapunta e ho aperto una Moretti da 33 cl e un pacchetto di Loacker alla nocciola, i miei preferiti.
A rendere perfetto questo momento: una puntata di
Un posto al sole alla tivvù, da cui ho potuto apprendere una grande lezione di vita che mi ha lasciata positivamente scombussolata.
Allora: Silvia si scopre un capello bianco in testa, entra in crisi, decide che basta perdere tempo nella vita e comunica a tutti che ha deciso di lasciare la famiglia e il lavoro per andare a Santo Domingo. Tutto ciò nel giro di due minuti scarsi d'orologio.
Sono rimasta affascinata dalla relazione causale: "
1 capello bianco -> Santo Domingo". Mi è parsa così sorprendente e geniale al punto che tutti gli effetti speciali e le menate parafilosofiche di
Matrix reloaded che ho visto poco dopo, mi hanno lasciata fredda e distante.
lunedì, 12 dicembre 2005
Pulire la candela dello scooter con una limetta per unghie... funziona!
mercoledì, 07 dicembre 2005
Quando leggo notizie come
questa o come
quest'altra, mi viene fuori una paranoia che mi accompagna da tanto tempo, in quanto zitella solitaria e d'una certa età.
È la paura che mi succeda qualche incidente mentre sono a casa, da sola. Se si verificasse un'eventualità del genere, sarebbe un vero casino. Nessuno, tra familiari e amici, si accorgerebbe di nulla, per diversi giorni.
Vivo da sola e i miei familiari mettono piede in casa mia con frequenza semestrale (forse anche più di rado). Ho l'abitudine, ormai radicata, di dimenticare il telefonino dappertutto o di non sentirlo quando squilla. I miei impegni di lavoro sono frastagliati e con scadenze a lungo termine. E poi non c'è nessuno che vedo o sento con regolarità giornaliera.
Per tutti questi motivi una mia assenza passerebbe senz'altro inosservata, almeno per qualche giorno.
Perciò stavo pensando di attrezzarmi con uno di quei "
cosi" per anziani della Beghelli, per avere il culo parato almeno in caso di incidente domestico; ma se mi pigliasse il
coccolone improvviso, servirebbe a ben poco.
Comunque mi ha consolato molto sapere che nel mondo esistono delle ditte che
si occupano di tutto se uno crepa in casa da solo e viene ritrovato dopo tanto tempo. Ora, infatti, mi sento meglio: caffè.
venerdì, 04 novembre 2005
Ora mi rilasserò, farò un po' di yoga, godrò di questo praticello qua davanti, mediterò sulla mia vita, olierò la bici e poi farò la cacca [
Jovanotti]
Stamani mi sono svegliata alle sei meno un quarto e ho deciso di lavare i pavimenti in tutta la casa. Mi pareva la cosa migliore da fare, a quell'ora. Poi, soddisfatta di aver impiegato bene il mio tempo, sono uscita e, siccome era ancora molto presto, mi sono regalata pure la colazione al bar di fronte, con lettura del giornale sul frigo dei gelati, come piace a me. Tutta vita, insomma.
Poi sono arrivata puntuale ad una inconcludente riunione di lavoro, che è durata tutta la mattina, a cui ho partecipato in modo costruttivo e col sorriso sulle labbra. Dopodiché sono venuta qui, a pranzo da mia madre.
Adesso mi sto godendo la scena in cui Ridge, Thorne e il marinaio scavano la tomba di Taylor per accertarsi che sia veramente nella bara.
A proposito: se qualcuno fosse curioso della carriera di cantante di Ridge Forrester e volesse ascoltare qualche suo pezzo, può andare
qui a levarsi la soddisfazione, come ho fatto io...