domenica, 01 febbraio 2009
Domenica sera: aperitivo o cinemino?
Ho fatto un gran casino per riuscire ad andare al circolo le vie nuove per votare Daniela Lastri alle primarie. Ma le primarie a Firenze ci saranno solo il 15 febbraio. Ecco, ero convinta che fossero oggi. Talmente convinta che ho brontolato tra me e me contro la stampa locale becera e prezzolata, colpevole d'indifferenza di fronte a un evento così rilevante per la città. Ho la testa tra le nuvole in questo periodo. No, non è amore, ci mancherebbe, ma soltanto una stanchezza eccezionale e, oramai, quasi cronica.Di gattasorniona in weekend alle: 16:42 | plink | commenti (3)
domenica, 05 ottobre 2008
Update your status
<Momento Facebook> Gattasorniona ha mangiato delle pappardelle al sugo e ora si sente come un pitone che si sia ingoiato una capra intera</Momento Facebook>Digito sulla tastiera con molta attenzione. È già un paio di volte che cancello inavvertitamente il post appena scritto e Splinder su queste mancanze non perdona: non si può tornare indietro. Proprio come nei momenti fondamentali dell'esistenza. Ecco.
L'altro giorno, per esempio, avevo scritto un post parecchio accorato su quanto mi piacerebbe far parte dello staff di Fabio Volo e accompagnarlo, tutta spesata, in giro per New York a fare le riprese per il suo programma televisivo. Che poi il suddetto programma sia una bischerata non importa, sempre meglio che stare otto ore al giorno in ditta...
Vabbè, ho sempre di questi pensieri quando sono in ufficio e mi sento stanca e spallata, ovvero tutti i giorni dalle quattordici e trenta in poi... Così ho inventato un modo efficace per rilassarmi: mi metto a pensare a scelte professionali alternative e paraculissime e ne esploro mentalmente tutti i risvolti. E questo fantasticare mi rilassa sempre un casino.
Ma non volevo scrivere di Fabio Volo che vaga atteggiandosi a intellettuale per NewYork. Per me ha raggiunto il suo meglio nell'intervista che fece tutto 'gnudo alla tipa dello jogurt al bifidus... Alessia Marcuzzi , ecco non mi veniva il nome.
Beh, caffè.
Di gattasorniona in weekend alle: 15:23 | plink | commenti (12)
sabato, 08 dicembre 2007
Obblighi di circostanza
Ultimamente è subentrata nella mia vita una nuova attività molto impegnativa e stancante, ovvero: partecipare a battesimi e visite di circostanza per nascite. Mio malgrado, naturalmente. Da un annetto a questa parte, infatti, l'obbligo matrimoni, pare essersi esaurito ed è cominciato quello delle nascite e dei battesimi. Vengo invitata continuamente, anche da gente con cui ho perso i contatti e che non sento più da anni. Non me lo spiego. Un paio di settimane fa, per esempio, sono stata a un battesimo di un bimbo di cui non conosco il nome, che si svolgeva in una sala piena zeppa di altri bimbi vocianti, genitori sfiniti e nonni iperattivi. Io ero nell'angolo dei single ( tendiamo a fare gruppo in occasioni come queste), cercando di far passare più velocemente possibile l'ora canonica per levarsi da quella situazione, senza suscitare riprovazione né proteste nei simpatici genitori che ci avevano invitati. Insomma, si stava nell'angolo e si bevevano gozzate di Moretti, scambiando qualche parola di circostanza. In realtà eravamo tutti presi a guardare una scena affascinante e inspiegabile: vicino a noi, un bambino bellissimo di un paio d'anni prendeva la rincorsa per schiantarsi di continuo contro la parete. Certi tonfi da non credere. Sua mamma lo inseguiva con un piatto di plastica bianca, preoccupata che non finisse la mega porzione di tiramisù al caffè, ma totalmente incurante del fatto che suo figlio stesse tirando, a ripetizione, delle capocciate pazzesche contro la parete della sala. Io non ho figli e non posso capire, probabilmente tutto ciò è normale e non c'è nulla di cui meravigliarsi.Il piccolo infortunio che ho avuto mi ha esentata da tali passatempi per tutto il fine settimana scorso. Adesso però sto quasi bene e domani si ricomincia.
[suggerimento di lettura: chieravamo.splinder.com]
Di gattasorniona in weekend, vita da single alle: 12:46 | plink | commenti
domenica, 14 ottobre 2007
Post domenicale in stile twitter, tanto per non farsi mancare nulla
Sveglia, per via di rumori metallici e sinistri provenienti dal piano di sopra... 08:00 AM October, 14 2007 from web Colazione a base di: panino al latte e tè del Penny Market 08:05 AM October, 14 2007 from web Tentativo inutile di identificare i rumori, sempre più sinistri, dal piano di sopra 08:06 AM October, 14 2007 from web Pulizia settimanale delle terrazze dalle cacche di piccione 08:09 AM October, 14 2007 from web Doccia veloce e rinforzino di repellente per piccioni in terrazza 09:09 AM October, 14 2007 from web Circolo vie Nuove in viale Giannotti a FiSud 09:45 AM October, 14 2007 from web Sganciato l'eurino all'umarello volontario e votato le liste di Rosy Bindi 09:50 AM October, 14 2007 from web Recupero della mia bicicletta 10:00 AM October, 14 2007 from web Settaggio della playlist per pedalata domenicale: oggi Beatles, Travis e Robbie Williams. 10:05 AM October, 14 2007 from web Pedalata con sosta-caffè al Rifrullo in San Niccolò 10:25 AM October, 14 2007 from web Proseguimento della girata nelle viuzze del centro, senza mèta. 10:30 AM October, 14 2007 from web
11:00 AM October, 14 2007 from web Rientro a casa dei miei 12:20 AM October, 14 2007 from web Polenta ai funghi 13:30 AM October, 14 2007 from web Caffè 15:30 AM October, 14 2007 from web
Di gattasorniona in weekend, twitter style alle: 15:35 | plink | commenti (10)
domenica, 17 giugno 2007
Early dawning, Sunday morning
è arrivato l'arrotino...
Watch out, the world's behind you
there's always someone around you
Who will call
...
Di gattasorniona in cazzeggio, weekend alle: 12:59 | plink | commenti
sabato, 09 dicembre 2006
Vita a Firenze
Come quasi ogni sabato mattina anche stamani sono andata a fare una passeggiata in centro. Solo che oggi l'ho trovato pieno di gente, perché le feste imminenti ci spingono all'acquisto compulsivo, fin dalle prime ore del mattino. Ogni anno me ne dimentico, mannaggia. Mentre stavo camminando sul marciapiede affollato di via Cavour, diretta verso piazza del Duomo, ho sentito dietro di me una voce maschile accanirsi, sprezzante, sulla chiesa di Santa Maria del Fiore*, proprio di fronte a noi:«...vedi!? Hanno fatto questa facciata e l'hanno rovinata. Guarda che schifo. Prima era una chiesa bellissima, in pietra e mattoni. Adesso... uno scempio. Lo vedi? Lo so che ci rimani male, ma devi accettare che è così. Tutti quei marmi non si possono guardare e poi vedi che non c'è il campanile? La verità è che è brutta, lo vedi?...»
A quel punto mi son girata perché ero curiosa come una faina di vedere chi cavolo stesse dicendo quella sequela di stronzate e anche chi fosse l'interlocutore di un tale bischero.
E mi sono trovata di fronte un uomo sulla quarantina, vestito color senape, con "city" arrotolato sotto al braccio, che teneva per mano una bambina, sicuramente la figlia, di sette-otto anni parecchio perplessa. E anch'io son rimasta interdetta e ho volato con la fantasia pensando a come sarebbe stato bello se - come in quella celebre scena di Io e Annie - a quel punto avessi tirato fuori dal cilindro il Bargellini in persona e in giornata parecchio acida, da aizzare contro quell'odioso babbino, per rimetterlo al suo posto e far giustizia al povero Duomo di Firenze, bistrattato come se fosse una squallida palazzina di periferia, costruita fuor di piano regolatore. Poi, però, ho pensato a quella bimba costretta a crescere con un padre così imbecille e mi son dispiaciuta per lei.
Di gattasorniona in firenze, weekend alle: 13:49 | plink | commenti (21)
lunedì, 13 novembre 2006
Diario di un matrimonio
Sono stata ad un matrimonio. Una roba pesa. Pesa per me, intendo. Una mia amica che si è trasferita a Milano è tornata a sposarsi a Firenze, perché il Chianti è sempre il Chianti. E io mi sono un po' rotta le palle di avere amici che si manifestano solo in queste occasioni. Lo ritengo un atteggiamento ipocrita e anche egoista. In fondo i matrimoni sono eventi lunghi, costosi e stancanti (e non solo per gli sposi, ndr), perciò preferisco andare a quelli degli amici che sento regolarmente e dove so che mi divertirò. E poi un matrimonio è una festa e una persona sana di mente alle "feste-pacco" non ci va. Ottima teoria, la mia, devo soltanto perfezionarne l'attuazione pratica e poi sarò a posto.Il racconto. Quando sono arrivata in chiesa ho intuito la tragedia che mi aspettava: nessuna faccia conosciuta. Sola. Sola come un cane, cazzo.
Ho moccolato a denti stretti e poi sono entrata nella pieve dove ho avuto cura di imboscarmi in fondo in modo da poter passare il tempo a mandare sms. Dopo la cerimonia e il lancio del riso, ho vissuto l'esperienza del primo viaggio in suv della mia vita, nel ruolo di navigatrice satellitare umana, perché oriunda e perciò esperta per forza di strade e stradine.
Il ricevimento si è svolto in una delle tante, lussuose ville medicee nei dintorni di Firenze, noleggiata per l'occasione.
Ho scoperto che il menù dei matrimoni è sempre lo stesso, anche adesso che siamo quasi in inverno. Ero sicura che la logica sottesa al menù in questo genere di eventi fosse stagionale. Invece no.
Ho iniziato a rompermi le palle da subito; il tempo scorreva lentamente tra mal di piedi e discorsi svogliati con persone che avevano voglia di parlare soltanto tra di loro perché si conoscevano già. La maggior parte degli invitati, infatti, erano milanesi scesi in terronia per farsi matrimonio + weekendino nel Chiantishire all inclusive. Io non conoscevo nessuno, tranne gli sposi e i parenti più stretti della sposa che non mi potevano considerare più di tanto vista la circostanza.
Allora il mio obiettivo primario è diventato trovare qualcosa da fare e su due piedi mi sono inventata un gioco parecchio razzista: il gioco dell'avallo del luogo comune. Mi sono posta l'obiettivo di trovare, entro mezz'ora, in mezzo a tutti quei milanesi cazzo-figa almeno uno che andasse in vacanza a Curmayeur, pardon a 'Curma'. Ho approcciato una coppia filiforme e, dopo venti secondi, mi hanno detto di loro iniziativa che di solito i weekend vanno a Curma e scendere in Toscana per questo matrimonio è stato un simpatico diversivo. Io sono rimasta basita e gli ho risposto dicendogli che capivo perfettamente, perché negli anni Novanta sono stata diverse volte sull'ovovia dell'Abetone. Poi mi sono intristita e ho deciso di lasciar perdere il gioco della conferma del luogo comune.
Allora ho preso un bicchiere di prosecco e mi sono messa ad ascoltare la musica nell'aria. I musicanti, due animali da matrimonio: lui - collo taurino e dolcevita nero - alla pianola e lei - capello biondo tinto e vestito lungo - vocalist. Stavano facendo i soliti pezzi di tutti i matrimoni. Pare uno standard certificato. Questa volta però con una piccola differenza: solo pezzi italiani. Mina, Dalla, i Pooh 'e io vorrei comprendere, perché da un po' non mi vuoi'... pezzo di una tristezza estrema, ma anche il preferito della coppia di sposi e perciò eseguito con grande enfasi e partecipazione collettiva. Poi una macedonia stantia di altri pezzi da festivalbar o sanremo.
Dopo aver studiato per un po' i due musicisti, mi sono avvicinata decisa a molestarli: ho provato a chiedergli di fare il vitello dai piedi di balsa, dicendo a voce alta Ruggeri e bisbigliando quasi sottovoce Elio e le Storie Tese. I due musicanti mi hanno sgamata all'istante, bollandomi subito come rompicoglioni attentatrice alla purezza della loro arte e guardandomi con infinito disprezzo.
Mi sono allontanata perché avevo anche un po' di mal di denti che dovevo assolutamente sedare con dell'altro prosecchino.
Mentre camminavo nervosamente tra le facce sconosciute degli invitati, sono stata bloccata da una tipa di Firenze che mi ha detto di conoscermi benissimo ma che io - lo giuro - non avevo mai visto in tutta la mia vita. Mi ha detto di essere un'insegnante in una scuola media dell'hinterland. Ancora buio sulla sua identità. Abbiamo iniziato a parlare dei problemi dell'insegnamento e io ho detto la mia, come se avessi una qualche esperienza in materia. Lei mi ha raccontato che non ce la fa a tenere la classe e i giovani non sono come quelli d'una volta... Le ho dato ragione; ero già mezza briaca e avevo disperatamente bisogno di qualcuno con cui socializzare per scacciare lo spleen vespertino che mi stava attanagliando.
Per stare a quel cavolo di matrimonio avevo rinunciato ad una meravigliosa serata in una pizzeria squallidina di Firenze nova, dove si mangia una margherita deliziosa da affogare con la birra. Di tanto in tanto mi tornava in mente e mi veniva un magone...
Ho ingoiato, senza masticare, un pezzetto di formaggio dalla selezione di francesi con mostarde che avevo nel piattino.
Poco dopo un ragazzo si è unito a noi. "Unire" non è il verbo giusto: si è catapultato, si è aggrappato a noi. Non c'era volontà d'imbrocco nella sua insistenza, era soltanto un altro fiorentino disperato, da solo a questo matrimonio del cavolo, con nessuno che se lo filava.
L'abbiamo accolto con gioia e ci siamo presentate, così ho potuto sapere come si chiamava la tipa che diceva di conoscermi, e con cui stavo parlando da più di un'ora, e finalmente mi sono potuta rilassare, senza il timore di fare qualche gaffe.
Ho scoperto che è un'amica di mio fratello che avevo visto l'ultima volta tanti, almeno dieci, anni fa. Un legame praticamente inesistente, tuttavia in questa circostanza disperata è stato più che sufficiente a farci diventare migliori amiche della serata.
Il ragazzo era molto carino e a questo punto eravamo a tutti gli effetti un trio all'erta e pieno di brio. Abbiamo brindato ancora. Poi abbiamo scoperto di essere tutti e tre allo stesso tavolo.
Ma non si trattava una fortunata coincidenza: il nostro era l'unico tavolo di fiorentini di tutto il ricevimento, chissà perché ci avevano separati dall'etnia dominante. Praticamente formavamo un'enclave nell'enclave.
Abbiamo stabilito di andarcene da lì dopo l'inizio delle danze post-cena, esattamente nel momento in cui gli altri invitati si sarebbero scatenati a ballare i Village People e quelli del catering avrebbero iniziato a servire le sottomarche di superalcolici che vengono propinate a tutti i matrimoni.
La luce in fondo al tunnel. Rincuorati da quella decisione siamo usciti fuori a fumare. Ho fumato anch'io, mi pareva proprio il caso.
Di gattasorniona in situazioni, weekend, matrimoni alle: 14:08 | plink | commenti (31)
domenica, 08 ottobre 2006
Pigro e screziato post domenicale
«Compiti per tutti.
Dimostra la seguente ipotesi: "Sai quello che devi fare e sai quando farlo".»
[Oroscopo 6/12 ottobre 2006]
Dimostra la seguente ipotesi: "Sai quello che devi fare e sai quando farlo".»
[Oroscopo 6/12 ottobre 2006]
Giorni fa sono andata a vedere un film che mi è piaciuto e perciò lo voglio consigliare a "cani e porci": Little Miss Sunshine, veramente carino.
Ieri ho fatto colazione nel bar sotto casa e ho scoperto che la mitica barista si è fatta fare un lifting o qualcosa del genere. Uno spettacolo. Non è ringiovanita nemmeno di un minuto, in compenso adesso ha la faccia tutta tirata ed è ringalluzzita un casino. Mi ha accolta con grandi sorrisi invece che col solito mugugno incazzoso. Stupenda. Son cose, queste, che fanno bene al cuore.
Da Matteo Pedrosi ho letto che negli USA è ricominciato Lost, la terza serie; occhio a leggere il suo post perché spoilerizza senza pietà. Ho cominciato subito a scaricare la prima puntata con E-mule e sto fremendo perché non vedo l'ora di vederla, ma con la connessione adsl scrausa che mi ritrovo, ad essere veramente ottimisti, se ne riparla tra una settimana. Però che bello! Per dieci minuti buoni mi sono pure dimenticata che l'autunno è cominciato. In questi giorni sto cercando con tutte le mie forze, d'ignorare il cambio di stagione e continuo, come se nulla fosse, ad accendere spirali di zampirone, a bere birra gelata e a dormire con la finestra aperta. Tanto di cervicale non si muore mica. Almeno lo spero...
Google si vuole comprare You-Tube per una cifra di soldi. Nel frattempo sto meditando se comprarmi o no un cellulare nuovo, di quelli con la videocamera così posso fare i filmini da mettere su YouTube. Dopo aver riletto quest'ultima frase a voce alta ho deciso di tenermi il mio vecchio telefonino finché non schiatterà d'onorato servizio (broadcast yourself, più in là).
Di gattasorniona in weekend alle: 13:22 | plink | commenti (8)
domenica, 10 settembre 2006
Televisione stantia

Avevo dedicato il sabato mattina alla visione della mostra di pittura dell'Amanda Lear. Almeno così avevo sentito alla televisione un paio di giorni fa. L'Amanda dipinge e nell'intervista televisiva diceva che stava per esporre i suoi lavori a Palazzo Coveri a Firenze.
Una goduria, io amo queste cose e così eran due giorni che mi pregustavo e programmavo la mattinata perfetta: colazione in centro, pedalata fino al lungarno Guicciardini e rilassante/rilassata visione delle tele dell'Amanda.
Invece nulla, l'unica cosa esposta all'ingresso di Palazzo Coveri sono due orrendi pannelli retroilluminati e colorati alla Coveri, appunto, che mi hanno messo solo una gran tristezza addosso.
Una volta tornata a casa son bastati due colpi di mouse per chiarire l'equivoco: la mostra dell'Amanda Lear c'è stata a giugno (e me la sono persa). Alla tele stavano solo trasmettendo un'intervista vecchia. La tivvù è come il mio frigo: pieno di roba scaduta e andata a male. D'ora in poi mi fiderò solo di internet. Ecco.
Sull'odiato Flickr le foto di questa mattina...
Di gattasorniona in arte, situazioni, weekend alle: 13:27 | plink | commenti (4)
lunedì, 12 giugno 2006
Diario del fine settimana

Ieri mi sono svegliata per via della luce del sole che entrava dalle serrande che non chiudo mai del tutto, perché quando sono a letto mi piace guardare fuori e intravedere i palazzi e le luci della strada, specialmente in inverno. Sono un tipo urbano, ecco. Quando sento la 'via Gluck' di Celentano, per esempio, mi viene sempre voglia d'imbastire una polemica col molleggiato: «la dove c'era l'erba ora c'è una città...» e allora? Che c'è di male, scusa?!
Per me la città che avanza è sempre meglio di una situazione agreste che di solito riesco a sopportare per non più di ventiquattr'ore. Poi sclero e m'isterizzo.
Lo so per certo, perché mio malgrado sono piuttosto assidua della campagna, della campagna vera e non del Chiantishire da agriturismo, d.o.c.g., cartoline e vacanze di lusso, per intendersi. Vabbè, sto divagando e il discorso invece sarebbe lungo.
Insomma, ritornando a ieri mattina, mi sono svegliata ed era ancora presto e così sono rimasta a letto a leggere un po' del libro di fantascienza che mi sta facendo compagnia in questi giorni.
Mi sono stiracchiata e sono uscita in terrazza con il pigiama che ho ricavato da un paio di pantaloni etnici che in Thailandia erano carini anche per uscirci la sera, qui invece, li posso usare solo come pigiama perché quello sembrano.
In terrazza ho assorbito i raggi del sole e respirato a pieni polmoni l'aria della mattina e l'odore dell'estate e mi sono stupita quando ho sentito pure l'odore del mare. Ma è durato un attimo: sentendolo meglio ho capito che non era il mare, ma l'odore della discarica che c'è a fianco del raccordo Firenze-Nord e quando il vento spira nella direzione giusta, si può sentire anche da casa mia.
Poi sono rientrata in casa e ho fatto colazione con latte e riso soffiato bio dell'Esselunga, al cioccolato, naturalmente. Infine sono uscita perché a forza di cazzeggiare rischiavo di arrivare in ritardo.
Ho attraversato la città deserta in motorino e sono arrivata dai miei genitori che - a giudicare dalle loro faccie incazzosse - dovevano aver litigato tra loro. Non ho chiesto nulla, le loro dinamiche di coppia, grazie a dio, mi sono precluse. Inutile indagare, diventano omertosi e ostili con chi s'intromette, anche se si tratta della loro figlia. Perciò non li ho considerati, ho lasciato il motorino e preso la bici.
Ho pedalato fino in centro per andare ad un incontro di roba pallosa che non dico perché il mistero fa sembrare più interessanti certe cose.
Sul Lungarno mi sono fermata a fare delle foto alla spiaggia esclusiva e rigogliosa che noi fiorentini abbiamo il grande culo di avere in pieno centro della città (ultimamante sto cominciando ad apprezzare e usare l'odiato flickr, ndr).
Poi ho trascorso il pomeriggio a spippolare al computer, portare avanti del lavoro arretrato, scrivere abbozzi di post che non finirò mai, rispondere alle e-mail arretrate, quelle che esigono un discorso lungo e articolato e che non posso liquidare con poche frasi abbozzate e sgrammaticate come faccio di solito.
La sera sono tornata in centro per un giro alla libreria Edison con un amico, dove non ho comprato nulla perché avevo fatto tutti i miei acquisti libreschi già sabato alla Feltrinelli, quando ho comprato l'ultimo Wu ming, dopo averne scaricato la versione elettronica dal loro sito (qui tutti i loro download) e averne lette le prime cinque sei pagine a video.
Non riesco a leggere Wu ming elettronicamente (né altro che possa assomigliare ad un romanzo o un saggio), mi pare di perdermi qualcosa, così corro a comprare o a prendere in prestito in biblioteca, dipende da quanto m'ispira il libro e dalla mia situazione finanziaria che spesso raggiunge livelli di preoccupante desolazione. Ma son cose che bene o male riguardano quasi tutti.
Comunque dopo il giro alla Edison, con il mio amico siamo andati a concludere la serata in un'enoteca in cui non eravamo mai stati, Bevo Vino mi pare. Niente di straordinario, il Fuori Porta che è lì a due passi rimane sempre la mia preferita.
Di gattasorniona in weekend alle: 14:12 | plink | commenti (14)
lunedì, 05 giugno 2006
Diario di un lungo fine settimana parzialmente pregiudicato dal maltempo e dai giramenti di palle, ma che poi si è risolto bene
«laif is nao»
[F. Totti]
[F. Totti]
Spleen, lieve depressione, meteoropatia, giramento di palle. Non so esattamente cosa fosse, però mi si è attaccato addosso quando è cominciato il maltempo dei giorni scorsi, per poi sparire, nel preciso istante in cui l'estate si è decisa a rialzare la testa. Un giramento di palle prodigioso, su cui stavo anche per scrivere un post che ho abbandonato per ragioni di tempo (e di pudore!) e che ho ritrovato solo poco fa, in un file txt nella mia chiavetta usb, detta anche Carontina. Lo incollo qui sotto a futura memoria della mia folle "meteoropatia mestruale estrema":
«Oggi è il primo giugno e ho un umore che non so descrivere, ma è tutta colpa della solita sindrome pre-mestruale. All'Esselunga ho comprato un mega pacco in offerta di assorbenti: 80 pezzi. Sono "a posto" fino al 2008, credo. A dire il vero non ho la minima idea di quante mestruazioni ci vogliano per consumare la bellezza di 80 assorbenti... Medito la fuga ogni tre per due - la fuga, la fuga, la fuga...»
Roba da far leggere all'analista - a uno bravo - altro che blog! È che il freddo mi fa girare le palle e sragionare a livelli fallaciani, l'ho scritto tante altre volte.
Il fondo di tutta questa faccenda l'ho toccato nella notte tra mercoledì e giovedì scorso quando un temporale con i controcazzi si è abbattuto su Firenze. Mentre si scatenava l'iradiddio, io ero in motorino, nel Viale Guidoni, sotto le raffiche di vento e pioggia gelidi. Guidavo piano perché il vento mi sbilanciava, tutta zuppa e intirizzita, gridando al cielo:
- È giugno, cazzo, è giugno! Che cazzo è questo freddo, basta!
Quando sono rientrata in casa ero bagnata fradicia, infreddolita e pure dimolto abbacchiata. Ho dovuto tirar fuori dall'armadio e rimettere sul letto la trapunta sintetica dell'Ikea, quella invernale e dal nome romanticamente nordico che avevo già riposto per l'estate molto volentieri. A quel punto ho avuto un comprensibile tracollo emotivo, che sono riuscita a sedare parzialmente con una camomilla bollente e qualche pagina di un Urania a caso.
Come se non bastasse, il maltempo ha mandato a monte il fine settimana bucolico, gastronomico, ciclistico e conviviale che mi ero programmata da un bel po' e a cui avevo fatto la bocca. C'è una certa girata, infatti, che voglio fare con la mountain bike e speravo che avrei potuto finalmente levarmi la soddisfazione. Invece nulla: grazie, tempo di merda.
Adesso sarà un casino ricoordinare gli amici con cui avevo fissato. Mi rendo conto di avere amici ultra impegnati ed è sempre un problema mettersi d'accordo per fare qualsiasi cosa e forse dovrei essere io la prima a liberarmi di certe sovrastrutture... vabbè.
Tuttavia sono stata lo stesso fortunata: infatti in cambio della gita in bici ho avuto la casa invasa da parenti e amici per un paio di giorni. È così che ho scoperto due cose fondamentali su casa mia: è molto più capiente di quanto non avessi mai pensato e inoltre è un ottimo punto d'appoggio quando ci sono le gare di non so cosa all'autodromo del Mugello.
Così il mio appartamento è diventato una specie di campeggio e le stanze semi-vuote hanno fatto da cassa di risonanza a discorsi alieni su: motori, gare, piloti, griglie (griglie?), frizzi, lazzi e cazzi. E poi con questi scandali del calcio gli argomenti di conversazione si accavallano l'un con l'altro, creando animazione e agitazione per problemi che, in fin dei conti, riguardano i più solo marginalmente.
Allora ho cercato di imporre la mia presenza di padrona di casa e decana di quella porzione di famiglia, facendo un po' di zapping col mio telecomando e col culone ben piazzato nel bel mezzo del mio divano. In un secondo i fidanzati delle mie cuginette mi si sono seduti accanto e mi hanno chiesto in coro:
- Allora, che si guarda di bello?
E da quel momento non ho più avuto la possibilità di tenere il mano il telecomando, né di spengere la televisione. Ho scoperto che anche se il campionato di calcio è finito nonché sputtanato per sempre, ci sono un mucchio di altri eventi sportivi imprescindibili su cui si deve per forza essere aggiornati.
Mi è ritornato alla mente quando ero fidanzata e nei tanti, troppi, week-end di GranPremio mi toccava portarmi dietro - ovunque si andasse - la televisione, per assicurare alla mia metà di allora la salvaguardia di tutte le sue funzioni vitali, che la mancata visione della Formula Uno gli avrebbe inevitabilmente compromesso.
Sono storie vecchie, trite e ritrite, ma quando ci penso, ringrazio iddio di essere single. Ecco, mi rendo conto di essere ziba felice per trauma. Interessante, sarà un'altra cosa di cui parlare con l'analista semmai mi deciderò ad andarci.
Comunque i fidanzati delle mie cugine sono molto, molto carini e gli voglio pure un gran bene, meglio specificarlo ché ho scoperto che il mio modo di scrivere qui mi rende facilmente identificabile.
La pedalata in compagnia di ieri mattina, poi, mi ha rimessa al mondo.
« Again and again the landwind blows,
sending back the rain
to the house of the rain.
... »
[Ursula K. Le Guin*]
sending back the rain
to the house of the rain.
... »
[Ursula K. Le Guin*]
Di gattasorniona in weekend alle: 13:55 | plink | commenti (18)
lunedì, 29 maggio 2006
BreveDiarioDelFineSettimana.txt
Ho trascorso un fine settimana movimentato e divertente, che cercherò di raccontare in due balletti perché oggi non posso perdere nemmeno un minuto di Beautiful. Infatti devo seguire attentamente i cambiamenti in atto alla Forrester Creations, altrimenti rischio di perdermi e non capire più di chi è innamorata Brooke. E ciò sarebbe davvero disdicevole.Sabato ho accompagnato un amico straniero di passaggio da Firenze, in giro per la Toscana in un tour parecchio japanese-style, ovvero compulsivo e molto più simile al safari che alla gita turistica vera a propria: Vinci, San Miniato, Certaldo, San Gimignano, Fiesole e voilà!
Mi sono massacrata, per il caldo, la fretta, i parcheggi e le mandrie di turisti che ci sono in giro.
La Toscana è strapiena di greggi umane guidate da una persona che tiene ben alto un segnale per non farle perdere e dice loro cosa guardare, quando fermarsi e sicuramente anche quando mangiare o pisciare. Insomma la sera ero distrutta e avevo esaurito ogni energia vitale.
Così gli amici che avevo invitato a cena hanno dovuto cucinare loro la pastasciutta e la frittata di zucchine che avevo programmato, perché io ero in uno stato catatonico e riuscivo a malapena ad abbeverarmi alla lattina di birra che qualcuno, mosso a compassione, mi aveva messo in mano.
Poi ho passato buona parte della domenica pomeriggio nel cassone rovente di un'enorme e vecchissima Land Rover della Vab con mia madre e altre signore ultra-sessantenni scatenate, che senza tanti complimenti avevano preso in ostaggio il povero volontario della protezione civile per farsi scorrazzare tra boschi e prunaie fino al rudere, adesso inghiottito dai rovi, di ciò che un tempo fu una specie di torre.
Tanti anni fa i bambini e le bambine del paese venivano mandati fino a quella torre a portare tozzi di pane e fiaschi di vino a quelli che si nascondevano dai tedeschi e dai fascisti e che operavano, a rischio della vita, per levarceli dai coglioni oppure che cercavano solo di salvarsi la buccia.
Durante il lungo viaggio col fuoristrada giallo ho avuto il mal d'auto e pure un bernoccolo all'altezza dell'osso occipitale. Però ne è valsa la pena. E che bel panorama.
Di gattasorniona in weekend alle: 13:52 | plink | commenti (5)
lunedì, 06 marzo 2006
Diario del fine-settimana: la scomparsa del mio girovita è dovuta a fattori sociali
Ho passato un ottimo weekend, solo un po' troppo mangereccio, ma sto attraversando una fase della vita in cui quasi tutti gli eventi mondani a cui mi è dato partecipare si basano sul mangiare.Prima non era così e potevo trascorrere una serata intera, fuori con gli amici, senza pensare al cibo, finché, alle alle due-tre del mattino, i morsi della fame ci ricordavano che avevamo saltato la cena e così si andava tutti insieme a cercare un posto aperto dove mangiare qualcosa.
A Firenze c'era (e c'è tuttora) "il torrino" (Caffè la Torre, ndr*) che rimaneva aperto per buona parte della notte. Un porto sicuro dove finire la serata. Oppure c'era la classica spaghettata a casa degli amici che avevano la fortuna di abitare da soli. Mi ricordo che sognavo di avere casa mia per fare festa tutte le notti. Ora che ce l'ho alle 10.00 di sera sono già in coma e spesso mi è di pensiero trascinarmi dal divano al letto, figuriamoci cucinare spaghettate nel cuore della notte...
Comunque ritorniamo a questo weekend. Tutto ok, dicevo, tranne venerdì sera.
Venerdì sera, infatti, sono stata a cena dai miei genitori. Una tristezza assoluta. I miei genitori, intendo. E pure la cena. La mamma non aveva capito che sarei rimasta e non aveva cucinato nulla perché lei e il babbo "erano di caffèlatte".
Dopo cena sono passata a trovare la mia amica impegnata. A Giugno si sposa. Ha esordito con un classico e tristissimo:
- Dopo sedici anni di fidanzamento o ci si sposa o ci si lascia...
- eh sì, sposatevi, mi pare l'opzione più conveniente. - ho risposto ironica
- Infatti è quello che dico anch'io. - ha detto l'amica impegnata come al solito senza cogliere l'ironia. Nel frattempo il promesso sposo, in pantofole e tuta da ginnastica, dal fondo di una poltrona era preso in uno zapping compulsivo e auto-ipnotico, senza partecipare minimamente alla nostra conversazione.
- beh, dove andrete in luna di miele?!
- Mar Rosso, è la quinta volta, ma ci piace tanto...
- ganzo. Ok, si è fatto tardi, devo andare...
- ma sono appena le dieci!
- lo so, scusami, sono stanca...
Ecco, mi mancava l'aria lì dentro. Io mi reputo fortunata perché riesco quasi sempre a cogliere il lato comico di ogni situazione e a divertirmi.
Ma lì, dall'amica impegnata, non so che mi sia successo e sono uscita dal loro appartamento con un senso di tristezza cosmica come raramente mi è capitato di provare. Allora, ho telefonato a mio fratello che aveva organizzato una cena a casa sua con un bel po' di persone e l'ho raggiunto rimaenendo lì, in allegra compagnia, e recuperando all'istante il mio consueto buonumore. Mio fratello dice che non devo frequentare l'amica impagnata, nemmeno due volte all'anno, come faccio di solito.
Di gattasorniona in situazioni, weekend alle: 14:13 | plink | commenti (20)
lunedì, 20 febbraio 2006
Pigro diario del fine settimana: pettegolezzi, giardinaggio farmacologico e pessime letture...
Ieri pomeriggio sono stata a trovare una mia amica che si chiama Anna. Abita in un appartamento pieno di luce, all'ultimo piano di un bel palazzo in una zona tranquilla e ricca di verde di Firenze. Tutto il contrario di Novoli, il quartiere dove abito io.Mentre l'aiutavo a spostare le piante grasse per metterle nella zona della casa più illuminata dal sole, abbiamo, o meglio, l'Anna mi ha parlato del mio ex di cui era molto amica. Io non ne ero al corrente, ma un annetto fa hanno litigato: lei non lo sopportava più.
Così ho saputo alcune cose su di lui che avrei preferito non sapere. Non è bello quando gli amici ti dicono che sei stata insieme ad un coglione, perché sono convinta che ci sia un alto grado di osmosi nei rapporti di coppia (e nei rapporti umani in genere). Insomma, son cose che non fanno piacere e comunque mi è dispiaciuto molto del loro litigio, perché l'Anna era forse l'unica persona che poteva svelarmi perché l'ex fidanzato abbia smesso di salutarmi quando c'incontriamo*. Vabbè, a questo punto me ne farò una ragione.
Poi la conversazione è ritornata sulle piante grasse che la mia amica, spesso e volentieri, uccide affogandole nell'acqua. Ma non lo fa apposta. Infatti non sa dosare le innaffiature ed esagera sempre:
- Chissà perché è diventata marrone ed è morta...
- Annina, son piante grasse, bevono poco, poverine, lasciale in pace...
A quel punto, per ridare una botta di vita a quella flora involontariamente ma pesantemente molestata e pure provata dal freddo dei mesi invernali, mi è venuta un'idea diabolica che la mia amica ha subito accettato con entusiasmo.
Abbiamo preso sei aspirine, le abbiamo schiacciate, riducendole in polvere e ne abbiamo messo un pizzico nella terra di ogni vaso. Pare che l'aspirina faccia bene alle piante. Entrambe sapevamo questa cosa, ma ci è stato impossibile risalirne alla fonte. Son quelle leggende urbane che si perdono nella notte dei tempi e che contengono un fondo di verità. Almeno lo spero, per la salute di quelle povere piantine.
Poi, dopo la cura farmacologica, abbiamo passato un'oretta buona a studiare punti di luce, traiettoria del disco solare nell'arco della giornata e, infine, abbiamo disposto nell'appartamento una quindicina di vasi contenenti cactus di varia dimensione e tipologia.
Dopodiché, entrambe soddisfatte di aver trovato la disposizione ottimale per ogni vaso, ci siamo fatte un caffè e ci siamo messe sul divano giusto in tempo per vedere gli ultimi deboli raggi di sole della giornata che battevano proprio sulle piantine appena posizionate. Che bella la natura!
In questa situazione di calma e relax le ho raccontato che, ultimamente, sono più pigra del solito e non ho voglia né di fare sport né di leggere. Ecco. La faccenda dello sport non mi preoccupa più di tanto, di solito in questo periodo dell'anno è sempre così e mi limito ad andare in bicicletta, per poi ricominciare ad allenarmi da marzo quando la stagione migliora, anche se poi mi girano le scatole perché metto su altro peso e non va bene.
La non-voglia di leggere, invece, mi fa sentire in colpa, perché mi sto giocando gli ultimi neuroni rimasti, assumendo dosi massicce di televisione generalista* e basta.
Ne ho parlato con la mia amica che prontamente mi ha fatto un pistolotto sull'opportunità di "nutrire regolarmente la mente" o "trovare cibo per il cervello" (ho purtroppo dimenticato le parole che ha usato).
Ora, per la cronaca, l'Anna è la stessa persona che l'anno scorso mi regalò Mantienimi, il libro della Selvaggia Lucarelli*, per poi richiedermelo in prestito qualche giorno dopo e da allora non l'ho più visto e perciò ancora non l'ho letto tutto, ma tanto non ho fretta...
Insomma, per "nutrire il mio cervello" mi ha suggerito con entusiasmo:
- devi trovare un libro che ti prenda, di quelli che ti fanno rimanere folgorata e non vorresti mai che finissero. Anzi, ora che ci penso, te lo regalo io un "libro mitico". Ne ho due copie e una te la do volentieri.
- Davvero? Grazie! Cos'è?
E mi sono ritrovata nelle mani una copia sbertucciata e sabbiosa di Sex and the city di Bushnell Candace. Ora, premetto di non aver mai seguito il telefilm Sex and the city. Non per partito preso, ma semplicemente perché non mi è capitato. Perciò non ne so quasi nulla. Ma il libro da cui è stato tratto è terribile e pure illeggibile. E poi mi ha messo una tristezza addosso pazzesca. Mamma mia, ma come si fa? L'ho abbandonato ieri sera stessa, dopo un paio di decine di pagine scarse di lettura, con la volontà di buttarlo nella pattumiera. E vedo che lo stesso impulso l'hanno avuto anche altri lettori che hanno lasciato il loro commento su ibs.it. Ma forse il mio è solo un problema culturale. In effetti Novoli non è New York.
Di gattasorniona in letture, amici, weekend alle: 13:03 | plink | commenti (23)
lunedì, 05 dicembre 2005
Una domenica pomeriggio in casa
Ieri mi sono venduta. Ho fatto finta di essere interessata alla partita della Fiorentina e, in cambio, c'ho buscato un pranzo luculliano a casa di amici. Solo che non ce l'ho fatta a matenere la parola. Infatti, poco dopo l'inizio della partita "acquistata" su Rosso Alice, mi sono chiesta: "ma io qui che cosa ci sto facendo?".Allora ho dato l'ultimo sorso di Jägermeister e mi sono spostata nell'altra stanza, abbandonando il gruppo di tifosi veri all'emozione della gara. Sono stata seguita a ruota da altre due amiche che si erano poste la stessa domanda e date la stessa risposta. Ci siamo messe a chiaccherare, con la seconda tele accesa sul programma della Simona Ventura. Dopo qualche minuto Pelù e quel gobbo di Idris hanno detto che la Fiorentina aveva pareggiato. Non sentendo arrivare urla né altre manifestazioni di gioia dal salotto, abbiamo dato noi la notizia ai tifosi che stavano di là. E abbiamo scoperto che le partite sull'adsl arrivano con 10 secondi di ritardo rispetto alla normale trasmissione televisiva. I nostri amici, con un nervosismo malcelato, ci hanno pregato di non anticipare i risultati, così abbiamo spento la tele e ci siamo messe a spippolare su internet. Abbiamo mandato alcune e-mail, scritte a sei mani, agli amici lontani e abbiamo visitato un sito scioccante, sulle violenze commesse in Cina sugli animali da pelliccia. Considerando il rispetto che hanno per i diritti umani da quelle parti, non poteva certo esserci miglior considerazione per gli animali. Il discorso è poi scivolato sul governo cinese e abbiamo deciso di fare un piccolo esperimento che ci ha lasciate piuttosto sconcertate.
Abbiamo cercato le parole tibet free sullo Yahoo cinese. Risultato: 2 link. Poi abbiamo fatto la stessa ricerca su Yahoo.com. Risultato: 8,040,000 link.
Allora abbiamo sentito il bisogno di fare una riprova e questa volta la parola scelta è stata: tienanmen. Risultato su Yahoo "occidentale": 153.000 link, su quello cinese: 1 link. Impressionante, vero?
Poi abbiamo spento tutto e siamo andate a consolare i nostri amici perché la fiorentina aveva perso ed erano tutti giù di morale...
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C'è un'altra cosa che mi lascia perplessa, forse perché sono poco tecnologica e poco modaiola: la mania per l'iPod. L'oggetto in sé è carino, certo, ma è in fin dei conti è solo un coso che serve per sentire la musica, non mi pare il caso di dargli troppa importanza e penso che certe derive siano addirittura esagerate...
Di gattasorniona in weekend alle: 13:45 | plink | commenti (11)
lunedì, 28 novembre 2005
Diario del fine settimana

In questi giorni sono stata male: ho avuto un virus intestinale ed è stato tutto un vomitare e... vabbè, si capisce. Inoltre mi sono venuti fuori dei brufoloni enormi (se li avessi avuti da adolescente mi sarei suicidata), che pare siano parte integrante di questo genere di disturbi.
Come se non bastasse, la febbre alta mi ha fatto fare più volte lo stesso incubo: il carro attrezzi mi portava via la macchina, senza motivo. Annebbiata dalla febbre, ho pensato che fosse un sogno premonitore e così mi sono convinta di possedere qualche facoltà sovrannaturale.
Allora, ieri pomeriggio, sono uscita al freddo, sotto la pioggia, per andare a constatare con i miei occhi che la macchina fosse stata portata via davvero dal carro attrezzi. Invece no: per fortuna era ancora dove l'avevo parcheggiata. E così ho potuto tirare un sospiro di sollievo, anche se una piccola parte di me era dispiaciuta di non possedere alcuna facoltà paranormale.
Comunque mentre stavo tappata in casa, febbricitante e allettata, l'Arno in piena ha dato un bel po' di preoccupazioni. E io, in completo isolamento, ero all'oscuro di tutto. Le piene dell'Arno sono una fonte di angoscia per molti fiorentini doc. Tante famiglie (compresa la mia) hanno perso tutto durante l'alluvione del '66 e, ancora oggi, l'Arno viene guardato con un certo timore quando comincia a ingrossarsi per la pioggia.
Quando ero piccola la nonna mi spiegava che la casa dove si abitava era stata invasa dall'acqua, in quattro e quattr'otto; non avevano fatto in tempo a prendere nulla ed erano riusciti solo a scappare sui tetti. Mio padre mi racconta ancora oggi di una signora anziana di sua conoscenza che si rifiutò di andare con i soccorritori e preferì rimanere in un piano alto, con delle candele e dei libri gialli, aspettando così la fine dell'emergenza.
Praticamente sono cresciuta con questi racconti di fughe sui tetti, difficoltà a trovare il cibo, barche improvvisate, case devastate e sommerse dal fango, gente che arrivava da tutto il mondo per aiutare a salvare le opere d'arte e i libri della Biblioteca Nazionale. Perciò quando c'è l'Arno in piena son sempre inquieta.
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Oh brutta imbecille! E Dio per far restare vergine una come te, affoga tutta Firenze?! (WAV 218 KB). Grazie Orlando per il suggerimento e Hokuto per la "materia prima"...
Di gattasorniona in weekend alle: 14:03 | plink | commenti (19)
lunedì, 14 novembre 2005
Uggia novembrina
Ieri sono stata da mia nonna. Era da un bel po' che non c'andavo e la nonna aveva manifestato il suo disappunto per la mia imperdonabile latitanza, lanciandomi velati messaggi astiosi e colpevolizzanti (come solo lei sa fare) che mi erano giunti per bocca di mia madre. Perciò ieri mattina sono andata a pranzo da lei. Nel pomeriggio l'ho accompagnata a trovare sua sorella che abita poco lontano. La sorella di mia nonna è quasi cieca e passa le sue giornate seduta su una poltrona da dove svolge due attività: telefonare a tutti i numeri memorizzati nel suo cordless oppure borbottare e incazzarsi con i suoi numerosi figli, nipoti e nuore. Mia nonna non va volentieri a trovarla perché si rompe le palle, però ogni tanto le tocca. Ieri, appunto. Quando siamo arrivate la vecchia era seduta sulla sua poltrona e, nel sentire la porta che s'apriva, ha gridato con un vocione "alla Tina Pica":- Chi c'è? chi siete?
- Sono io, Dina. E c'è la mi' nipote di Firenze - ha risposto la nonna entrando in casa.
- Buonasera, come va? - ho detto.
- Da vecchia, come vuoi che vada. O come sei ingrassata! - mi ha vociato la vecchia.
- Scusi, ma lei non era cieca? - ho risposto, irritata.
La nonna mi ha dato un'occhiataccia e io sono uscita per andare in paese, dicendo che sarei passata a prenderla più tardi.
A quell'ora c'era solo la Casa del Popolo aperta e, sorpresa gradita, c'ho trovato una mia amica che non vedevo da tanto. Ci siamo messe fuori, a sedere, con i piedi appoggiati sul muretto, a bere un paio di birre e goderci il panorama, in santa pace. La mia amica ha la mia età, ma ha due figlie già grandi, di 16 e 14 anni, che erano poco distanti con altre ragazzine del paese. Entrambe le bambine erano incazzate con la madre perché non aveva dato loro il permesso di andare in non so quale discoteca modaiola:
- via mamma, non fare la stronza...
- fatela finita, tutt'e due, sennò vi levo anche i cellulari.
- Vabbè, dai ragazze, domani avete la scuola... - mi sono permessa d'intervenire.
Le ragazzine mi hanno fulminata con lo sguardo e, senza degnarmi d'una risposta, hanno girato il culo e sono ritornate al loro struscio domenicale nel corso ancora deserto. Io mi sono chetata all'istante e ho dato una lunga sorsata alla mia Moretti.
Dopo un paio d'ore sono ritornata a prendere mia nonna. Ho trovato lei e la sorella piangenti, con in grembo un sacco di vecchie foto e la nonna che gliele raccontava. Si erano commosse ripensando alla gioventù, ai mariti morti, ai bei tempi andati, al "si stava meglio quando si stava peggio", ecc., come fanno sempre. Appena mi ha vista, la nonna si è ricomposta all'istante e si è congedata velocemente dalla sorella. Uscendo mi ha sibilato:
- Certo che potevi arrivare anche un po' prima. Non ne potevo più di questo piagnisteo.
Mi ha lasciata senza parole.
Ora Beautiful e caffè. Che bello.

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